
In questi ultimi giorni, abbiamo registrato l’emersione di tutte le contraddizioni che hanno caratterizzato gli eventi politici più recenti, dalle dimissioni di Berlusconi all’intervento deciso di Napolitano, dall’insediamento di Monti alla presentazione della sua manovra, e questo e’ stato possibile grazie a due preziose cartine di tornasole: la comparazione fra le parole del Professor Monti, pubblicate a suo tempo sul Corriere della Sera, e le scelte del Premier Monti, che tutti ahimè ci apprestiamo a pagare, parallelamente alla significativa lettura di quanto sta accadendo in Spagna.
Adesso vi chiederete che c’azzeccala Spagna, ma se andiamo per ordine il nesso si trova, e non e’ neanche tanto nascosto.
Ci ricordiamo bene che la tentazione di un governo tecnico ha accomunato le opposizioni negli ultimi mesi ed ha trovato una ferma sponda in Napolitano che, al momento delle dimissioni di Berlusconi, ha stoppato ogni possibilità di ricorrere ad elezioni anticipate, considerate un gesto incosciente e sconsiderato data la gravita’ della nostra situazione economica, ed ha incaricato Monti di costituire un governo prettamente tecnico con l’appoggio esterno dei partiti politici. Cosa che e’ puntualmente accaduta, travestita da forma di altissima responsabilità nazionale ed istituzionale cui nessuno poteva sottrarsi pena la pubblica gogna come nemico del bene del paese.
Noi, lo ricordiamo e non cambiamo idea, ci dichiarammo contrari a quella operazione, sia perché era un chiaro ribaltone della volontà popolare che nessuna emergenza poteva giustificare, sia perché vedevamo tutti i rischi insiti nell’operazione, principalmente identificabili nella deresponsabilizzazione della politica, non più chiamata a rispondere dei propri fallimenti di fronte agli elettori e lasciata in un comodo limbo a rifarsi una verginità virtuale, ma anche nella ambiguità di un governo tecnico che certo non nasceva privo di ambizioni, le cui ripercussioni sul futuro riequilibrio dell’assetto dei poteri erano tutte da decifrare, ma non ci facevano sentire per niente ottimisti. Secondo il pragmatico principio che nessuno fa nulla per nulla, di certo non in politica.
Nello stesso periodo, in Spagna, si attuava una scelta di segno opposto. Un paese altrettanto provato dalla crisi economica, peraltro piombata su un benessere molto più recente del nostro perché acquisito solo negli anni del postfranchismo, travolto dalla recessione, dalla disoccupazione e dalla protesta sociale – il movimento degli Indignados – ha visto il proprio Premier annunciare le dimissioni, rimettere il mandato ed affidare agli elettori il compito di scegliere una nuova guida, senza che nessuno si sia stracciato le vesti sostenendo che una campagna elettorale sarebbe stata un passaggio sanguinoso per il paese, e soprattutto senza che la politica si sia tirata indietro dalle proprie responsabilità.
Il nuovo Premier Rajoy, eletto con un vasto consenso e dunque legittimato a governare dagli elettori che hanno votato non solo lui ma anche il suo programma di governo, ha varato in tempi rapidissimi una manovra finanziaria che non prevede neanche un euro di aumento sull’imposizione fiscale ma poggia invece su una azione capillare di tagli alla spesa ed all’impiego pubblico, ed ha concesso un mese di tempo ai sindacati per trovare un accordo aggiungendo che, in ogni caso, il governo procederà come previsto. Con il consenso dei cittadini elettori.
Ora, ci duole notare che in Italia e’ accaduto l’esatto contrario. Le prefiche ipocrite, in primis Bersani e Casini, con il sostegno di Napolitano, hanno scialato di profezie terrificanti per convincere il popolo, già spaventato di suo, che se fossimo entrati in campagna elettorale e poi andati ad elezioni, cosa peraltro attuabile in un paio di mesi, saremmo stati immediatamente dichiarati falliti, e che dunque ricorrere ad un governo tecnico non uscito dalle urne era l’unica soluzione possibile, sensata e financo auspicabile.
Così e’ arrivato Monti, che da mesi sulle colonne del Corriere ci dispensava pillole di autentica saggezza, spiegandoci come e quanto si sarebbe potuto intervenire con tagli mirati e consistenti sulla spesa pubblica e sui costi della politica per risanare il bilancio dello stato, e quale grave errore sarebbe stato ricorrere invece ad un aggravio di imposizione fiscale che avrebbe ulteriormente depresso i consumi ed inibito la crescita dell’impresa fino a spingerci nella recessione più nera.
Ora, essendo impraticabile per meri motivi anagrafici, l’ipotesi di uno scambio nella culla, ci chiediamo in quale punto della tratta Milano-Roma, rigorosamente percorsa in treno, il Professor Monti sia stato scambiato con un suo perfetto sosia che si e’ impadronito del suo loden ma non, purtroppo, delle sue idee così mirabilmente espresse a mezzo stampa.
In attesa di trovare risposta a questo angosciante quesito, ci accontenteremmo che qualche autorevole esponente politico, che so un Bersani qualunque, un Casini di passaggio, tra una genuflessione e l’altra di fronte al Premier ci spiegassero come mai in Spagna hanno agito al contrario di noi e sono ancora vivi e vegeti.
E, nel frattempo, per il nuovo anno ci apprestiamo a lanciare questo slogan, semplice, efficace e di sicuro impatto: governo tecnico? Ma anche no.
Noi preferiamo la libertà di scelta, sempre e comunque. Ed ognuno si assuma le proprie responsabilità.

Puccio, più che scriverlo da anni, e in perfetta solitudine, che di questa legge elettorale schifosa fino a qualche mese fa non se ne era accorto nessuno, grandi quotidiani compresi, che dobbiamo fare?! Vogliamo sperare nei Maya?!
Auguri anche a te:))
Bene ,Chiara ,gli auguri sono d’ obbligo come non mai ,dato il forte bisogno che abbiamo tutti di veder migliorare la situazione . Si accettano anche miracoli.
Quanto alla libertà di scelta ,con l’attuale nostra legge elettorale ,come ben sai , ci è dato a mala pena un’ alzata di mano…come nelle migliori democrazie! Purtroppo -nella nostra realtà- la libertà di scelta appare morta ,e con essa ogni forma di responsabilità . Ma Napolitano sembra non lo sappia . Ma è da qui che dovremo cercar di ripartire .
Grazie a te Maria Rita, abbraccio compreso e ricambiato.
Ma anche no Chiara, forte e chiaro, senza se e senza ma. Grazie per la tua lucida analisi , sempre puntuale. Un abbraccio
Grazie Emilio, ma qui non si tratta di coraggio bensì di preciso calcolo politico, il che e’ anche peggio.
Duole notare che la Spagna, per certi versi nella stessa nostra situazione, ha avuto il coraggio che di cui noi, pusillanimi, spesso difettiamo. Ma il tuo articolo è perfetto. Totalmente condivisibile.
Buon Natale Chiara!