Come “Amore”, il dio avvolto dalle tenebre del mistero che si offre a Psiche per sedurla, e farla poi precipitare nella pazzia ottenebrandole la ragione, questo sentimento compare sempre velato, inatteso, pronto a colpire come un assassino nascosto nell’ombra.

Con queste parole Platone definisce l’Amore, cioè la legge fondamentale dell’esistenza
umana e, nel contempo, la sua duplice ambivalenza: sia terrena che divina.
Come potremmo definire l’amore alla luce dei molteplici aspetti che caratterizzano questo sentimento se non identificandolo come “la vera forza della creazione” in cui sono contenute tutte le condizioni di vita, nonché principi opposti e contrari come la saggezza e la pazzia?
Tutto in amore è bipolare. Creazione e distruzione coesistono, e possono essere attivate con medesima intensità perché i principi che regolano l’evoluzione dell’esistenza umana, del movimento dei pianeti e delle stelle, cioè di tutti gli organismi viventi e non, rispondono ad impulsi che vengono generati da una legge superiore… Una legge nata dalla volontà di un Dio Creatore che un bel giorno ponendo fine al “Caos”, impose la legge della “euritmia”.
In Amore, lo sfrenato “desiderio creativo”, malgrado possa apparire alquanto strano, è sempre presente oltre alle sollecitazioni emozionali che quasi sempre accompagnano nuovi percorsi di conoscenza interiore, la trepidante attesa del congiungimento mentale, e successivamente fisico, che definirei “preludio di fatale esigenza di annullamento reciproco”. In altri termini, il desiderio fatale d’incontrare la propria “perfetta polarità contraria”, l’Iside Velata che tanti addetti ai lavori chiamano “lunare”, per il congiungimento e l’annullamento finale con essa, nel rispetto di un genetico antico e misterioso richiamo….
Ed ecco che Platone, com’era logico fosse, nella visione di un Eros con le ali, ci presenta questa divinità-sentimento profondamente vicina alla sfera umana, per ammonirci e ricordarci che solo sganciandoci dai limiti della nostra dimensione terrena è possibile realizzare il “vero” salto di qualità: quel salto che può veramente consentire all’essere umano di trascendere i propri limiti….
Ovviamente, eviterò d’affrontare l’Amore nella sua accezione spirituale, cioè concepito quale mezzo di realizzazione di una fine superiore, perché ci allontaneremmo fatalmente dalla dimensione terrena che vorrei, considerata la circostanza, invece evidenziare. E più precisamente della ben nota colorazione emotiva di colui che, sfiorato dall’amore per una “donna”, lascia coinvolgere perfino la sua sfera psichica. La parte dell’essere umano più sensibile…. alle leggi di saggezza ed equilibrio.
Vorrei più d’ogni altra cosa osservare insieme a voi più da vicino la “donna”, soprattutto come componente indissolubile di un trinomio i cui termini di “amore” e “bellezza”, la velano di profondo mistero.
Come “Amore”, il dio avvolto dalle tenebre del mistero che si offre a Psiche per sedurla, e farla poi precipitare nella pazzia ottenebrandole la ragione, questo sentimento compare sempre velato, inatteso, pronto a colpire come un assassino nascosto nell’ombra. Turbando le menti ed offuscando la sfera del razionale….
La donna, spesso, viene coinvolta da questo sentimento con l’entusiasmo e la trepidazione di una bambina al punto di diventare vulnerabile: tutte le barriere difensive ed il raziocinio si annullano, dissolvendosi come nebbia al sole. Ciò nonostante, una strana metamorfosi inizia a prodursi in lei ed il suo aspetto immancabilmente inizia a modificarsi.
Si è sempre detto che l’amore tinge di rosa ogni luogo e, profumando ogni cosa, lo fa apparire meraviglioso anche ciò che meraviglioso non è….
Ciò premesso, è facile individuare una donna innamorata perché non sono soltanto le dimensioni affettive e psichiche a modificarsi, ma anche il suo aspetto esteriore che entra in sintonia con il ritmare della natura: si modifica la sua “aura vitale”, e gli occhi assumono una luce nuova, diversa e più dolce. E’ la fase in cui Eros dopo aver coinvolto le sfere “affettiva” e “sessuale” inizia a coinvolgere anche la “psiche”.
Il rapimento estatico d’amore, quando la freccia di Cupido colpisce, predispone la donna alla comprensione amorosa: inizia la fase in cui penetrare, trafiggere l’intima essenza delle cose diventa il mezzo che la fa entrare in contatto con la “forza creativa” della Natura. E’ già pronta per il “concepimento”…..
E’ molto bello tutto ciò. E’ molto bello perché l’amore, come disse Dante, sembra conciliare l’umano al divino, il temporaneo all’eterno, per il compimento della “grande opera”.
La “bellezza” che sembra caratterizzare ogni cosa, in amore diventa una realtà spirituale e nel contempo assume una dimensione umana che può essere percepita da tutti.
Ancora una volta Platone ci viene in aiuto: “la Bellezza è lo splendore del vero” era solito dire. E come sempre, diceva il vero.
La “bellezza” in senso astratto si trova ovunque e si vede in tutto il suo splendore nello stesso modo in cui il mistico vede Dio nei luoghi più impensati, secondo il grado evolutivo della sua coscienza interiore.
“E’ il miracolo che trasforma il Caos nel ritmo di Bellezza…” diceva Tagore e la “psicologia” sottolinea che l’uomo ha necessità e bisogni profondi, e non è timorato da motivazioni inconsce finalizzate a produrre l’osmosi continua tra l’istintualità innata e gli immancabili condizionamenti che si legano, anche se non in maniera prioritaria, all’aspetto fisico.
Ed ecco che vediamo la “donna”, soprattutto in questa dimensione, protesa a migliorare il suo aspetto esteriore: a curare il portamento anche a costo di sofferenze fisiche, nel disperato tentativo di fermare il tempo. Tutto ciò però è effimero e non certamente va confuso con il concetto di bellezza, quella che spesso definiamo essere dentro e che non è fisica, ma influisce sul fisico mediante l’energia che scaturisce dalla sua consapevolezza di universalità.
“Le parole limitano la nostra libertà di pensiero ed imbrigliano la nostra volontà”. Potrebbe essere un classico ammonimento che etologi e psicologi non avrebbero alcuna difficoltà ad enunciare.
Perché, mi chiedo a questo punto, non convenire che i concetti di Amore e di Bellezza, malgrado tanto sia stato scritto e letto, rimangano concetti simbolici sospesi tra cielo e terra, accessibili a tutti, senza alcuna esclusione e senza discriminazioni sociali e culturali. Sono concetti che stanno lì…. immobili, e disponibili ad essere penetrati da tutti in maniera più o meno intensa, a seconda del livello della propria sfera di conoscenza personale. E le parole, malgrado l’impegno riposto, difficilmente riescono a descrivere esaurientemente lo “stato di animazione sospesa” che pervade un essere umano allorché emotivamente coinvolto.
Solo la poesia riesce, in quanto concepita in uno stato alterato di coscienza, ad evidenziare le trepidanti attese e, non solo, la bellezza emotiva del donarsi che eleva la donna a Dea e simbolo della tentazione: riferimento mitico di ogni attenzione amorosa.
In conclusione, senza timore di smentita, credo che la “sublimazione idealizzata” di questo emotivo trasporto conferisca alla donna il pieno diritto di identificazione celestiale nell’ermetico trinomio: “musa-madre-madonna”.
Magicamente – e come potrebbe essere altrimenti – la donna diventa così la “Myriam biblica”, ovvero la “Iside velata”: colei cioè che nasconderà sempre la sua vera natura dietro un “manto” tramato di mistero.
Quel mitico “manto” che nessun terreno scoprirà giammai: il vero ed unico mistero della Creazione…

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