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La Democrazia e le “fake alleanze” a 5 Stelle

L’ipotesi grillina cozza irrimediabilmente con la prassi repubblicana per la quale il Capo dello Stato conferisce l’incarico dopo aver appurato l’esistenza di una possibile e concreta maggioranza.

di Daniele Marchetti | 29 Gennaio 2018

Tutto regolare. In politica si fa e si disfa in casa: si apre ad alleanze politiche, per poi sostituirle con semplici appelli pubblici e finire correggerle convenientemente con espressioni -incolore- come “convergenze post voto”. Ma davvero il Movimento Cinque Stelle potrà assicurare all’Italia un Governo senza maggioranza elettorale e senza veri accordi politici?

Affidiamoci -semplicemente- ai fatti.

Sin dall’insediamento delle nuove Camere la partita sarà tutta politica. Il primo atto che attenderà i nuovi Onorevoli ed i neo Senatori sarà l’elezione dei rispettivi presidenti ed uffici di presidenza. Posti assolutamente ambiti, di altro prestigio istituzionale. E senza un accordo forte (ovvero, politico), ogni proposta, benché autorevole, è -comprensibilmente- destinata a naufragare.

Scenario destinato a riproporsi -tal quale- per l’elezione dei presidenti di commissione parlamentari e dei loro rispettivi uffici di presidenza. Altre poltrone ed altri -inevitabili- accordi politici “blindati” frutto di alleanze non sul merito delle questioni (come propaganda promette) ma sull’assetto istituzionale.

Gli stessi accordi che, giocoforza, dovrebbero valere anche per il varo di un qualsiasi Esecutivo con la chiara individuazione della maggioranza e, per contro, delle forze di opposizione.

Infatti dopo l’elezione dei propri presidenti, le Camere saranno chiamate a concedere o meno la fiducia al nuovo Governo. Un passaggio ed un voto «iper-politico» che presuppone non solo la condivisione di un programma ma anche la condivisione delle responsabilità della composizione e dell’operato dell’Esecutivo.

In questo ferreo percorso istituzionale (che gli esponenti grillini conosco a menadito ma che troppo spesso “dimenticano” di ricordare agli elettori) dove tutto viene centellinato al millesimo, è realistico solo immaginare che un Governo monocolore 5 Stelle possa trovare in Parlamento qualcuno disposto, senza poter partecipare alle responsabilità amministrative (ovvero senza essere parte del Governo) e senza possibilità di discutere il programma, a concedere un voto di fiducia? Oppure qualcuno disposto (e complice) ad uscire dall’aula (si tratterebbe in tal caso di circa il 40-50% dei deputati) per consentire il varo di un Governo di minoranza?

Ma non basta. Per quanto fantasiosa ed impraticabile, l’ipotesi grillina cozza irrimediabilmente con la prassi repubblicana per la quale il Capo dello Stato conferisce l’incarico dopo aver appurato l’esistenza di una possibile e concreta maggioranza attorno ad un percorso/progetto politico-istituzionale.

Dire quindi che, senza una reale maggioranza elettorale, una qualsiasi forza politica possa garantire un Governo con semplici “richieste di convergenza programmatica” o “appelli post voto” e senza accordi politici reali e chiari è dire -semplicemente- il falso!

Un falso che, fra l’altro, oltraggia il Colle più alto a cui la Costituzione affida -anche nella scelta del capo del Governo- dignità di discernimento in favore del bene comune.

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, capo del governo, capo dello stato, commissione, costituzione, democrazia, governo, merito, movimento, nuovo governo, opposizione, parlamento, voto di fiducia

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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