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La dottrina Vance sull’Iran: la stabilità globale si decide alla pompa di benzina

Quella di Vance non è una semplice formula elettorale, ma una dottrina di contenimento economico. Deprimere artificialmente o strutturalmente il valore del greggio significa sottrarre ossigeno finanziario a Teheran. In un’economia iraniana fortemente dipendente dalle esportazioni di oro nero, ogni dollaro in meno al barile si traduce in una minore capacità del regime di finanziare la propria rete di alleanze regionali e i programmi di armamento.

di Giuseppe Basilico | 14 Agosto 2026

Quella di Vance non è una semplice formula elettorale, ma una dottrina di contenimento economico. Deprimere artificialmente o strutturalmente il valore del greggio significa sottrarre ossigeno finanziario a Teheran. In un’economia iraniana fortemente dipendente dalle esportazioni di oro nero, ogni dollaro in meno al barile si traduce in una minore capacità del regime di finanziare la propria rete di alleanze regionali e i programmi di armamento. La Casa Bianca scommette su un principio chiaro: per neutralizzare una minaccia geopolitica, occorre prima prosciugarne le fonti di finanziamento.

“Il primo obiettivo è tenere basso il prezzo del petrolio”. Con questa dichiarazione programmatica, il Vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance ha delineato la strategia geopolitica ed economica dell’amministrazione americana nei confronti dell’Iran.

L’approccio della Casa Bianca unisce la necessità della sicurezza nazionale alla tutela del potere d’acquisto dei cittadini, evidenziando come l’energia sia ormai il vero terreno di scontro globale.

Per Vance, il controllo delle quotazioni del greggio non è solo una misura economica interna, ma una precisa strategia di contenimento. Un prezzo del barile ridotto strozza l’economia di Teheran, limitando i fondi che il regime può destinare al programma nucleare e al finanziamento delle milizie per procura nel Medio Oriente.

Il focus sui carburanti risponde anche a precise scadenze politiche interne. L’amministrazione sa che l’inflazione e il costo della vita sono le prime preoccupazioni degli elettori americani. Mantenere i prezzi della benzina bassi alla pompa serve a: Frenare l’inflazione globale. Sostenere i consumi delle famiglie.

Garantire la competitività delle imprese statunitensi.

Per raggiungere questo traguardo, gli Stati Uniti puntano sul massimo sfruttamento delle proprie risorse interne. L’aumento della produzione nazionale di shale oil e gas naturale punta a rendere l’Occidente sempre meno ricettivo ai ricatti energetici dei paesi dell’OPEC+ e meno vulnerabile alle fiammate geopolitiche nello Stretto di Hormuz.

C’è però un secondo livello di lettura, tutto interno alla politica americana. Il prezzo del carburante è il termometro termico del malessere o del benessere della classe media statunitense. Mantenere bassi i prezzi dell’energia permette all’amministrazione di curare due mali con una sola terapia: protegge il potere d’acquisto dei cittadini dall’inflazione e, contemporaneamente, proietta un’immagine di stabilità sui mercati globali. La politica estera si trasforma così in un’estensione della politica economica interna.

Il tentativo di disinnescare il fanatismo attraverso compromessi economici e la manipolazione dei prezzi del petrolio è interpretato come una pericolosa illusione occidentale, che ignora la natura ideologica dell’odio teologico. Questo approccio riflette una mancanza di coraggio nel confrontarsi con l’intolleranza, rischiando di svendere la dignità e la sicurezza dell’Occidente in cambio di una temporanea stabilità economica.

Giuseppe Basilico 

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Giuseppe Basilico

Giuseppe Basilico è un giornalista pubblicista collaboratore del giornale “Avanti Online”. ” Ho 49 anni vivo a Roccagorga in provincia di Latina. Ho la maturità Istituto d’Arte. Non sono un giornalista (posso definirmi un semplice pubblicista come tanti). La passione inizia attraverso i libri di Oriana Fallaci in tarda età a 45 anni. La mia formazione nasce sulla base di discussioni con la mia docente di giornalismo sulla politica Estera (proprio dalla Fallaci), se non avessi avuto i suoi libri come punto di riferimento non avrei concluso assolutamente nulla. Non avendo disponibilità economiche di frequentare corsi – uscivo da un lungo lutto di mia madre – chiesi a Bobo Craxi di domandare alla testata “Avanti! online” se ci fosse spazio per ospitarmi. Da lì iniziò questa bellissima avventura fatta di interviste e pezzi sul Medio Oriente – Ucraina e che continua con la testata PensaLibero.it. Nel 2016 incontro Cirino Pomicino a Roma in una intervista che verte sulla politica di ieri e di oggi. Credo che sia stato un segnale per annunciarmi alle testate attuali che mi ospitano”.

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