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LA CRESCITA HA BISOGNO DI UNA DECISA STERZATA

Stagnazione preoccupante. Pil e consumi non salgono. Redditi e salari al palo. Allarme rosso anche per l’occupazione di Enrico Cisnetto

di Enrico Cisnetto | 1 Luglio 2008

Ci sono tre segnali che arrivano nello stesso giorno e che certificano ancora una volta, anche se non ce n’era davvero bisogno, che l’Italia è sulla via di un declino insostenibile. Da una parte, la Corte dei Conti ha sottolineato come Roma abbia perso l’occasione per ridurre la sua spesa pubblica nonostante il calo del conto degli interessi sul debito dovuto all’entrata nell’euro. La massima autorità contabile del Paese ha certificato che abbiamo utilizzato i 70 miliardi di euro risparmiati sugli interessi (nientemeno che 4 punti di pil) per far salire l’asticella delle uscite invece che come riduzione del debito o come volano economico (investimenti produttivi). Al contrario di quanto hanno fatto Germania e Francia, che hanno usato il risparmio sugli interessi per far scendere pesantemente anche la spesa corrente (Berlino di 3,6 punti, Parigi di 0,7).

Secondo segnale, quello lanciato da Emma Marcegaglia. La “première dame” di Confindustria ha tracciato ieri un quadro che senza inutili filtri ha indicato con una sola parola: stagnazione. Il pil italiano, ha detto, salirà solo dello 0,1% nel 2008, contro l’1,5% del 2007. Sul fronte consumi, poi, si prevede una vera débacle (come aveva già detto due giorni fa l’Istat, segnalando una contrazione del 2,3% degli acquisti delle famiglie nel mese di aprile). Confindustria stima infatti per l’intero 2008 un progresso solo dello 0,8% (a fronte dell’1,4% dell’anno scorso). Male anche i redditi e i salari, completamente rosicchiati dall’inflazione che continua a galoppare (il +3,5% dei salari nominali sarà infatti totalmente sterilizzato dal +3,4% di aumento dei prezzi, a causa del boom di alimentari e combustibili), sono al palo.

E’ persino allarme rosso per l’occupazione, l’unica variabile economica che negli ultimi anni si è mossa in controtendenza: Confindustria prevede un rallentamento nel 2008 in linea con la stagnazione del pil. Ma anche sul fronte della finanza pubblica arriva un outlook super deprimente: sale il rapporto deficit-pil, e sarà sempre più difficile centrare i target imposti dalla Bce. Insomma, un film già visto quello che arriva dal combinato disposto dei due studi presentati ieri, che mostra come il Paese difficilmente si potrà riprendere dal piano inclinato su cui si trova senza una decisa sterzata. Bene che il ministro Tremonti abbia impostato la sua Finanziaria triennale per centrare gli obiettivi di finanza pubblica richiesto dall’Europa, ma se non si riesce a riportare il treno italiano sui binari della crescita, cioè se non si interviene in maniera più decisa sulla produttività, su redditi e salari e sul taglio della spesa pubblica, si rischia che il rigore sia fine a se stesso.

Nel frattempo, è arrivato un terzo segnale: negli Usa, il Tesoro ha rivisto al rialzo le previsioni sul pil del primo trimestre, portandole a un punto percentuale tondo tondo. Segno che la tanto paventata crisi americana è passata (almeno nella sua fase più acuta e purulenta), e che l’Italia cresce a un ritmo che è un decimo di quello Usa. Un divario incolmabile, insomma, che pesa ormai solo su di noi, mentre il trend europeo certificato dall’Ocse mostra che Germania e Francia quest’anno metteranno a segno rispettivamente una crescita dell’1,9% e dell’1,8%. Cosa, questa, che impone una riflessione di altro tipo: un sistema economico si riprende dagli shock se ha dei meccanismi di aggiustamento che riescano a fargli superare le fasi patologiche per tornare alla salute del mercato.

E non parlo solo di flessibilità: pensiamo al pugno durissimo di Washington contro i manager e i banchieri che hanno partecipato in questi anni al banchetto dei subprime a spese dei consumatori. E pensiamo invece a Roma con le nuove norme i processi sui grandi crac e sugli scandali finanziari (Parmalat in testa, con le sue 85 mila famiglie bidonate dai bond) finiranno in secondo piano. Il declino e il degrado di un paese si vedono anche da queste cose.

Enrico Cisnetto (da Terza Repubblica)

Pubblicato in : Primo piano

Info Enrico Cisnetto

Editorialista economico e opinion leader, da anni studio e descrivo i processi di cambiamento del capitalismo italiano e internazionale, soprattutto in relazione alle dinamiche politiche. Già direttore di diverse testate della Rusconi, vicedirettore del quotidiano l’Informazione e vicedirettore del settimanale Panorama, svolge un’intensa attività di editorialista per Il Messaggero, Il Foglio, Il Gazzettino di Venezia, La Sicilia di Catania, Liberal e Il Mondo. Cura una rubrica quotidiana nella trasmissione radiofonica Zapping (Rai Radio1) ed è spesso ospite delle trasmissioni di approfondimento e telegiornali di Rai, Mediaset, Sky, La7. Presidente di “Società Aperta”, è direttore responsabile del quotidiano on-line TerzaRepubblica.it

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