
Firenze, Da mercoledì 30 novembre a domenica 3 dicembre in scena La Colonia, di Marivaux: una prima assoluta per la regia di Beppe Navello. ( che l’ha tradotta per la prima volta in italiano).
Una pièce che per la rivendicazione della parità di genere nell’ottica di una nuova dimensione sociale la rende un’opera di straordinaria attualità sulla condizione femminile.
“Nel 1750 – ricorda Navello – Marivaux decise di riadattare una sua vecchia commedia in tre atti che non aveva avuto successo, ricompattandola in un atto unico: ventuno anni prima, il 18 giugno 1729 quella commedia, sotto il titolo La nouvelle colonie, era stata rappresentata al Théâtre des Italiens e, nonostante il cast annoverasse alcune star dell’epoca come Silvia Balletti e Pierre François Biancolelli, era stata ritirata dopo una sola rappresentazione. Colpa del testo ispirato a una delle questioni filosofiche più scottanti sollevate dagli illuministi? Colpa di un eccesso di verbosità in un teatro come quello italiano che i parigini continuavano a considerare erede della Commedia dell’Arte? Una scarna cronaca del “Mercure de France”è tutto quel che ci rimane della recita del 1729 e non consente valutazioni storico critiche convincenti”.
Il testo da Marivaux nel 1750, è definita un testo utopistico: parla di un naufragio su un’isola deserta, e di una rivolta delle donne contro i mariti che vogliono avere ogni potere decisionale. L’intento della rivolta è anche di costruire un nuovo mondo in quella colonia sperduta in mezzo all’oceano.
Inoltre, mercoledì 30 novembre, alle ore 18, vengono presentati alla Pergola anche i primi tre volumi del teatro di Marivaux editi da CuePress. Intervengono la curatrice Paola Ranzini dell’Institut Universitaire de France-Avignon Université, insieme al regista e traduttore Beppe Navello, a Stéphane Kerber dell’Institut français di Tel Aviv e a Monica Pavesio, docente di Scienze della mediazione linguistica all’Università di Torino. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.
«La prima finalità di questo lavoro – afferma Paola Ranzini – è far conoscere la produzione di un classico francese, che ha composto buona parte delle sue commedie per il Théâtre Italien di Parigi e che proprio alla tecnica, molto apprezzata, dei comici italiani si ispirò per costruire il proprio stile, sempre di una modernità dirompente. Ma soprattutto i testi pubblicati in traduzione si destinano alle scene italiane, affinché ne offrano una interpretazione per il pubblico di oggi.»
Sono infatti poche anche le pièce di Marivaux giunte finora nei teatri italiani e attraverso questa operazione filologica si intende allargare il panorama di diffusione culturale anche a nuove esplorazioni e messe in scena – attuate al momento, in tale contesto e nell’ambito del Progetto speciale finanziato dalla Direzione Generale del MIC Marivaux: le utopie, dal regista Beppe Navellocon le regie a Milano de La seconda sorpresa dell’amore (dal 23 al 27 novembre al Piccolo Teatro) e a Firenze con La Colonia in prima assoluta (dal 30 novembre al 3 dicembre al Teatro alla Pergola).
Il primo volume del Teatro di Marivaux, uscito nel 2021, comprende: La sorpresa dell’amore (1722), La seconda sorpresa dell’amore (1727) e I giuramenti imprudenti (1732), tre commedie incentrate su quella che la critica per molto tempo ha considerato quale l’essenza stessa del teatro marivaudiano, e cioè la vicenda di personaggi che giungono a riconoscere e a esprimere un sentimento cui pure, per volontà e ragione, tentano di sottrarsi.
La seconda sorpresa dell’amore, nella traduzione di Beppe Navello, è la commedia da lui messa in scena, creata in prima nazionale al Teatro della Pergola nel novembre 2021, e ora in cartellone al Piccolo Teatro di Milano.
Il secondo volume comprende le traduzioni della Doppia incostanza (1723), della Finta serva (1724) e del Trionfo dell’amore (1732), tre fra le commedie più celebri di Marivaux, conosciute anche in Italia grazie a regie storiche rispettivamente di Andrée Ruth Shammah, Patrice Chéreau e Antoine Vitez. Il volume pubblica la traduzione, fin qui inedita, apprestata da Enrico D’Amato ed Ena Marchi proprio per la messa in scena di Vitez per il Piccolo Teatro (1985-1986), riveduta da Ena Marchi per l’edizione di oggi.
Il terzo volume comprende due sezioni di tre commedie ciascuna. Lo stratagemma riuscito (1733), Il qui pro quo (1734)e La gioia imprevista (1738)sono tre commedie composte per il Théâtre Italien di Parigi, il cui intreccio è fondato su equivoci e scambi, dissimulazioni e finzioni, mascheramenti e travestimenti: altrettante prove organizzate o subite perché trionfi la parola sincera, accompagnata da atti e atteggiamenti finalmente in accordo con essa. Di tali commedie, del tutto ignote in Italia, si propone qui per la prima volta una traduzione italiana.
La seconda sezione, Le Utopie, è invece dedicata a tre commedie (L’isola degli schiavi, L’isola della ragione, La colonia) che costituiscono un insieme, la cui composizione iniziale si estende fra il 1725 e il 1729, ma con una riscrittura tarda (1750) per una di esse. Rappresentate rispettivamente alla Comédie-Italienne, alla Comédie-Française e in un teatro di società, nell’opera di Marivaux esse costituiscono senza dubbio, per coerenza e unità tematica, il ciclo più omogeneo. L’isola degli schiavi, resa celebre in Italia grazie alla regia di Giorgio Strehler nel 1994, è qui pubblicata nella traduzione che ne apprestò Carlo Repetti per la messa in scena di Irina Brook (2017). La traduzione della Colonia è a cura dello stesso Beppe Navello, che la dirige al Teatro della Pergola.
Inoltre, il 1° dicembre, dalle 9 alle 18, sempre alla Pergola, si tiene la giornata internazionale di studi Marivaux nel secolo delle utopie filosofiche, organizzata dall’Associazione Culturale Teatro Europeo in collaborazione con il Teatro della Toscana, l’Università di Avignone e l’Institut Universitaire de France, con il coordinamento di Paola Ranzini. L’ingresso è libero fino a esaurimento dei posti disponibili.
Gabriele Parenti

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