
La riforma elettorale proposta dal centrodestra è stata bocciata per un solo voto. Un episodio che va ben oltre una semplice sconfitta parlamentare e che ripropone una domanda fondamentale: chi ha davvero interesse a impedire che siano gli italiani a scegliere i propri rappresentanti?
Da anni il Parlamento viene composto soprattutto attraverso le liste decise dalle segreterie dei partiti. Sono loro a stabilire chi entrerà a Montecitorio e Palazzo Madama, mentre agli elettori resta ben poco potere di scelta. È un sistema che rafforza gli apparati, premia la fedeltà al partito e indebolisce il rapporto tra parlamentari e cittadini.
La riforma cercava di invertire questa logica, restituendo maggiore peso alla volontà popolare. Si può essere favorevoli o contrari al suo contenuto, ma è difficile sostenere che aumentare il ruolo degli elettori rappresenti con un sistema simil-mafioso non rappresenti un passo indietro per la democrazia.
Colpisce poi la posizione delle opposizioni. Dal primo giorno dell’ insediamento della Meloni non perdono occasione per urlare, indignati, di tornare al voto il prima possibile, ma respingono una riforma che avrebbe consentito agli italiani di incidere maggiormente sulla scelta dei parlamentari. Una patetica contraddizione politica che alimenta il sospetto che l’attuale sistema faccia comodo a chi continua a controllare la composizione delle Camere.
Anche il centrodestra, tuttavia, deve interrogarsi su quanto accaduto. Una riforma di questa importanza non può essere affossata per un solo voto senza aprire una riflessione sulla compattezza della maggioranza. Quando esistono dei franchi tiratori tra le coalizioni di governo, il problema è politico prima ancora che numerico.
Il mondo intero sta attraversando una fase internazionale complessa e l’ Italia non può permettersi governi che rischiano di andare in difficoltà a ogni votazione decisiva. La stabilità non è un lusso, ma una necessità.
La vera riforma resta sempre quella di restituire agli italiani il diritto di scegliere davvero chi li rappresenta. Un Parlamento eletto dai cittadini è più forte, più autorevole e più libero di uno composto prevalentemente da nominati dalle segreterie dei partiti.
Piero Terracina

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