
Quello che sta accadendo in Francia dovrebbe far riflettere seriamente anche la politica italiana.
Di fronte all’intensificarsi delle minacce ibride russe (cyberattacchi, sabotaggi, disinformazione, interferenze e tentativi di destabilizzazione ) Parigi ha scelto di rafforzare la protezione delle proprie infrastrutture strategiche e di affrontare la questione della sicurezza nazionale con un fronte politico più ampio.
Ma il dato più significativo è un altro.
Anche forze di opposizione profondamente distanti dal governo hanno ribadito un principio semplice: la Russia non può dettare la politica francese attraverso minacce, intimidazioni o destabilizzazioni.
Non significa essere tutti d’accordo.
Non significa creare alleanze politiche.
Significa distinguere il normale confronto tra partiti da ciò che riguarda l’interesse nazionale.
Ed è proprio qui che l’Italia dovrebbe interrogarsi.
Nel nostro Paese, tanto a destra quanto a sinistra, esistono forze politiche che hanno assunto posizioni molto più concilianti verso Mosca o fortemente critiche nei confronti del sostegno europeo all’Ucraina: dal Movimento 5 Stelle a Matteo Salvini, fino alle posizioni espresse da Roberto Vannacci.
Sono posizioni politiche legittime e possono essere discusse democraticamente.
Ma quando sono in gioco la sicurezza nazionale, la protezione delle infrastrutture strategiche, la cybersicurezza, l’indipendenza energetica e la sovranità dell’Italia, dovrebbe esistere qualcosa che viene prima della convenienza del singolo partito.
Un’opposizione seria non deve sostenere il governo.
Deve criticarlo, controllarlo e proporre alternative.
Ma dovrebbe anche essere capace di dire, quando necessario:
su alcune questioni fondamentali l’Italia viene prima della maggioranza e prima dell’opposizione.
Nessuna potenza straniera dovrebbe poter condizionare le scelte della Repubblica italiana attraverso minacce, ricatti, interferenze o destabilizzazione.
La Francia sta dimostrando che, quando sono in gioco gli interessi fondamentali dello Stato, è possibile mettere da parte almeno temporaneamente le divisioni politiche.
E l’Italia?
Siamo davvero capaci di fare altrettanto?
Perché una grande nazione non è soltanto quella che possiede più risorse, più popolazione o più potenza militare.
È anche quella che, nei momenti difficili, sa riconoscere ciò che viene prima della propria parte politica.
La sicurezza e la sovranità dell’Italia dovrebbero essere una di queste cose.
Prima l’Italia.
Poi le divisioni di partito.
Francesco Carbini

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