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La Cina taglia i fondi per la guerra in Iran

A quattro giorni dall’attacco degli Usa all’Iran, la situazione nello strategico Stretto di Hormuz si complica ulteriormente. La Cina prende posizione congelando i prestiti e vendendo i bond degli alleati Usa: Arabia Saudita e Emirati Arabi. Lo Stretto è fisicamente chiuso, sotto il controllo totale della Marina iraniana come ha annunciato Mohammad Akbarzadeh, funzionario dei Pasdaran. La conseguenza ancora più determinante è che il sistema assicurativo che sostiene il commercio marittimo globale è collassato: i principali club assicurativi tra cui London P&I, Steamship Mutual, Gard, American P&I e Swedish Club hanno sospeso la copertura per il rischio di guerra in diverse aree del Golfo Persico e del Golfo di Oman. In assenza di copertura assicurativa, molte compagnie di navigazione non sono disposte a far transitare le proprie petroliere nella regione, determinando un blocco operativo del traffico commerciale.

di Salvatore Rondello | 7 Marzo 2026

A quattro giorni dall’attacco degli Usa all’Iran, la situazione nello strategico Stretto di Hormuz si complica ulteriormente. La Cina prende posizione congelando i prestiti e vendendo i bond degli alleati Usa: Arabia Saudita e Emirati Arabi.
Lo Stretto è fisicamente chiuso, sotto il controllo totale della Marina iraniana come ha annunciato Mohammad Akbarzadeh, funzionario dei Pasdaran. La conseguenza ancora più determinante è che il sistema assicurativo che sostiene il commercio marittimo globale è collassato: i principali club assicurativi tra cui London P&I, Steamship Mutual, Gard, American P&I e Swedish Club hanno sospeso la copertura per il rischio di guerra in diverse aree del Golfo Persico e del Golfo di Oman. In assenza di copertura assicurativa, molte compagnie di navigazione non sono disposte a far transitare le proprie petroliere nella regione, determinando un blocco operativo del traffico commerciale.
Come se non bastasse, l’offensiva antiamericana si è estesa, anche se in maniera non ufficiale alla Cina: le società finanziarie cinesi hanno infatti ridotto l’esposizione al debito del Medio Oriente. Inoltre, secondo quanto riporta Bloomberg, una grande banca ha limitato l’uso di una linea di credito bilaterale concessa a una finanziaria del governo dell’Arabia Saudita. Un istituto di medie dimensioni, poi, sta cercando acquirenti per cedere le quote di finanziamenti sindacati a debitori mediorientali, fra cui un’operazione da 4 miliardi di dollari conclusa lo scorso anno dal fondo sovrano Adq. In ballo ci sono prestiti per 15,7 miliardi di dollari la maggior parte destinata ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
Quanto ai bond, la società di gestione patrimoniale di una compagnia assicurativa cinese sta poi riducendo le partecipazioni nei bond governativi dell’Arabia Saudita e di Saudi Aramco. L’Autorità Monetaria di Hong Kong ha contattato questa settimana almeno due banche locali per riesaminare la loro esposizione a prestiti e obbligazioni del Medio Oriente. Anche la National Financial Regulatory Administration cinese ha chiesto agli istituti di esaminare le proprie attività di finanziamento nel Golfo.
In questo quadro, dopo giorni di prezzi al rialzo, petrolio e gas hanno leggermente ritracciato: il Brent ha ceduto lo 0,40% a 81 dollari e il Wti lo 0,50% a 74,2 dollari. I futures sul gas hanno chiuso in calo del 4,4%. Questo non risolve il problema della consegna dei prodotti petroliferi nella catena della distribuzione.
In merito al rischio energetico, ieri il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha rassicurato sulla possibilità dell’Italia di appoggiarsi alle centrali a carbone, strategiche per le scorte, confermando che gli stoccaggi italiani sono al 50%, quindi sopra le media Ue del 30%.
L’infantilismo della politica internazionale rende sempre più difficile la vita all’umanità in tutto il mondo. La prima cosa da farsi dovrebbe essere la richiesta di pace in tutto il mondo, ma non si vede all’orizzonte chi possa far ragionare le parti belligeranti, anche se Sanchez ha fatto sentire la voce socialista a difesa degli interessi dell’umanità.

Salvatore Rondello

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Salvatore Rondello

Salvatore Rondello è nato a Trapani il 11 luglio 1954. Dal 1982 vive e lavora a Roma.
Dopo aver conseguito la maturità con il massimo dei voti, ha proseguito gli studi in economia e commercio presso l’Università degli Studi di Venezia “Ca’ Foscari”.
Studioso di problematiche sociali, economiche e politiche con particolare attenzione alle tematiche del credito, del welfare e del mercato del lavoro, ha organizzato diversi convegni ai quali sono intervenuti importanti personalità del mondo accademico, politico e sindacale.
Opinionista, consulente artistico e poeta, ha coordinato diversi dibattiti culturali tra i quali sono annoverati diverse presentazioni di nuove pubblicazioni librarie.
Alcuni suoi scritti sono stati pubblicati in diverse riviste e quotidiani. Da settembre 2016 collabora con la Redazione del quotidiano “Avanti on line”.
Nel febbraio 2015 pubblica per Aletti Editore la raccolta di poesie “Vagazioni” classificata finalista nella II edizione del Premio Internazionale “Salvatore Quasimodo”.
Si è sempre battuto socialmente per la tutela del patrimonio artistico e naturale, per la diffusione della cultura, per la difesa Resistenza dei diritti umani e dei valori della Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Luca Bagatin

    7 Marzo 2026 alle 16:11

    Ottimo articolo.
    Oggi ho sentito quell’ex Premier chiamato Renzi che sbraitava contro Sanchez.
    Lasciamo stare poi le dichiarazioni di Tajani e della Meloni.
    Ciò dà la misura di cosa sia la politichetta italiana di oggi, fatta di ideologia, improvvisazione, ipocrisia e servilismo.
    Eppure, la logica dei fatti sarebbe a portata di mano a indicarci la strada.

    Rispondi

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