Che il problema della fame nel mondo sia un problema serio è oggettivamente vero. Che possa essere risolto con le soluzioni che scaturiscono da vertici come quello della Fao che si è aperto a Roma il 3 giugno è un altro problema. La Fao come molte organizzazioni delle Nazioni Unite costa molto e produce poco. E quel poco non è detto che vada sempre in buone mani. Vediamo allora di mettere alcuni punti fermi, se non altro per dare a tutti elementi di analisi e di discussione. Partiamo da alcuni concetti, continuamente ripetuti ma veri solo in parte. Il primo è che siamo in presenza di una scarsità di cibo, il secondo è che pochi consumano molto e questo sottrarrebbe risorse ai più poveri, il terzo che la povertà aumenta. Partiamo da quest´ultimo dato. E´ vero il contrario, la povertà, anche se troppo lentamente, diminuisce in modo costante. Stessa cosa per gli altri due assunti. La produzione mondiale di alimenti cresce continuamente e sarebbe sufficiente a sfamare tutti ma questo non avviene non perché pochi, che pure consumano troppo, sottraggono risorse ai più ma perché le politiche che vengono adottate non sono efficaci. A volte anzi sono la causa della crisi, o meglio alcune conseguenze di quelle politiche contribuiscono a determinare la crisi. Tre esempi su tutti. Le politiche agricole dei paesi più ricchi che aiutano le loro agricolture tenendo bassi i prezzi per i consumatori. A prima vista sembra una cosa positiva ma lo è solo per una parte degli agricoltori che senza gli aiuti sarebbero espulsi dal mercato. Infatti se i prezzi agricoli nei paesi più sviluppati seguissero il loro corso, su quei mercati potrebbero arrivare i prodotti dei paesi meno sviluppati dove spesso l´agricoltura è l´unica attività produttiva. Ma questo non avviene per l´azione di sostegno fatta dai governi ricchi. Così i prodotti dei paesi più poveri non hanno sbocchi di mercato, non li hanno in Occidente ma non li hanno nemmeno in patria perché il mercato offre già alimenti a basso costo e questo impedisce alle agricolture del Terzo Mondo di svilupparsi in quantità e qualità. A fare calare la disponibilità di alimenti è stato poi negli ultimi due anni il forte sviluppo della domanda di biocarburanti. Intere coltivazioni di cereali sono state riconvertite a questo fine. Terza questione la produttività agricola di alcune zone, ancora troppo bassa. Un rimedio a questo sono certamente gli Ogm ma anche qui scelte politiche ne impediscono la diffusione. Se a questo poi si aggiungono la crescita di domanda di alimenti che si è verificata per il miglioramento delle condizioni di vita di intere popolazione asiatiche e il persistere di pratiche speculative, ecco che si arriva ad incrementi di prezzo per riso, grano e soia del 70/80 per cento. E, per carità di patria non si citano i tanti casi di inefficienza, malcostume e corruzione di tanti governi del Terzo Mondo che fanno letteralmente sparire gli aiuti che ricevono. Sconfiggere la fame e la povertà si può, si deve solo guardare in faccia la realtà e abbandonare tanti facili e comodi slogan terzomondisti del tipo “il 20 per cento della popolazione mondiale si accaparra l´80 per cento delle risorse”.
Giancarlo Magni

Parlare di fame nel mondo è così difficile e complicato che rischia di diventare esercizio da sofisti senza arrivarne a capo, comprendere fino in fondo il problema e tanto meno vedere soluzioni efficaci e valide per tutti i paesi dove il cibo è da sempre carente.
La riunione della FAO e i risultati (non risultati) scaturiti sono la prova provata.
Secondo me, per semplificare al masimo, non ci sarà una soluzione vera e duratura se tutti i paesi del terzo mondo (perdon in via di sviluppo) non prenderanno coscienza di se dandosi un minimo di democrazia vera e soprattutto imparando (qualcuno in grado di insegnare c’è) a lavorare.
Non sempre la scarsità di acqua è la causa dell’impossibilità a coltivare. E’ dimostrato che in molti paesi africani l’acqua esiste, basta cercarla con perforazioni ad alta tecnologia.
Mi connforta in questo un’esperienza di una azienda del pesciatino che ha portato in una regione della Somalia il suo know how con successo; lì si comincia a coltivare.
Un altra esperienza riguarda l’Angola.
Una nazione ricca ma senza distribuzione della ricchezza tanto da essere classificata al 173esimo posto nel mondo per reddito pro capite.
Non solo intere regioni sono attraversate da grandi fiumi e il sottosuolo è ricco di acqua ma la popolazione passa intere giornate ad approvvigionarsi a chilometri di distanza. Si vedono distese verdeggianti, a dimostrazione che i terreni non sono aridi, ma si coltiva pochissimo e la gente muore di fame.
Per concludere. Se c’è molta verità nel sostenere i troppo alti consumi del mondo occidentale, ora aggravato dalla maggiore richiesta di alimenti da parte dei paesi a recente sviluppo come l’ Asia, è vero che tanti popoli si devono scrollare di dosso l’apatia ativica e la convinzione di essere maleddetti dal fato per cui ogni sforzo, per loro, è inutile.
Gli aiuti di cui hanno bisogno sono l’eliminazione delle oligarchie parassite, smetterla con le lotte tribali e imparare a
lavorare, soprattutto la terra.
Sembrerà una conclusione semplicistica ma a mio modesto parere è l’unica che può dare risultati. I soli aiuti economici non risolvono la grave situazione.
Infine la Fao, uno dei tanti carrozzoni delle Nazioni Unite che costano un sacco di soldi per alimentare se stessi.
Caro Magni ,gli spunti sono veramente tanti ,e si resta soffocati difronte alla scelta del punto da cui cominciare. Inoltre le prospettive ( di osservazione, come di giudizio ) sono molteplici ,ed aggravano ancor più la situazione .Il ragionamento sui prezzi bassi mi sembra troppo semplicistico ,e solo di effetto. Se la produttività agricola può aumentare ,non è solo grazie agli OGM ; ci sono anche strumenti ed organizzazione del lavoro ,disponibilità di acqua . Incapacità ,corruzione ed avidità sono altri problemi che contrastano la disponibilità di cibo , che non necessariamente deve dipendere da rapporti internazionali. Veramente il problema è grosso ,come grosso è il carrozzone che se ne occupa. Senza ,effettivamente,il dovuto realismo di giudizio e di intenti .La struttura,nata per soddisfare il fine ,si è impadronita del fine ,e sarà difficile uscirne…