
La strage di Brescia, avvenne il 28 maggio 1974 in Piazza della Loggia. È uno degli episodi più tragici dello stragismo neofascista in Italia.
Durante una manifestazione sindacale e antifascista, una bomba nascosta in un cestino esplose causando 8 morti e oltre 100 feriti. Fu un attentato politico, compiuto da ambienti dell’estrema destra con l’obiettivo di colpire il fronte democratico e destabilizzare il Paese.
Questo attentato si inserì nella più ampia strategia del cosiddetto “stragismo nero”, una serie di atti terroristici di matrice neofascista avvenuti tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta. Il loro scopo era seminare paura, provocare repressione e impedire l’avanzata delle sinistre, con il tacito (e talvolta attivo) coinvolgimento di pezzi deviati degli apparati dello Stato.
Tra le stragi più gravi riconducibili al terrorismo nero:
-Piazza Fontana (Milano, 1969), 17 morti;
-Piazza della Loggia (Brescia, 1974),8 morti;
-Italicus (treno, 1974), 12 morti;
-Stazione di Bologna (1980), 85 morti.
In totale, lo stragismo nero ha provocato centinaia di morti e migliaia di feriti.
Molti di questi attentati furono seguiti da depistaggi, indagini insabbiate e coperture istituzionali, in quello che è stato definito il “doppio Stato”: una democrazia formale, ma attraversata da trame occulte e legami con il neofascismo e la loggia P2.
Queste stragi hanno segnato in profondità la storia repubblicana, lasciando ferite ancora aperte nella memoria collettiva.
Ci furono contiguità, vicinanze ideologiche e in alcuni casi anche personali tra lo stragismo nero e ambienti riconducibili al Movimento Sociale Italiano (MSI), anche se il partito non fu mai formalmente coinvolto né condannato penalmente per le stragi.
Gli eredi del MSI -Alleanza Nazionale e ora Fratelli d’Italia- non hanno mai fatto davvero i conti con la contiguità tra il partito neofascista e lo stragismo nero.
Al contrario, quella resa dei conti storica e politica è stata sistematicamente evitata, minimizzata o negata.
Ora al governo, gli eredi del MSI adottano spesso una narrazione vittimista, secondo cui il neofascismo sarebbe stato perseguitato ingiustamente e le stragi nere sarebbero “misteri italiani” mai chiariti.
In troppi, nel mondo della comunicazione, tendono a dimenticare e a compiacere i governanti di estrema destra.
Spetta alla sinistra mantenere vivo il ricordo dello stragismo nero e chiedere che gli eredi del MSI esprimano un giudizio storico e prendano le distanze critiche con un pezzo importante della loro storia più recente.
Finché ciò non avverrà, non sarà mai pienamente compiuta la transizione della destra italiana a una cultura davvero democratica e repubblicana.
Enrico Rossi

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