Giovan Battista Vico, uno dei più grandi maestri della storia del pensiero, non può essere letto solo nelle pagine dei libri, è importante che venga riconosciuto nel quartiere di Napoli, la zona tra San Biagio dei librai e San Gregorio Armeno, in cui è nato e vissuto, circondato dalla gente con i quali è cresciuto e da cui si è ispirato per parlare all’Europa, e da cui ha attinto l’anima della sua filosofia. I luoghi, la vita quotidiana dei grandi personaggi storici della cultura, spesso vengono attraversati senza fermarsi a osservare, e riflettere sulle tracce importanti di un passato che non dovrebbe cadere nell’oblio. E’ importante che la gente si riappropi di questi luoghi non per un motivo celebrativo ma per sentirsi partecipe della storia passata, condizione essenziale per costruire quella futura. E che si incontri, intorno a progetti educativi, sociali,comuni, nati dall’interscambio tra chi pensa e chi vive e vuole ricordare e valorizzare nel suo piccolo, il pensiero di Vico, che ha attinto anche dallo spirito napoletano più profondo, per esprimere il valore del pessimismo intelligente e dell’ottimismo civile. Valore da coltivare soprattutto oggi, dove sembra prevalere nella collettività un pessimismo senza prospettive. Questa l’anima della Fondazione Gian Battista Vico di Napoli, costituitasi l’anno scorso, grazie all’impegno di Maria Grazia Ruggero che si era adoperata per realizzare un incontro tra Vico e la sua città, impegnandosi per la riapertura della Chiesa di San Biagio Maggiore e della Cattedrale di Santa Maria dell’Olmo, dove Vico fu battezzato, adiacente alla Chiesa di San Biagio. Il lavoro della Fondazione è continuato con diverse attività: visite guidate, conferenze, seminari, letture vichiane, attività didattiche. Finalmente quindi sembrano essere state poste le condizioni per permettere a Vico di tornare a Napoli, non da estraneo ma da figlio di questa città che lo ha formato umanamente, gli ha dato modo di intuire i suoi grandi concetti e di diventare quello che è stato. A sua volta la città di Napoli deve avere la consapevolezza e la fierezza di aver contribuito alla sua formazione, essendo stata per lui un osservatorio privilegiato, una fonte ispiratrice non solo per lui, ma per molti grandi uomini che qui hanno vissuto, sofferto, e creato molto.
La consapevolezza di un passato glorioso da difendere e da rivalutare dovrebbe essere uno stimolo contro ogni decadenza!
Paulette Ievoli

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