
Gli azionisti di Tesla hanno approvato un piano di compensi in azioni da mille miliardi di dollari per Elon Musk, articolato in 12 tranche legate soprattutto alla capitalizzazione di mercato. Il piano parla ovviamente di umanoidi, robot-taxi, IA, ma quello che conta è la quotazione.
Musk ha indicato l’asticella: tra dieci anni Tesla dovrebbe arrivare a 8.500 miliardi di valore, oltre cinque volte e mezzo l’attuale. Non importa se l’obiettivo sia realistico perché l’operazione vale di per sé stessa dal punto di vista finanziario, suscitando un’aspettativa che alimenta la bolla di ricchezza attraendo gli investitori.
Ormai le grandi corporation reinvestono meno del 20% degli utili in attività produttive, mentre oltre il 60% finisce in buyback e dividendi; cioè si comprano azioni proprie per aumentarne il valore e si distribuisce la ricchezza agli azionisti.
Siamo nel cuore del funzionamento del capitalismo finanziario in cui il denaro genera più denaro saltando o addirittura eliminando l’elemento intermedio della produzione che genera merci.
È un capitalismo che punisce il lavoro, premia la riduzione del personale e i licenziamenti e finisce per arricchire una cerchia ristrettissima di persone, quell’1 per cento della popolazione contro il 99 per cento della popolazione che si impoverisce.
L’altro aspetto fu questa forma oggi dominante di capitalismo è la concentrazione del capitale, un fenomeno già analizzato da Karl Marx.
Infatti, a decidere della ricompensa miliardaria a Musk sono stati proprio i tre grandi colossi della finanza, Vanguard, BlackRock e State Street, che detengono la gran parte delle azioni di Tesla. Sono i tre fondi che oggi controllano le più grandi aziende mondiali e che sono in grado quindi di determinare l’economia del mondo e le scelte importanti che pesano sul futuro dell’umanità.
Un libro interessante di Massimo De Carolis “Rifeudalizzazikne”, uscito in questi giorni, parla proprio della rifeudalizzazione della società, spiegando che i poteri economici concentrati agiscono al solo scopo di rafforzare se stessi e assumono anche il ruolo di decisori politici sulle questioni più importanti, disintegrando le istituzioni democratiche.
Capitalismo e democrazia, che lecnarrazioni dominanti liberal-democratiche, hanno voluto per lungo tempo presentare come strettamente connessi, in realtà sono entrati in collisione.
Finanziarizzazione e globalizzazione hanno svuotato il potere delle istituzioni democratiche nazionali e prodotto la crisi democratica e l’impoverimento delle classi lavoratrici in tutto l’Occidente.
C’è anche un aspetto immorale. Parliamo infatti di retribuzioni fino a 2.700 volte un salario operaio specializzato.
Secondo Oxfam, i dieci miliardari più ricchi degli USA hanno aggiunto 698 miliardi in dodici mesi. L’1% possiede ricchezze 101 volte la classe media e 987 volte i ceti popolari; il 50% più povero detiene appena il 2,5% della ricchezza nazionale.
Il patrimonio personale di Musk tocca i 460 miliardi e in un anmobé aumentato di 100. Nello stesso periodo il salario medio di un operaio americano è restato attorno a 59 mila dollari lordi, mentre l’inflazione erode il potere d’acquisto.
La stessa dinamica la ritroviamo in Europa. In Italia i top manager di Piazza Affari incassano in media 4,2 milioni l’anno. Poi ci sono picchi: Carlos Tavares (Stellantis) 36,5 milioni nel 2023; Andrea Orcel (UniCredit) 13,2 milioni nel 2024. A fronte di un salario medio poco sopra i 30 mila euro lordi, il rapporto arriva a 500:1.
Non stupisce che Bernie Sanders parli di “economia truccata” e definisca l’operazione di Musk grossolanamente immorale.
E non stupisce neppure che, a New York, nella capitale mondiale dell’Occidente, vinca un giovane che orgogliosamente si definisce socialista sconfiggendo la destra trumpiana e sostituendo la vecchia classe dirigente liberal e moderata del suo partito.
Si aspetta fiduciosi, con un impegno quotidiano, che qualcosa del genere avvenga anche in Italia.
Enrico Rossi

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