Che il quadro politico italiano sia uscito, dalle elezioni, profondamente cambiato è di tutta evidenza. In fondo la cosa era anche abbastanza prevedibile. Quello che invece non era prevedibile e che ora contribuisce in
modo determinante al cambiamento era che anche il “clima” politico fosse così diverso. Sembrano passati anni luce. Berlusconi, e con lui tutta la coalizione
di centro destra, ha posato l´ascia di guerra ed ha dato il via alla strategia del dialogo. Niente dichiarazioni roboanti, niente proclami, nessun annuncio di imminenti miracoli. La cosa ha sorpreso prima di tutto gli avversari. Il PD, che in campagna elettorale aveva incalzato il centro destra proprio sulla mancanza di un dialogo serio fra i partiti maggiori pur nelle rispettive ed ovvie differenze, non ha potuto far altro che accogliere, più o meno di buon grado, la novità. A fare la voce grossa nel centrosinistra è rimasto il solo Di Pietro e la sua Italia dei Valori, che dimostra ogni giorno di più di non avere
nessuna voglia di confluire in modo organico nel PD. La gente però segue con grande distacco le impennate dell´ex magistrato. C´è voglia di tranquillità, di un clima sereno e di una concordia che permettano di affrontare e se possibile risolvere i tanti problemi del Paese. La collaborazione istituzionale fra maggioranza ed opposizione insomma sembra essere vista bene dall´elettorato. A sinistra silenzio assoluto. La botta delle elezioni è ancora troppa fresca e soprattutto è stata troppo forte perché qualcuno abbia voglia di esporsi. I
vari Diliberto, Pecoraro Scanio, Giordano sembrano letteralmente spariti nel nulla. Francamente nessuno ne sente la mancanza. Anzi, l´aria è molto più respirabile. Anche per gli ex alleati di Berlusconi, Destra e UDC, la botta è stata forte. La Destra, che pure non è andata malissimo, sembra aver capito la lezione e sia pure con cautela sta cercando di ritornare all´ovile. Le difficoltà maggiori sono tutte per Casini. I numeri dicono che ha perso il 20 per cento del suo elettorato, in realtà la fuga è stata molto più consistente perché una parte dei voti in uscita sono stati sostituiti da nuovi voti in entrata, soprattutto da parte di cattolici della ex Margherita. E ora con la strategia messa in campo dal Cavaliere, Casini e i suoi non sanno più cosa dire. Si arrampicano sugli specchi cercando di distinguersi in qualche modo ma
non hanno oggettivamente spazio. Su di loro poi incombe il pericolo delle attenzioni che rivolge all´Udc l´ala del PD rappresentata da D´Alema. Il ragionamento dell´ex presidente del Consiglio non fa una grinza. Due opposizioni democratiche sono portate gioco forza a collaborare. Solo che la parte di elettorato che ha votato UDC e che votava il partito anche ai tempi
della collaborazione con Berlusconi, di una prospettiva di questo genere non vuole sentire nemmeno l´odore. Tutte le volte poi che Follini parla a nome e per conto del PD la ferita si riapre e l´avversione verso i democratici si rafforza. Nel partito c´è malumore e fibrillazione. Le elezioni amministrative si avvicinano. L´Udc in periferia preme per allearsi con il Pdl. La mossa è obbligata ma rischia di essere letale per Casini. Sia che l´alleanza si faccia sia che non si faccia, l’attrazione che il partito di Berlusconi eserciterà sul vecchio elettorato Udc, non sul nuovo, sarà fortissima. Ma senza il vecchio elettorato il partito non può avere un futuro. Per Casini sarà davvero difficile uscire dall´angolo.
Raimondo Magnini

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