• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

La doppia partita ad alto rischio di Renzi: se vince prende tutto se perde va a casa

di Terza Repubblica | 28 Settembre 2014

Il premier vuole le elezioni anticipate a tutti i costi, e per averle è disposto sia ad andarci senza la legge elettorale maggioritaria che aveva fatto studiare, sia a mettere sul conto che i dissidenti del Pd rompano e facciano un nuovo partito alla sua sinistra.

Renzi sta giocando una doppia partita ad alto rischio. La prima è politica, la seconda di potere. Intrecciate tra loro, sono entrambe decisive, tanto per lui quanto per noi tutti. Proviamo dunque a capirne i termini e i possibili esiti.

Quella politica ha come obiettivo, comprensibilmente, il consolidamento della sua leadership nel Paese. Per farlo, Renzi ha bisogno di confermare e accrescere il consenso popolare e trasformarlo in un gruppo parlamentare di sua fiducia. Al più presto, prima che il perdurare della crisi economica eroda la speranza che gli italiani hanno riposto in lui come rinnovatore. E se per raggiungere questo risultato deve spaccare il Pd, non se ne fa un problema, anzi. Dunque, come scriviamo da tempo, il premier vuole le elezioni anticipate a tutti i costi, e per averle è disposto sia ad andarci senza la legge elettorale maggioritaria che aveva fatto studiare, sia a mettere sul conto che i dissidenti del Pd rompano e facciano un nuovo partito alla sua sinistra. E questo spiega, come abbiamo scritto una settimana fa, la forzatura sull’articolo 18, tema su cui nella campagna elettorale per le primarie Renzi aveva detto che non gliene importava un fico secco. Roberto D’Alimonte – che del cosiddetto Italicum è il padre – sostiene che questa scelta non conviene al leader del Pd, perché senza “premio” al Senato rimarrebbe senza maggioranza. Vero. Ma non c’è bisogno di scoprire quel che non esiste – la versione scritta e sottoscritta del patto del Nazareno – per capire ciò che è del tutto evidente. E cioè che Berlusconi avrebbe tutto l’interesse a supportare Renzi (come peraltro sta già facendo ora). Perchè votando con la legge riveniente dall’intervento della Consulta, a base proporzionale anche se con lo sbarramento, ognuno andrebbe per conto suo per poi fare alleanze in parlamento dopo il voto. Così Ncd e Forza Italia tornerebbero ad allearsi elettoralmente per superare gli sbarramenti e poi entrerebbero in maggioranza, tanto più se nel frattempo l’ala sinistra del Pd fosse uscita raccattando quel che rimane di Sel e lista Tsipras. Renzi avrebbe il controllo assoluto del parlamento, Berlusconi si sentirebbe garantito e potrebbe piazzare uomini suoi in alcuni posti chiave. Entrambi, insieme, potrebbero affrontare la successione di Napolitano sicuri di poterla pilotare senza correre pericoli. Ma è proprio dal Quirinale che potrebbe arrivare lo stop decisivo a questo disegno: se il presidente si dimettesse all’inizio dell’anno prossimo, taglierebbe le gambe alle elezioni anticipate e costringerebbe i due del Nazareno a risolvere il rebus della nomina del nuovo inquilino del Quirinale nella palude melmosa di questo parlamento. Userà l’arma nucleare, Napolitano? Difficile dirlo. Molto dipenderà dal grado di inevitabilità dello scioglimento delle camere. In altre parole: se Renzi costringerà i suoi nemici dentro il Pd ad alzare il tiro contro di lui, potrà dire di fronte al Paese che le elezioni sono inevitabili e Napolitano dovrà prenderne atto; altrimenti, in un modo o nell’altro le urne gli saranno precluse.

È per questo che Renzi – e qui siamo alla seconda partita che il premier sta giocando – sta ingaggiando un braccio di ferro con i cosiddetti “poteri forti”, intesi sia come le comari dell’ex salotto buono del capitalismo italiano, sia come chi comanda davvero in Europa. C’è anche Draghi tra questi? Se è vero un pettegolezzo che circola a Roma come in Germania, sì. Pare che nella famosa visita che Renzi gli ha fatto questa estate in Umbria, il presidente della Bce abbia evocato la “troika” (che poi tale non è più perché ormai ha perso per strada il Fondo Monetario), descrivendone l’intervento come un aiuto di cui il primo ad avvantaggiarsi sarebbe stato il governo, e che il premier sia andato su tutte le furie, replicando con un gladiatorio “mai e poi mai, dovrete passare sul mio cadavere”. L’episodio, verosimile se non del tutto vero, aiuta, molto più di tante dietrologie correnti, a capire il dipanarsi della trama del film cui stiamo assistendo, e che potremmo titolare “Renzi contro il resto del mondo”. Specie se si tralascia per un momento il gioco più diffuso del momento, l’esegesi del fondo di De Bortoli sul Corriere – in cui confluiscono troppi elementi di carattere personale perché aiuti a “leggere” i rapporti di Renzi con “i poteri”, nazionali e non – e si guarda con attenzione, invece, quanto scrive Wolfgang Munchau, che sul Financial Times è firma che riflette il pensiero dell’asse Francoforte-Berlino, molto più solido di quanto certa pubblicistica provinciale nostrana descriva. La tesi è lapidaria: oggi per l’Europa la minaccia più grande si chiama Italia, che ha una situazione economica talmente insostenibile che se la crescita non dovesse ripartire andrà verso il default per debito eccessivo, con l’uscita dall’eurozona e la fine dell’euro stesso. Da qui la pressione che Draghi ha esercitato, anche per conto della Merkel, su Renzi: prima con le buone (il discorso vis a vis), poi con le cattive (i messaggi mediatici). Naturalmente si può sostenere che trattasi di pressioni indebite – ma in questo caso si dimentica che a Draghi viene continuamente chiesto di andare oltre il confine delle sue responsabilità formali, e che comunque se siamo ancora vivi lo si deve a lui – così come si può ricorrere alla dietrologia da quattro soldi sulle sue presunte ambizioni per palazzo Chigi (escluderei) o per il Quirinale (già più plausibile) per evocare “trame occulte”. Sta di fatto che i “poteri”, magistratura in primis, hanno sentito odor di scontro, e hanno fatto due più due: se la Bce e la Germania vogliono commissariare Renzi o addirittura farlo fuori, sarà bene schierarsi subito dalla parte del probabile vincitore. Reazione che si potrebbe velocemente archiviare come velleitaria, visto che Renzi il consenso ce l’ha e, finora, neppure il duo recessione-deflazione l’ha eroso. Se non fosse, però, che le cose stanno proprio come dice Munchau: o il governo trova la chiave della ripresa, o l’Italia si schianta, e con lei l’eurosistema.

Ma qui scatta la contraddizione a cui siamo impigliati: Renzi non ha certo la responsabilità di quel disastro chiamato Seconda Repubblica, e fa bene a diffidare della classe dirigente (oltre che del ceto politico) che lo ha prodotto. Ma nello stesso tempo mostra limiti evidenti nell’affrontare i problemi del Paese, o meglio nel tradurre in atti di governo – che non sono solo le leggi approvate – le buone e coraggiose intenzioni che abilmente mette in vetrina. Inoltre, la scelta di affidarsi alle sue indubbie capacità mediatiche per avere un rapporto diretto con i cittadini-elettori saltando i rapporti con qualsivoglia rappresentanza degli interessi – modello “Berlusconi + Marchionne” – e la strategia “tutti nemici, tranne il popolo” che ha adottato, fanno sì che scivoli con facilità nel populismo, il che non aiuta ad affrontare con la giusta ampiezza programmatica gli intricatissimi nodi del declino italiano. Viceversa, chi imputa a Renzi di “parlare e non fare” o di essere capace solo di “rottamare e non costruire”, pur avendo non poche frecce al proprio arco, nella stragrande maggioranza dei casi non ha alcuna credibilità, avendo contribuito in modo diretto e significativo al disastro. Inoltre, chi intende mettere Renzi sul banco degli imputati non ha uno straccio di idea di come sostituirlo – né uomini né politiche all’altezza della sfida – e non vuole farsi una ragione del fatto che gli italiani indietro non vogliono più tornare, giusto o sbagliato che sia.

Ecco, è questo “gatto che si morde la coda” il problema del potere, politico e non, in Italia oggi. Uscirne non è facile. Ma il modo sicuro per non riuscirci è far finta che le cose stiano diversamente.

Pubblicato in : Editoriale

Info Terza Repubblica

Terza Repubblica – Il quotidiano on line di Società aperta

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    29 Settembre 2014 alle 09:08

    Una disamina basata sulla certezza dei ruoli, Renzi, i poteri forti, la troika, ecc., tutti attori che istante dopo istante corrono nel camerino a truccarsi, invertebrati planetari e nazionali che da mane a sera cambiano profilo e se ne vantano facendo passare l’assenza di identità per il nuovo. Consiglierei di cancellare dal copione gli attori senza ruolo, ma per farlo occorre un copione vero, non i compiti a casa assegnati da maestrucoli.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti