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La Francia si stringe a difesa della Francia… e l’Italia?

Quello che sta accadendo in Francia dovrebbe far riflettere seriamente anche la politica italiana. Di fronte all’intensificarsi delle minacce ibride russe (cyberattacchi, sabotaggi, disinformazione, interferenze e tentativi di destabilizzazione ) Parigi ha scelto di rafforzare la protezione delle proprie infrastrutture strategiche e di affrontare la questione della sicurezza nazionale con un fronte politico più ampio.

di Francesco Carbini | 22 Settembre 2026

Quello che sta accadendo in Francia dovrebbe far riflettere seriamente anche la politica italiana.

Di fronte all’intensificarsi delle minacce ibride russe (cyberattacchi, sabotaggi, disinformazione, interferenze e tentativi di destabilizzazione ) Parigi ha scelto di rafforzare la protezione delle proprie infrastrutture strategiche e di affrontare la questione della sicurezza nazionale con un fronte politico più ampio.

Ma il dato più significativo è un altro.

Anche forze di opposizione profondamente distanti dal governo hanno ribadito un principio semplice: la Russia non può dettare la politica francese attraverso minacce, intimidazioni o destabilizzazioni.

Non significa essere tutti d’accordo.

Non significa creare alleanze politiche.

Significa distinguere il normale confronto tra partiti da ciò che riguarda l’interesse nazionale.

Ed è proprio qui che l’Italia dovrebbe interrogarsi.

Nel nostro Paese, tanto a destra quanto a sinistra, esistono forze politiche che hanno assunto posizioni molto più concilianti verso Mosca o fortemente critiche nei confronti del sostegno europeo all’Ucraina: dal Movimento 5 Stelle a Matteo Salvini, fino alle posizioni espresse da Roberto Vannacci.

Sono posizioni politiche legittime e possono essere discusse democraticamente.

Ma quando sono in gioco la sicurezza nazionale, la protezione delle infrastrutture strategiche, la cybersicurezza, l’indipendenza energetica e la sovranità dell’Italia, dovrebbe esistere qualcosa che viene prima della convenienza del singolo partito.

Un’opposizione seria non deve sostenere il governo.

Deve criticarlo, controllarlo e proporre alternative.

Ma dovrebbe anche essere capace di dire, quando necessario:

su alcune questioni fondamentali l’Italia viene prima della maggioranza e prima dell’opposizione.

Nessuna potenza straniera dovrebbe poter condizionare le scelte della Repubblica italiana attraverso minacce, ricatti, interferenze o destabilizzazione.

La Francia sta dimostrando che, quando sono in gioco gli interessi fondamentali dello Stato, è possibile mettere da parte almeno temporaneamente le divisioni politiche.

E l’Italia?

Siamo davvero capaci di fare altrettanto?

Perché una grande nazione non è soltanto quella che possiede più risorse, più popolazione o più potenza militare.

È anche quella che, nei momenti difficili, sa riconoscere ciò che viene prima della propria parte politica.

La sicurezza e la sovranità dell’Italia dovrebbero essere una di queste cose.

Prima l’Italia.

Poi le divisioni di partito.

Francesco Carbini

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

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