Il coraggio di Giuseppe Saragat di sfidare le piazze per spiegare che “non c’è socialismo senza libertà e non c’è libertà senza socialismo” e che pertanto l’Italia doveva schierarsi a fianco delle democrazie dell’Occidente. Il rigore di Luigi Einaudi nell’individuare nel controllo della spesa pubblica la ricetta per far quadrare il bilancio. La severità di Ugo La Malfa nell’ammonire contro le facili spese portatrici di inflazione e, pertanto, dannose soprattutto per le classi più povere. L’audacia e la modernità di Bettino Craxi nel raccogliere la sfida di Berlinguer e della CGIL e vincere il referendum contro il taglio della scala mobile e la battaglia contro l’inflazione a due cifre.
E’ quello che manca oggi in Italia e che ha determinato il varo di una legge finanziaria senza anima e senza obbiettivi: senza l’ambizione di tagliare le spese e balbettando di obbiettivi di ridistribuzione della ricchezza.
Saragat, Einaudi, La Malfa e Craxi non a caso appartenevano alla tradizione laica, liberale e riformista italiana. Che è stata determinante nelle scelte che hanno fatto crescere il Paese dal punto di vista economico, sociale e civile.
Si tratta della cultura che oggi in Italia non ha rappresentanza adeguata: né all’interno dei due poli, né autonomamente.
E sono stati questa cultura, questi partiti, questi uomini che sono stati capaci di scelte difficili e coraggiose nei momenti cruciali. Gli altri, i comunisti e i democristiani si preoccupavano piuttosto di organizzare il consenso. Spesso con successo, sempre a spese di noi tutti.
Oggi l’ossatura del governo è costituita dai suoi eredi, il PCI e la sinistra DC.
Il varo di leggi aberranti come la Finanziaria del governo Prodi ha anche questa spiegazione: manca la cultura laico-riformista; prevale quella cattocomunista.
La finanziaria dimostra la necessità di una forza laica e riformista
Mancano il coraggio di Saragat,il rigore di Einaudi, la severità di La Malfa, la modernità di Craxi.
Il varo di leggi aberranti come la Finanziaria del governo Prodi ha anche questa spiegazione: manca la cultura laico-riformista; prevale quella cattocomunista.

Vorrei rispondere brevemente all’ultimo articolo apparso su Pensalibero.it
dal titolo: LA FINANZIARIA DIMOSTRA LA NECESSITA’ DI UNA FORZA LAICA E
RIFORMISTA che tra l’altro ho riportato anche sul mio blog con quanto segue:
Il discorso del Gruppo dei 101 su Pensalibero.it è certamente condivisibile.
Purtuttavia pecca di conclusioni adeguate. Ovvero:
dopo aver criticato la Finanziaria del Governo Prodi, dopo aver constatato
che il polo avverso, la Cdl, è un coacervo di clericali, affaristi e
illiberali (mi auguro che anche i 101 ne convengano con me), a che cosa
possono approdare i Laici ed i Riformisti di questo Paese ?
A parer mio solo ad un grande Partito della Democrazia Laica che riunisca
non solo i liberalsocialisti, repubblicani, radicali e socialdemocratici, ma
anche i riformisti di entrambi i Poli ora esistenti.
Poli che nel loro complesso rappresentano la controriforma economica,
sociale e politica di questo nostro Paese.
Luca Bagatin
Partito d’Azione Liberalsocialista
http://www.lucabagatin.ilcannocchiale.it
grazie per l’articolo, articolo che ad un laico liberale conferma la necessità di unire le forze laiche per dare una chiara indicazione ai cittadini italiani
Giancarlo colombo
servono solo a buttare fumo negli occhi, inoltre se la scala mobile non andava bene come mai le societa’ tipo enel , autostrade , eni col gas, adeguano le loro tariffe ogni sei mesi ?. Aquesto popolo coglione mi sento di dire solo una cosa chi è causa del proprio mal pianga se stesso. Cordiali saluti Ferrari dott Piero
Buongiorno, dissento completamente sul fatto della scala mobile, non colpevolizzo Craxi, ma i milioni di italiani coglioni che votarono a favore di quel referendum. Allora pensioni e salari recuperavano parte del potere d’ acquisto con la scala mobile poi non piu’. A dire la verita’ quel referendum aboli’ tre punti di scala mobil4e, poi nel 1992 Amato l ‘aboli’ completamente ,Risultato : dal 1996 ad oggi pensioni e salari hanno perso circa il 40 45% del potere d’ acquisto senza recuperare niente. Da qui nascono le difficolta’ delle famiglie italiane appartenenti all ex ceto medio ora divenuto ceto povero , euro ed altre foglie di fico non c? entrano nulla