Padre Mariano appariva in televisione, quando era ancora in bianco e nero, e commentava nella consueta trasmissione del sabato pomeriggio il Vangelo della domenica e apriva il suo videocommento con il saluto “pace e bene”. Padre Mariano, barba, occhi scuri grandi, un fare molto semplice che si univa tuttavia a una preparazione solida e esperienze forti di assistenza ai bisognosi, comincia ora il suo cammino verso la beatificazione. Il Papa ha ammesso l’esame di virtù eoriche ed esperienze di fede nello studio che la competente commissione Vaticana farà della vita di padre Mariano. La notizia di questo nuovo beatificando fa scattare una domanda particolare, anche dopo le recenti polemiche sulla riesumazione del corpo di San Padre Pio di Pietrelcina. Come si misura la bellezza della santità? Un santo è più santo –invoco il perdono preventivo su questa domanda- se il suo corpo è ben mantenuto a 40 anni dalla sepoltura? Insomma un santo è più santo se è bello? Cerchiamo di non incorrere in equivoci che possono coinvolgere valori di fede e valori di pubblicità. Di televisione, di immagine. Ma quel che è successo a San Severo nella notte, in cui è stato riesumato il corpo di Padre Pio per la ricognizione canonica delle spoglie del Santo -prima della esposizione vera e propria in corso- e nel mattino-giorno successivo in cui chi c’era stato ha dato conto, cioè ha raccontato quel che ha visto e provato, può far pensare. I fatti. La riesumazione della salma del Padre, che ha così tanti devoti da fare invidia ad altri santi noti, avviene in piena notte alla presenza del vescovo, che è anche delegato per il santuario e dei confratelli e dei parenti. Ci sono anche dei giornalisti. Uno di questi, con molta esperienza di fatti religiosi e di uomini di Chiesa, da molti anni cronista di fatto religiosi e di Papi, racconta alla radio alla mattina presto che il Santo è ben conservato e che tuttavia il nella zona volto si riconosce solo la barba e poi emergono i mezzi guanti nelle mani. Questo avviene tra se sette e le otto del mattino. Quella prima cronaca, diciamo probabilmente realistica, dalle nove del mattino scompare. In tutti i notiziari radio e nei telegiornali da mezzogiorno in poi parla solo il Vescovo e l’immagine è ben diversa: viene raccontato che il volto è ben conservato, che tutto il corpo è ben conservato, che addirittura le dita che escono ai mezzi guanti sembrano, parole testuali andate in onda, dice il vescovo, appena uscite da un trattamento di manicure. Poi quando si tratta di vedere davvero com’è il corpo del Santo di Pietrelcina beh non si puo’ perché l’umidità fa formato una condensa sproprio sul vetro all’altezza del capo, adesso il corpo va al trattamento conservativo e lo rivedremo a fine aprile quando comincia l’esposizione del venerato Padre, con il volto come dichiarato leggermente trattato con una lamina di cera ricostruttiva. Quindi i dati di fatto sono: un testimone noto giornalista racconta una prima descrizione, poi tutti gli altri la –diciamo così- migliorano la fanno più bella, insomma Padrea Pio non è solo quella barba e quei guanti ma è tutto bello, e comunque non si puo’ mostrare subito. Insomma si intravede in questo passaggio una specie di corsa alla rettifica: il Santo è bello, riconoscibilissimo, a la sua espressione e quindi i fedeli sono rassicurati. Da qui la domanda: ma un santo è più santo se è più bello? perché deve essere a tutti i costi presentato come bello? E come dice un mio collega, nipote di arcivescovo: ma allora di San Pietro che è il santo dei santi che ha dato origine alla successione dei Papi, che magari ha solo tre ossa in croce (invoco perdono, per il modo di dire) che cosa ossa, che dovremmo dire? L’esposizione è in corso. I fedeli arrivano, ammirano, guardano, pregano, si commuovono. Ma la consapevolezza va dichiarata: la santità dell’immagine non puo’ essere confusa con la bellezza pubblicitaria. Di quel passo finiremmo nelle telepromozioni, veramente poco sante.
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Fabrizio Binacchi

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