
A quattro giorni dall’attacco degli Usa all’Iran, la situazione nello strategico Stretto di Hormuz si complica ulteriormente. La Cina prende posizione congelando i prestiti e vendendo i bond degli alleati Usa: Arabia Saudita e Emirati Arabi.
Lo Stretto è fisicamente chiuso, sotto il controllo totale della Marina iraniana come ha annunciato Mohammad Akbarzadeh, funzionario dei Pasdaran. La conseguenza ancora più determinante è che il sistema assicurativo che sostiene il commercio marittimo globale è collassato: i principali club assicurativi tra cui London P&I, Steamship Mutual, Gard, American P&I e Swedish Club hanno sospeso la copertura per il rischio di guerra in diverse aree del Golfo Persico e del Golfo di Oman. In assenza di copertura assicurativa, molte compagnie di navigazione non sono disposte a far transitare le proprie petroliere nella regione, determinando un blocco operativo del traffico commerciale.
Come se non bastasse, l’offensiva antiamericana si è estesa, anche se in maniera non ufficiale alla Cina: le società finanziarie cinesi hanno infatti ridotto l’esposizione al debito del Medio Oriente. Inoltre, secondo quanto riporta Bloomberg, una grande banca ha limitato l’uso di una linea di credito bilaterale concessa a una finanziaria del governo dell’Arabia Saudita. Un istituto di medie dimensioni, poi, sta cercando acquirenti per cedere le quote di finanziamenti sindacati a debitori mediorientali, fra cui un’operazione da 4 miliardi di dollari conclusa lo scorso anno dal fondo sovrano Adq. In ballo ci sono prestiti per 15,7 miliardi di dollari la maggior parte destinata ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
Quanto ai bond, la società di gestione patrimoniale di una compagnia assicurativa cinese sta poi riducendo le partecipazioni nei bond governativi dell’Arabia Saudita e di Saudi Aramco. L’Autorità Monetaria di Hong Kong ha contattato questa settimana almeno due banche locali per riesaminare la loro esposizione a prestiti e obbligazioni del Medio Oriente. Anche la National Financial Regulatory Administration cinese ha chiesto agli istituti di esaminare le proprie attività di finanziamento nel Golfo.
In questo quadro, dopo giorni di prezzi al rialzo, petrolio e gas hanno leggermente ritracciato: il Brent ha ceduto lo 0,40% a 81 dollari e il Wti lo 0,50% a 74,2 dollari. I futures sul gas hanno chiuso in calo del 4,4%. Questo non risolve il problema della consegna dei prodotti petroliferi nella catena della distribuzione.
In merito al rischio energetico, ieri il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha rassicurato sulla possibilità dell’Italia di appoggiarsi alle centrali a carbone, strategiche per le scorte, confermando che gli stoccaggi italiani sono al 50%, quindi sopra le media Ue del 30%.
L’infantilismo della politica internazionale rende sempre più difficile la vita all’umanità in tutto il mondo. La prima cosa da farsi dovrebbe essere la richiesta di pace in tutto il mondo, ma non si vede all’orizzonte chi possa far ragionare le parti belligeranti, anche se Sanchez ha fatto sentire la voce socialista a difesa degli interessi dell’umanità.
Salvatore Rondello

Ottimo articolo.
Oggi ho sentito quell’ex Premier chiamato Renzi che sbraitava contro Sanchez.
Lasciamo stare poi le dichiarazioni di Tajani e della Meloni.
Ciò dà la misura di cosa sia la politichetta italiana di oggi, fatta di ideologia, improvvisazione, ipocrisia e servilismo.
Eppure, la logica dei fatti sarebbe a portata di mano a indicarci la strada.