• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

La Deutsche Bank sarà nazionalizzata?

Se la situazione si aggrava il governo tedesco sarà costretto a nazionalizzare la più grande banca tedesca con gravi conseguenze per il sistema finanziario globale.

di Gerardo Coco | 2 Ottobre 2016

Qualche giorno fa, Angela Merkel si è affrettata a dire che il governo non salverà la Deutsche bank. E allora chi la dovrebbe salvare? Dall’interno gli azionisti, i creditori e i depositanti? Evidentemente la cancelliera tedesca, come tutti i politici quando affrontano problemi finanziari, non sanno di cosa parlano. L’undicesima banca del mondo non è una banca qualsiasi. Il bilancio della Deutsche Bank (DB) ha una dimensione pari al 50% del bilancio tedesco e, cosa che soprattutto sfugge alla Merkel, è che la DB è il maggior centro di clearing europeo di derivati (Central Counterparty Clearing House).

Ciò significa che la DB svolge in Europa, come cassa di compensazione e garanzia, il ruolo di controparte nelle transazioni tra ogni compratore e venditore di derivati garantendo la copertura delle perdite in caso di inadempienza di una delle parti. Gli investitori in derivati, rappresentati dagli hedge funds aderenti alla cassa di compensazione, le cedono in massa i contratti stipulati. Gli aderenti sono obbligati a depositare presso la clearing house a titolo di garanzia, il “margine di garanzia”, rappresentato da una somma di denaro ma, più spesso, da obbligazioni governative primarie come bund tedeschi o bond statunitensi. I bond, quindi, ‘collateralizzano’ i derivati. Questi ultimi sono in gran parte quei credit default swap che hanno fatto fallire la Lehman Brother nel settembre di otto anni fa, ossia i contratti di assicurazione stipulati per coprirsi contro il rischio di default delle obbligazioni subprime.

Pertanto, qui, diversamente da quello che crede la Merkel, si è di fronte a un problema che va ben oltre quello di illiquidità che potrebbe essere risolto con un bail in. Se fallisce la Deusche Bank vanno a gambe all’aria, clearing house, bond e derivati stessi. Il problema è globale, non tedesco. Se la DB implodesse non potrebbe più esercitare il clearing e gli hedge fund, probabilmente, dovrebbero trasferirsi in massa nella piazza di Londra. Ma, allora, quali sarebbero le implicazioni stante il Brexit in corso? Questi sono i principali problemi che rendono impraticabile il bail in. Il governo tedesco sarebbe pertanto “forzato” a intervenire per evitare l’implosione di tutto il mercato finanziario. Nel momento in cui scriviamo la quotazione azionaria della DB si aggira su 11 euro. Se le azioni dovessero scendere al di sotto dei 9 euro, significherebbe che il mercato richiede il salvataggio della banca e il governo tedesco dovrebbe annunciarne la nazionalizzazione e salvare ‘temporaneamente’ la situazione. Sì, perché il salvataggio della più grande banca tedesca non risolverebbe il problema di un sistema definitivamente danneggiato dal debito e da quel ciclo di rinvii all’infinito della resa dei conti attivato dalle banche centrali, che continuerebbe ancora per un po’ ma con una differenza: non sarebbe più possibile nascondere che la situazione generale è irrevocabilmente compromessa. Sulla scia di quello tedesco gli altri governi, soprattutto quelli della periferia europea, richiederebbero lo stesso intervento a favore delle proprie banche e inizierebbe lo smantellamento dell’euro.

Ma come mai la situazione si è avvitata nel settore bancario? Perché il problema di solvibilità creato dall’aumento dell’indebitamento e dalla bassa qualità degli attivi bancari, è gravemente peggiorato a seguito dell’imposizione degli tassi negativi da parte della Banca Centrale Europea.

Nel corso di una riunione a porte chiuse al parlamento tedesco, il presidente della Bce, Mario Draghi ha rifiutato di rispondere alle domande sulla situazione della Deutsche Bank, ma successivamente, in una conversazione con i giornalisti, ha negato che i tassi di interesse negativi siano la causa delle difficoltà della banca e del sistema finanziario tedesco. Manco a farlo apposta, dopo questa dichiarazione, la Commerzbank, seconda banca in Germania, ha annunciato il taglio di più di 9.000 posti di lavoro per cercare disperatamente di puntellare la propria attività compromessa dagli ultra-bassi tassi di interesse.

Comunque a smentire Draghi basta visualizzare il grafico dell’ EURO STOXX Banks Index, che rileva l’andamento azionario delle 26 principali banche europee e dal quale risulta chiaramente che è crollato del 42% a partire dal 2014, cioè proprio da quando la Bce ha adottato i tassi di interesse negativi.

Andamento indice titoli bancari eurozona (fonte: Thomson Reuter)

 titoli-bancari-eurozona

Ormai i tassi negativi si stanno propagando come un virus: più di $13 trilioni di bond hanno rendimenti negativi e il 30% circola in Europa.

Poiché il 60% dei margini delle banche è costituito dal reddito da interessi, finché resteranno negativi, le quotazioni azionare tenderanno allo zero creando l’aspettativa non solo dell’implosione della Deutsche Bank e di tutte le banche europee ma anche di quello dell’intero sistema finanziario. E da qui, purtroppo l’implosione si estenderebbe all’economia reale, alle politiche nazionali nonché alle relazioni geopolitiche.

Gerardo Coco

Pubblicato in : EditorialeTag: 17 marzo, angela merkel, anni, banca centrale, banca centrale europea, banche, banche centrali, bce, conti, derivati, Deutshe Bank, draghi, euro, europa, eurozona, germania, governo, lavoro, lehman, Mario Daghi, mario draghi, massa, mercato, merkel, mondo

Info Gerardo Coco

Laureato in economia all’Università Bocconi di Milano ha proseguito gli studi economici e finanziari al Politecnico di Huddersfield (UK). Ha una vasta esperienza in economia internazionale. Ha lavorato per diverse multinazionali in posizioni di responsabilità e ha costituito negli Stati Uniti una fondazione riconosciuta dalle Nazioni Unite per lo sviluppo economico nei paesi emergenti. Ha tenuto conferenze sullo sviluppo alla Columbia University di N.Y. al MIT di Boston e alle Nazioni Unite. E consulente industriale e membro del comitato scientifico dell’università Unimeier di Milano dove insegna di economia e finanza.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Orazio Covolo

    5 Ottobre 2016 alle 19:30

    Restando in tema di derivati, non ho letto nell’articolo di Coco, a quanto ammontano gli stessi.
    Da analisi fatte da esperti, si può a ragione indicare come gli importi dei derivati in pancia alla Deutsche bank, sia pari a 40/50 trilioni di dollari.
    Ora solamente questo non solo fa saltare per aria la banca, ma anche tutte le collaterali anche italiane, facendo si che tale botto sia di fatto inarrestabile.
    Il fatto che di questo non si parli, e si parli di altro, mi lascia come al solito perplesso.
    E’ un po come preoccuparsi che un quadro si sia staccato, quando la casa crolla.
    E’ un modo per deviare l’attenzione o per che cosa.

    Rispondi
  2. alessandro mangani

    3 Ottobre 2016 alle 17:34

    molto importante. nessuno ci ha mai messo al corrente della situazione , con il pericolo di implosione del sistema. Vorrei saperne di più e come seguire questo studioso.

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti