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La Corte Suprema cancella Jabloko alle elezioni di settembre

Alle elezioni per il rinnovo della Duma di Stato del prossimo 20 settembre, i cittadini e le cittadine russe non potranno scegliere alcun parlamentare che sostiene la pace. Perché la Corte Suprema della Federazione Russa ha disposto la cancellazione dalle schede elettorali di tutta la federazione del partito Jabloko l’unica formazione politica di opposizione legalmente riconosciuta in Russia a essersi schierata apertamente contro la guerra in Ucraina e a richiedere un immediato cessate il fuoco.

di Agenzia Sir | 14 Agosto 2026

di Sarah Numico*

Alle elezioni per il rinnovo della Duma di Stato del prossimo 20 settembre, i cittadini e le cittadine russe non potranno scegliere alcun parlamentare che sostiene la pace. Perché la Corte Suprema della Federazione Russa ha disposto la cancellazione dalle schede elettorali di tutta la federazione del partito Jabloko l’unica formazione politica di opposizione legalmente riconosciuta in Russia a essersi schierata apertamente contro la guerra in Ucraina e a richiedere un immediato cessate il fuoco.
A portare in tribunale lo schieramento di opposizione era stato il 7 agosto partito nazionalista Rodina, nonostante due settimane prima la Commissione Elettorale Centrale avesse approvato la formazione di Jabloko, la mela. Le accuse – poi accolte dai giudici – riguardavano violazioni della legge sui finanziamenti esteri e contestazioni sul diritto d’autore per i materiali di propaganda (tra cui citazioni di canzoni sovietiche sulla pace e immagini create con l’intelligenza artificiale). La Corte Suprema russa il 10 agosto, dopo 8 ore di processo, ha emesso il verdetto di esclusione della lista. Davanti al tribunale, tantissimi giovani e studenti hanno distribuito mele ai passanti, prima di essere identificati dalla Polizia. Il 12 agosto la pubblicazione della sentenza motivata, rilanciata dai media russi della dissidenza, elenca le motivazioni: violazione della legge elettorale a causa di post di sostegno pubblicati su social media stranieri, ricezione di fondi dall’estero e possibile violazione del diritto d’autore, per l’uso della canzone sovietica “Che ci sia sempre il sole”. In realtà, ha scritto il canale di informazione del partito, “la vera ragione dell’esclusione è lo slogan ‘per la pace e la libertà!’ con cui Jabloko si presenta alle elezioni”.
L’esclusione di Jabloko dalle elezioni ha generato una forte ondata di reazioni sui canali Telegram della dissidenza e dei media indipendenti russi in esilio. L’interpretazione di questa sentenza è fondamentalmente una:

il Cremlino ha avuto paura di un movimento di dissenso che inizialmente era stato tollerato ma che stava crescendo.

Avrebbe superato la soglia del 5% negli ultimi sondaggi. Per questo, il successo inatteso dello slogan pacifista “Per la pace e la libertà” e la diffusione virale di campagne sui social hanno convinto il Cremlino che la presenza del partito fosse diventata imprevedibile e quindi “pericolosa”. Al Cremlino “sanno benissimo di non avere la maggioranza”, ha scritto il dissidente Vladimir Kara-Murza, “che milioni di cittadini russi vogliono porre fine alla guerra in Ucraina oggi (e non hanno mai voluto iniziarla). Che un partito che si presenta con lo slogan ‘Per la pace e la libertà!’ riceverà un numero enorme di voti e, per quanto i risultati vengano falsificati, la società lo percepirà comunque”.

Ed è evidente che con questa ennesima mossa repressiva, il regime di Putin ha chiuso anche l’ultimo canale legale per esprimere dissenso pacifico nelle urne.

Nell’analisi di Radio Free Europe la decisione della Corte suprema rifletterebbe “l’ennesima spaccatura interna alle élite del Cremlino tra il blocco dei falchi e dei servizi di sicurezza, intenzionati a schiacciare qualsiasi dissenso pacifico, e la fazione dei tecnocrati che inizialmente voleva usare Jabloko come finzione democratica”.
Per Grigory Yavlinsky, il Fondatore di questo partito che è sempre stato all’opposizione pur senza mai riuscire a coagulare i tanti antagonisti di Putin che pure sono passati per le sue fila, ha dichiarato che “non è in gioco il destino di Jabloko: è in gioco il destino della Russia”. E ha spiegato: “Quando un partito viene rimosso dalla scheda elettorale senza reali motivi, il sistema politico si sta smascherando da solo. Questa decisione dice dell’importanza della nostra piattaforma politica molto più di qualsiasi risultato elettorale ufficiale”.
Il leader di Jabloko Nikolai Rybakov ha annunciato che presenterà ricorso contro la sentenza: ci sono 5 giorni di tempo dal 10 agosto per farlo. Rybakov in un video del 12 agosto, rivolgendosi ai sostenitori del partito, ha invitato a non disperare e non perdere la speranza: “Siamo con voi, perché il vero obiettivo del governo è che perdiate la fiducia e la speranza. Questo non accadrà; è impossibile. Dobbiamo continuare a lottare per la pace! Lottare affinché il popolo russo possa vivere senza paura”. Nel video Rybakov ha anche parlato di un “piano B” con cui partecipare alle elezioni di settembre, ma non ha ancora dato i dettagli di una nuova strategia. Ciò che circola sui canali della dissidenza è l’invito al “voto intelligente” vale a dire votare per qualsiasi partito tranne Russia Unita. Per Ilya Yashin, che come Kara Murza è stato in carcere, “l’esclusione di Jabloko ha mostrato quante persone ci sono che si oppongono alla guerra e alla dittatura — e il Cremlino non sarà in grado di nasconderlo, nemmeno falsificando i risultati. E quindi cosa facciamo adesso? Votiamo, a tutti i costi. Il nostro compito ora è spingere il risultato di Russia Unita il più in basso possibile”.
E intanto i giovani sostenitori di Jabloko distribuiscono mele e invitano, attraverso il movimento “Vesna nella diaspora” a protestare contro la squalifica del partito dalle elezioni e in segno di solidarietà portare mele davanti alle ambasciate russe nel mondo.

Sarah Numico

*Agenzia Sir

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Agenzia Sir

L’Agenzia S.I.R. (Servizio Informazione Religiosa) nasce nel 1988, per iniziativa della Federazione Italiana Settimanali Cattolici e con il sostegno della CEI.
Il primo numero del SIR settimanale (l’attuale Fatti e pensieri) porta la data del 13 gennaio 1989. Il 20 settembre 1995, l’Agenzia lancia il proprio sito Internet: si tratta di uno dei primi servizi web cattolici in Italia. Il sito verrà rivisto graficamente e nei contenuti nel 1998, nel 2003, nel 2005, nel 2010.
Nel 2001 prende avvio, d’intesa con il Consiglio delle Conferenze episcopali europee, SIR Europa: servizio d’informazione europea che concentra la sua attenzione su diversi temi e aspetti del nostro continente.

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