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La democrazia esatta scalfisce tutto, caro Napolitano

di Marzio Siracusa | 24 Dicembre 2011

A Napolitano non solo va detto no, ma va aggiunto invece che “tutto è stato scalfito”, in quanto l’esecutivo Monti inaugura la democrazia tecnologia e esatta nel governo del paese.

Se dovessimo prendere per buona l’affermazione di Napolitano che  nel profilo democratico del paese “niente è stato scalfitoT“, sia per la costituzione materiale che per quella formale, dovremmo ammettere che l’assetto democratico, una volta garantita e portata al limite la sua tenuta quanto a funzionalità, coesione e esattezza dei vari organi dello Stato, è sottratto a qualsiasi legge di mutamento storico, saremmo cioè approdati alla democrazia esatta come stazione terminale e ottimale delle varie organizzazioni di convivenza succedutesi nella storia dell’umanità. Ciò purtroppo è vero, ma addentrandosi nell’analisi del caso italiano, si possono intravedere vie d’uscita, perché per nostra fortuna anche i paradisi presunti muoiono. La democrazia infatti non può ridursi a un contenitore ultimo, incolore e asettico da perfezionare all’infinito secondo il dettato dei mutamenti materiali imposti dalla tecnologia. Perché l’Italia approda oggi di nascosto a quella che da decenni esiste come “ democrazia tecnologica e esatta ”, di cui si tentano timidi aggiustamenti e correttivi mescendo nel tessuto sociale dosi sempre più deliranti di individualismo giuridico nella speranza di bilanciare e sostenere il diktat tecnologico al fine di eludere il Grande Fratello. In realtà la democrazia tecnologica non solo azzera quella che Sartori oltre mezzo secolo fa definiva democrazia razionalista di stampo francese, ma porta a compimento anche l’altro polo dell’endiadi proposta dallo studioso, ossia la democrazia empirica di matrice anglosassone. Buttata alle spalle la democrazia razionalista in cui nel bene e nel male vivacchiò la cosiddetta prima repubblica, l’ultimo tentativo di adeguare democrazia e tecnologia spettava alla democrazia empirica che misurandosi sull’esatta duttilità dei governi al perseguimento di obiettivi variabili, ha visto la sua realizzazione nelle democrazie anglosassoni. Ma non sfugge la considerazione, innominabile nei lontani anni cinquanta quando Sartori scriveva, che i successi della democrazia empirica erano debitori a due secoli di successi finanziari e quindi militari dell’area anglosassone nel mondo, successi che fecero credere quel tipo di democrazia al riparo dal mutamento storico offrendosi nel contempo come modello unico e irremovibile per i popoli che annaspano alla ricerca del rapporto ottimale tra istituzione statuale e democrazia. In realtà la democrazia empirica non fu alla sua origine che il primo segnale di democrazia tecnologica o esatta e spacciò la sua superiorità nascondendo le favorevoli o sfavorevoli condizioni storiche. Sorge allora il dubbio che i rischi di caduta dei valori democratici non stiano nei sussulti dell’anticostituzionalismo e dell’antiparlamentarismo delle defunte democrazie razionaliste, e non dimentichiamo che Sartori scriveva durante la fibrillazione della IV Repubblica francese, ma piuttosto in quanto maturava nelle democrazie empiriche, in nuce già democrazie tecnologiche e esatte. Per tornare al caso italiano, sfugge a Napolitano che il governo Monti impone sottilmente un passaggio dalla democrazia razionalista, mirata a interpretare nell’immediato la dialettica sociale e politica e a valorizzarne lo scontro, alla democrazia tecnologica e esatta, saltando a piè pari i secoli che i paesi anglosassoni trascorsero nella pur essa defunta democrazia empirica. Allora se Napolitano può affermare candidamente che “ niente è stato scalfito “ è proprio perché il Presidente della Repubblica parla già nelle coordinate della democrazia tecnologica e esatta. Ma ancora più rilevante è il fatto che in questo passaggio non a caso i cattolici hanno ripreso le redini del gioco, perché il pareggio a cui il governo Monti vuole portare il debito, prima ancora che in teorizzazioni di macro e micro economia si radica nelle aspettative concrete della liturgia cattolica secolarizzata, che anche in accezione extrasacramentale resta la vera e unica fonte di esattezza italiana per il governo della cosa pubblica e sociale dopo il fallimento persistente dell’analisi marxiana. A Napolitano non solo va detto no, ma va aggiunto invece che “tutto è stato scalfito”, in quanto l’esecutivo Monti inaugura la democrazia tecnologia e esatta nel governo del paese, e tutti i dati che avvalorano questa conclusione fanno capo al concetto di militarizzazione indolore della società disarmata, fenomeno di cui non vale nemmeno la pena parlare tanto è palese e camuffato nella mescita di dosi deliranti di individualismo ingenuamente creduti crescita di spazi di libertà. Ma fenomeno pure di cuila Costituzionedel 1947 non ha strumenti per rendercene edotti, Costituzione afasica nel celare la propria decrepitudine, quindi ostacolo conoscitivo che qualche attardato chiama ancora un “gioiellino”.

Più ampio discorso vorrebbe poi la valutazione su come e per quanto l’esattezza della liturgia cattolica secolarizzata possa dare anima alla democrazia tecnologica, visto che la prima è esatta nei presupposti iniziali e finali, e la seconda solo per l’adattamento agli obiettivi. Va riconosciuto che nel rivestire i panni della democrazia tecnologica i cattolici sono fregoli magistrali e inimitabili. Ascoltare Monti e il suo neofita Napolitano significa ascoltare prediche, costoro non affermano ma ammoniscono paventando il “fallimento della nazione” e il terrore della “miseria imminente”, la coppia che guida il paese ci ammonisce come nel memorabile “A’ marcord” il prete ammoniva l’adolescente peccaminoso perché si “toccava”. Vengono allora al pettine non i problemi del nostro debito pubblico, non l’altalena ansioso dello spread e della borsa, ma le paurose voragini di pensiero critico che hanno permesso all’Italia per oltre mezzo secolo di tapparsi occhi e orecchie credendo suoi problemi altrui pur di non parlare dei problemi propri, del mancato ordito culturale che solo avrebbe portato dopo la guerra alla vera ricostruzione politica del paese, prima e dopo la facile ricostruzione materiale. Vengono al pettine, e non in modo simbolico, i nodi irrisolti della storia italiana dell’ultimo secolo che si condensano nell’avere a lungo rinviato scomode verità, rinvio in cui la falsa intellighenzia di sinistra si cimentò nell’ennesimo e accomodante aggiustamento cattolico verniciato di opposizione. Insomma viene al pettine il fatto che per mezzo secolo si è rinunciato a un pensiero critico che fosse in linea prima di tutto con la nostra storia, alla cui luce escogitare una democrazia vera ma italiana, né inglese, né tedesca, né francese, né tanto meno degli States. Ecco perché Napolitano asserendo che “niente è stato scalfito” fa realmente cascare le braccia. Napolitano è uomo novecentesco, abituato a identificare i mutamenti storici col grado della violenza messa in atto dalle forze contrapposte, e perciò non riesce a vedere violenza nell’assopimento a cui è sottoposto il popolo italiano da decenni, da molto prima della scesa in campo di Berlusconi, assopimento che il governo Monti porta a termine credendo sia un grande traguardo imbarcare l’Italia nel novero delle democrazie tecnologiche e esatte.

È pur vero che una congenita e salutare inadattabilità italiana alla democrazia esatta potrebbe essere il segnale che col governo Monti un processo di adulterazione culturale del paese è giunto al capolinea. Ma nemmeno questo Napolitano accenna a comprendere. Nei tanti sforzi per i 150 anni il Presidente della Repubblica ha dimenticato che commemorare l’Unità di una nazione sottomessa, costretta alla giurisdizione formale solo nel proprio cortile dei casa come lo scannamento di Gheddafi insegna, ha solo un valore scolastico che l’imposizione del governo Monti dal diktat finanziario dimostra ampiamente. Uniti e sottomessi, questi gli italiani di oggi, ma se a garantire l’indipendenza della nazione non sta un principio e una forma stato coerenti con la nostra storia e la nostra cultura materiale perché irridere i conati autonomisti della Lega, pretenziosi allo stato attuale e fortunatamente goffi per il resto degli italiani? D’altra partela Leganon ha forza elettorale e culturale per emanciparsi dall’alleanza con Berlusconi, il cui governo ha mostrato la sua vetustà storica nell’essere asservito alla convinzione miracolistica che il consumismo sia la medicina di tutto, che basti comprare e comprare sempre più per produrre e produrre sempre più e quindi crescere e crescere sempre più. Una balla patetica e nient’altro, perché aizza il plusvalore e quindi la catastrofe del denaro potenziale.

Lungi dal sospettare che qualcosa non quadri nel rapporto tra democrazia e tecnologia, strumento quest’ultima della speculazione finanziaria, e balia e bara del denaro elettronico, la coppia Napolitano-Monti ha certificato senza batter ciglio che dopo quasi settant’anni dalla fine della guerra l’Italia serve ancora al tavolo di interessi che non furono mai i nostri, se non nella paccottiglia d’una storia ridotta a sola storia altrui. Ma forse davvero un’epoca si chiude e esprimo il mio piccolo sogno, che nel 2013, nel triste anno vespucciano, si cominci a dare barra di 180 gradi e un’Italia inedita scopra un altro baricentro, magari nell’est balcanico e oltre, nell’est ortodosso e danubiano e oltre, e non per imprenditori in cerca di mano d’opera a basso costo ma perché là stanno popoli che ancora sperano d’essere salvati dai becchini planetari. Presto però, prima che la tratta Lione-Torino ultimata in tutta fretta porti l’Oceano Atlantico a Kiev.

Pubblicato in : Primo pianoTag: berlusconi, convivenza, costituzione, debito pubblico, democrazia, finanziaria, gheddafi, governo, iran, italia, iva, napolitano, organizzazioni, presidente della repubblica, repubblica francese

Info Marzio Siracusa

” Studiato ho, ahimè, filosofia / studiato ho legge e medicina / e purtroppo anche teologia / intensamente, con aspra fatica! / Eccomi or qui, povero stolto, / senza aver nulla risolto / “

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Trevigiano

    25 Dicembre 2011 alle 12:42

    Cara Marzio,
    Quella che tu chiami democrazia esatta, quella di oggi per capirci, si chiama più propriamente fascismo, è fascismo tutto ciò che come negli ultimi novant’anni in Italia, vede al potere Mussolini e famigliari, quanto sarebbe Nazismo al potere in Germania un nipote di Hitler, considera poi che Hitler in Germania è rimasto al potere meno della metà rispetto a Mussolini in Italia, siamo certamente il paese più fascista del Mondo.
    Capiamoci un paese è fascista ogni qual volta si crea un collo di bottiglia tra popolo e potere, è fascismo ogni qual volta le minoranze dei potenti s’impadroniscono del potere contro il popolo come ora in Italia dove il Governo di Napolitano ha come programma il contrario del voto del popolo alle ultime elezioni.
    Abbiamo tutti votato un contratto con gli Italiani, ora se non è completato, ci spetta il totale risarcimento dal signor Berlusconi, punto, poi andremo a elezioni per scegliere il nuovo leader, questa è democrazia, il più complesso modo di Governo immaginabile, ma l’unico che ci darà le Stelle.
    Per chi tra i portenti tradisce la potestà del popolo: Pena di morte.

    Rispondi
    • Marzio Siracusa

      26 Dicembre 2011 alle 10:42

      La democrazia esatta e tecnologica vorrebbe un discorso molto più ampio, perché è qualcosa che parte da lontano, almeno dal Settecento e coinvolge tutte le forme politiche da allora succedutesi, monarchie, assolutismi e repubbliche. Il caso italiano incarnato dalla coppia Monti-Napolitano mi sembra solo un piccolo tassello del problema che resterebbe con o senza il voto. Nella democrazia esatta si può dire che i rappresentati e i rappresentanti, il popolo più o meno appiattito e l’esecutivo più o meno autoritario, perdono connotato, non esistono più comunque li si caratterizzi, non riescono più ad essere gli attori della scena politica che gradualmente si spenge, oltre qualsiasi forma stato e sua interpretazione. La democrazia tecnologica azzera qualsiasi cultura e quindi qualsiasi esperienza politica, fa vecchio il dibattito e la scelta. Non solo l’assolutismo le è inaccostabile, ma lo è anche la forma repubblicana. Se la politica vuole approdare all’esatteza siamo fuori dalla politica e la democrazia esatta si colloca alla fine della politica. La coppia Monti-Napolitano si affaccia su questo vuoto che resterà anche dopo aver votato, un vuoto di tutto l’occidente allargato.

      Rispondi

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