
Per l’ampiezza dei loro poteri e per il sistema di elezione diretta, l’aspetto della comunicazione mediatica o interpersonale è sempre stato molto importante per i Presidenti e interessa da vicino polititologi, sociologi ,studiosi di psicologia sociale. Ma ha anche un impatto sul grande pubblico perché le figure dei Presidenti Usa hanno influenzato la vita politica di tutto il mondo occidentale
In questo recente libro che s’intitola ,appunto La comunicazione politica americana da Kennedy a Trump (Polistampa- Mauro Pagliai edit. Firenze 2020) Alessandro Vittorio Sorani traccia il profilo degli ultimi undici Presidenti narrandone in modo agile e avvincente la biografia, le campagne elettorali, gli aspetti più rilevanti del loro mandato con particolare riferimento all’aspetto della comunicazione.
Il dibattito televisivo tra Kennedy e Nixon nel settembre 1960 è passato alla storia perché fu il primo tra i candidati alla Casa Bianca ed ebbe un forte peso sulla vittoria finale. E’ noto che Nixon arrivò stanco, avendo fatto campagna elettorale tutto il giorno. Per di più aveva un principio d’ influenza e appariva pallido e non pefettamente rasato. Kennedy, invece, era “tonico, abbrozato rilassato…elegante”.
Da quel momento la strategia d’immagine entrò a far parte del bagaglio dei personaggi politici in tutto il mondo e si parlò a lungo dello stile comunicativo di JFK.
Questo libro di Alessandro Vittorio Sorani (uno dei più noti formatori e consulenti sui temi del parlare in pubblico e della leadership che da vent’anni ha formato e affiancato
politici, imprenditori, sportivi e sindacalisti) esamina accuratamente e con osservazioni quanto mai significative lo stile di leadership e l’agire comunicativo dei Presidenti Usa che si sono avvicendati da Kennedy a Trump: undici diversi modi di relazionarsi col pubblico.
Per ognuno dei protagonisti l’autore traccia un ritratto biografico, mettendo in luce soprattutto le peculiarità dello stile comunicativo, come l’estrema cura per l’immagine da parte di JFK e la sua capacità di delineare grandi orizzonti come la Nuova frontiera nei quali l’elettore non era soggetto passivo ma parte integrante,attiva,del progetto politico.
Il suo successore Lindon Johnson non aveva la stessa capacità d’interagire con I media ma era abilissimo nelle relazioni interpersonali. Per questo aveva un peso così rilevante nelle convention e il libro approfondisce le caratteristiche del suo stile, I suoi atout e i suoi limiti.
Ampio spazio viene dedicato anche al fenomeno Reagan che dominò gli anni ’80. Sebbene fosse ormai anziano rivelò doti eccezionali di grande comunicatore .
Sorani rileva che, sebbene fossero politicamente molto distanti, un filo sottile lega la comunicazione di Reagan a quella di Kennedy I due Presidenti con il più alto indice di gradimento della storia. Reagan seppe apparire energico e rassicurante … Si ricorda il braccio di ferro con l’Unione sovietica e la sua definizione di impero del male che coniò con accuratezza, I suoi furono gli anni dell’America fiera della sua prosperità, che voleva essere più rispettata nel mondo. Non a caso furono gli anni di Rocky IV e di Rambo oltre che dell’ individualismo. Tra l’altro il protagonismo di Reagan cambiò il concetto di conferenza stampa rispetto all’aspetto colloquiale che aveva in precedenza.
Reagan sconfisse il Presidente Carter che fece vari autogol comunicativi fra cui il noto discorso del malessere. Il 15 luglio 1979, si rivolse alla nazione in diretta televisiva per discutere della crisi energetica ed economica. Il Malaise speech fu definito un sermone e una sorta di reprimenda non solo per il tono monocorde ma perchè aveva solo visioni negative che mettevano con le spalle al muro e Sorani ne analizza anche la comunciazione non verbale fu giudicata altrettanto negativamente. Anche l’insistere sulle consultazioni, sull’ascolto fu considerato segno di debolezza perchè -commenta Sorani – gli americani volevano che il Presidente apparisse sicuro nelle scelte che fosse una guida
Bill Clinton, invece, viene considerato uno dei più grandi Presidenti sia come uomo di governo che come comunicatore e come stratega elettorale. Rifiutò la candidatura nel 1988 e si presentò con slancio quattro anni dopo. Da musicista – sottolinea Sorani – aveva il senso del ritmo. In effetti, Infatti coglieva i tempi giusti nelle scelte, nel modo di relazionarsi e dedicava particolare cura alla struttura dei suoi discorsi .
Per Bush senior, questo libro rileva he il suo discorso più importante fu quello che non volle fare….rifiutò una ghiotta opportunità mediatica per non ostacolare il processo di disgregazione del comunismo, Celebre, inoltre, la sua immagine dei Thousand points of light che riprese in molti discorsi.
Interessante anche il capitolo dedicato a Bush junior che di solito non è considerato un buon comunicatore ma che Sorani definisce come personaggio complesso. Ad esempio, le sue note gaffes o le storpiature di alcune parole veicolavano un messaggio di vicinanza alla gente. Sapeva quindi suscitare empatia che è particolarmente importante nella comunicazione politica americana. Quindi Bush citava aneddoti, faceva riferimenti concreti a con tanto di nome a pompieri del ground zero, a vedove di guerra e il libro cita varie frasi a effetto che coniava nei suoi discorsi
Quanto a Obama a cui dedica ampio spazio, Sorani ricorda che bruciò le tappe in politica , è stato l’unico ad annunciare la sua candidatura con due anni di anticipo. I suoi avversari lo definivano una rockstar e, in effetti, ogni suo discorso era un evento epocale con un’empatia mai vista fino ad allora con un mix comunicazione a raggio lungo e corto
Descrivendo la prima campagna elettorale di Trump Sorani ne osserva i toni ,la forza d’urto di quando attaccava e costringeva l’avversario politico a mettersi sulla difensiva indebolendo così la sua posizione
Make America great again era il suo slogan. La sua fu una campagna in salita perché era perception come un dilettante alle bagaglio ma era popolare e amato dal cento Medio in quanto emblema del sogno americano e per molti rappresentò l’orgoglio dell’ America first.
In questo modo il parvenu, il dilettante divenne il candidato più votato nella storia delle primarie americane. Sintomatici i tre dibattiti televisivi che furono scontri diretti anzi dei veri duelli .
Tra l’altro, il saggio di Sorani che, facendo riferimento al passato, offre anche una valida lettura per comprendere e commentare la campagna elettorale che si sta concludendo in questi giorni .
Alessandro Vittorio Sorani ha insegnato Psicologia Sociale presso la Scuola di Medicina dell’Università di Firenze e collabora con la Scuola di Scienze Politiche della stessa Università. È presidente di Confartigianato Imprese Firenze e vicepresidente di Polimoda e della Scuola di Scienze Aziendali e Tecnologie Industriali. Tra i suoi libri Parola di leader. Conversazioni sul discorso carismatico (Mauro Pagliai, 2008) e La comunicazione politica americana da Kennedy a Trump (Mauro Pagliai, 2020).
Gabriele Parenti

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