
Ogni tanto torna fuori, come un disco rotto: la NATO starebbe per lanciare attacchi preventivi contro la Russia, siamo alla vigilia della Terza guerra mondiale, l’Occidente scalpita, i generali lucidano i missili. Titoli urlati, video con mappe color sangue, talk show pieni di gente che strilla. Così si tiene mezzo continente in ostaggio della paura.
La verità è semplice: no, la NATO non sta preparando una guerra preventiva contro la Russia. Non per bontà d’animo, ma perché non ha dottrina, convenienza politica, né interesse strategico a farlo. Il resto è una miscela di propaganda e ignoranza travestita da “analisi”.
Da dove nasce questa storia. Alcune dichiarazioni di vertici militari dell’Alleanza hanno parlato di postura più “aggressiva” e “proattiva” rispetto alla guerra ibrida che la Russia porta avanti da anni. Guerra ibrida vuol dire attacchi informatici, sabotaggi, cavi sottomarini danneggiati, droni, infiltrazioni, operazioni sotto traccia. In pratica: smettere di prendere schiaffi e iniziare a pensare a contromosse anche preventive sul piano cyber e dei sabotaggi, non di certo a bombardare Mosca.
Lì è partita la giostra. Una frase tecnica, interna a un discorso molto più ampio, viene estratta, decontestualizzata e gonfiata fino a farla diventare “la NATO valuta attacchi preventivi alla Russia”. Il Cremlino ci si butta sopra al volo, grida allo scandalo, parla di grande guerra in arrivo, minaccia ritorsioni. E la macchina propagandistica si mette in moto da entrambi i lati: da una parte la Russia che recita il copione dell’“Occidente aggressore”, dall’altra la galassia dei professionisti dell’allarmismo che campano vendendo panico.
Se però uno ha la pazienza di guardare alla sostanza, l’impianto della NATO resta sempre lo stesso. L’Alleanza considera la Russia la minaccia più seria e diretta per la sicurezza europea, ma non si propone come soggetto aggressore. La logica è la deterrenza: ti faccio capire che attaccare me o un mio alleato ti costa troppo, così ti passa la voglia. Non è romanticismo pacifista, è puro calcolo.
A questo si aggiungono i piani di difesa nazionale, come quello tedesco che ha fatto tanto rumore. Berlino ha messo nero su bianco cosa succederebbe se la Russia colpisse un Paese NATO nei prossimi anni: mobilitazione, numeri, logistica, treni, porti, rotte. Roba noiosa, da pianificatori militari. Sui social è diventata il trailer della prossima invasione della Russia. In realtà è l’esempio perfetto di cosa sia la deterrenza: se ti viene in mente di attaccare, sappi che non sei di fronte a un cuscino, ma a un sistema pronto a reagire.
C’è poi un punto che dovrebbe chiudere la questione in partenza. Un attacco preventivo della NATO alla Russia sarebbe un suicidio collettivo. La Russia è una potenza nucleare, con una dottrina che contempla l’uso dell’atomica se percepisce una minaccia esistenziale. Un’offensiva convenzionale massiccia dell’Alleanza verrebbe letta esattamente così. I governi europei faticano già oggi a convincere le opinioni pubbliche sulla necessità di aiutare Kiev. Figurarsi trovare consenso per una guerra aperta contro Mosca sul suo territorio. Non c’è parlamento occidentale che reggerebbe una roba del genere, né economia europea che potrebbe sopportare un conflitto totale a est.
Quindi, se la guerra preventiva è fuori scala per costi, rischi e consenso, di che cosa si sta parlando davvero quando si dice che la NATO vuole essere “più aggressiva”? Si parla di reagire in modo meno passivo alla guerra sotto traccia che la Russia conduce da anni. Attacchi hacker su ospedali e infrastrutture energetiche, sabotaggi di condotte, campagne di disinformazione progettate a tavolino, piccoli incidenti costruiti per destabilizzare. Fin qui l’Occidente ha spesso incassato, rattoppato e tenuto un profilo basso. Ora la discussione è se non sia il caso, in certi casi, di colpire prima nel dominio ibrido: spegnere server ostili, bloccare navi coinvolte in manovre di sabotaggio, disturbare strutture di intelligence che operano in Paesi alleati.
È un salto di tono, certo, ma resta dentro una logica difensiva. Non è il preludio ai carri armati che puntano su San Pietroburgo, è il tentativo di far capire a Mosca che non può colpire continuamente sotto la soglia della guerra aperta aspettandosi solo note diplomatiche in risposta.
A chi fa comodo, allora, la favola della NATO che freme per attaccare la Russia. Prima di tutto al Cremlino, che ha bisogno perenne di raccontare ai propri cittadini di essere assediato dall’Occidente ostile. Così ogni guerra di aggressione diventa “colpo preventivo”, ogni invasione viene spacciata come legittima difesa. Poi fa comodo a tutti quelli che, qui in Europa, vivono da anni di antiamericanismo e antiatlantismo a prescindere. Le frange estreme, rosse o nere che siano, hanno bisogno di un nemico assoluto, e l’immagine della NATO invasore calza perfettamente il ruolo. Infine è oro per i media che campano di terrorismo psicologico: una mezza frase tecnica diventa un titolo apocalittico, una normale esercitazione difensiva viene raccontata come prova generale di invasione.
C’è anche un vantaggio politico più sottile. Se passi il messaggio che in fondo “se la sono cercata”, che “la NATO provoca” e che la Russia reagisce, diventa molto più facile lavarsene le mani quando si parla di Ucraina. Non sei più davanti a un Paese aggredito che chiede aiuto, ma davanti al solito caos dove “hanno torto tutti”. Comodissimo per chi vuole girarsi dall’altra parte.
La realtà, come sempre, è meno spettacolare e molto più difficile da digerire. La Russia ha rotto il quadro di sicurezza europeo invadendo l’Ucraina. La NATO, dopo anni di sonno e illusioni, si sta svegliando, si sta riarmando, sta ripensando la propria postura militare e il proprio modo di rispondere agli attacchi ibridi. Tutto questo non significa che l’Alleanza stia preparando una crociata verso Est. Significa che sta cercando di evitare che la prossima mossa del Cremlino colpisca uno Stato membro.
Il rischio vero oggi non è che qualcuno a Bruxelles si alzi la mattina e decida per sport di attaccare la Russia. Il pericolo concreto è un incidente di confine, un calcolo sbagliato, un gesto avventato in un contesto dove i nervi sono già tesi al massimo. Per questo serve lucidità. Criticare la NATO quando sbaglia è sano. Farsi usare come megafono delle fiabe tossiche che arrivano da Mosca o dai soliti venditori di complotti, un po’ meno.
In fondo il punto è questo: la NATO non è un coro di angeli, ma non è nemmeno un kamikaze collettivo in cerca di guerra preventiva con una potenza nucleare. Chi racconta il contrario non sta facendo geopolitica, sta solo vendendo paura al dettaglio.
Piero Terracina

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