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La cannabis sul terrazzo di casa e il pericoloso messaggio ai minori

di Carla Ceretelli | 30 Dicembre 2019

Allarme da San Patrignano: “Ai  minori sembrerà innocua”

“IL SENSO DELLA VITA NON È BERE E FUMARSELA”

DURA OMELIA DEL PARROCO AI FUNERALI DI GAIA E CAMILLA.

Chi beve non guida chi guida non beve.  Sempre e comunque.

 

Contraria  e allergica ai pulpiti e ai predicozzi, clericali o laici,  stavolta condivido in pieno le parole di un prelato. Perché il messaggio non è religioso e moralistico ma  antropico, e fisiologicamente  equilibrato e  illuminato.

Naturalmente anche in relazione a questa tragedia che ha distrutto tre famiglie seppure con  emozioni e parametri diversi, ci sono varie scuole di pensiero.

Intanto si dice che coltivare le piante domestiche di cannabis non è reato. Inutile per combattere lo spaccio. Messaggio pericoloso per i ragazzi. Come sottolineato da una comunità molto più  autorevole della mia modesta opinione ancorché supportata da una certa esperienza.

C’è chi sostiene che, se  non altro coltivata sul terrazzo è nature e non addizionata con agenti chimici come quella degli spaccini o su internet. Il messaggio, dunque,  dovrebbe  essere diverso dal proibizionismo per dissuadere i ragazzi dal consumarla. Ma non basta.

Il messaggio  deve essere  sempre   negativo. La droga di qualunque tipo fa male sempre e comunque , ma  in età evolutiva, di più. Quanto alle modalità di dissuasione, oltre a quella collettiva, è opportuno  scegliere quelle  che si confanno ai soggetti da trattare, in famiglia e  a scuola, prevalentemente. Ma anche all’interno delle bande e dei gruppi.  Operate  da dissuasori e facilitatori.

Il messaggio che passa è invece,  “fatti la piantina  in casa e fumatela. Serenamente.

Qualcuno sostiene, giustamente, che il senso della vita non è nemmeno traversare col rosso, con la pioggia o scarsa  visibilità. Ma spesso, anche se non sempre, è  proprio sotto l’effetto di sostanze che si fanno azioni insensate. Non sappiamo al momento se sia questo il caso.

Hanno  sbagliato in tre, tragicamente, e alcool e droga c’entrano eccome, e le proibizioni purtroppo non bastano, e noi cerchiamo ragioni, cause, e non ne troviamo abbastanza, né antidoti efficaci.  E siamo tutti preoccupati di figli  nipoti  e  posteri. La china è bruttina. Temiamo  che il permissivismo abbia superato il limite.

Qualcuno si chiede anche se  anche alle ragazze hanno fatto i test, ipotizzando che  tanto sobrie non  fossero nemmeno loro.  Ce lo stiamo chiedendo tutti  mentre speriamo che questa tragedia sia almeno utile per gli altri. Per renderli più cauti e accorti.

In contemporanea, casualmente, certo,  si decide che coltivare piante domestiche di cannabis non è reato. Messaggio della Cannabis a casa, pericoloso per i ragazzini, inutile per lo spaccio che comunque continua, con innovative, talvolta fatali, schifezze. Come dire fatevi una canna casareccia, che nessuno può dirvi nulla. Dato che spesso gli  stessi familiari sono tollerantie conniventi.

Il permissivismo  non   funziona, e nemmeno il proibizionismo. Funzionerebbe, con dei limiti, il convincimento, il coinvolgimento del senso di responsabilità, l’autocoscienza del rischio.

Sento che in Germania i minori non possono circolare da soli dopo la mezzanotte. Si tratta di ridurre al minimo le possibilità di incidenti fatali, non potendoli purtroppo annientare.

Un ragazzo di 17 anni è in coma etilico per un free drink, ora si dice così.  E gli amici anzichè aiutarlo lo filmano e lo mandano in giro su whatsapp, tanto utile quanto spesso deleteria se malamente usata. Come tutti gli strumenti. La nostra generazione, quella del dopoguerra,  forse non era pronta a questo turbillon di novità di ogni tipo, dalla tecnologia a tutto il resto. Certamente  sarebbe auspicabile  equilibrio fra permissivismo e proibizionismo.  Si chiama moderazione, ma è così difficile trasmetterla, specie per chi non ce l’ha. Dato che  la nostra generazione  ha rincorso il progresso senza preoccuparsi troppo di trovare  una sorta di  clausole di salvaguardia.

Poi c’è chi sostiene che  la vita va vissuta. Indipendentemente. Con la motivazione che nessuno può e deve giudicare  se è giusto o sbagliato cosa decide una persona per sè se non  coinvolge altri  procurandando danno. Chi è laico  e liberale, si sostiene,  ragiona cosi senza nessuna morale che non sia rivolta solo alla propria persona.

Controbatto dicendo che  la morale in questo caso non c’entra nulla  tantomeno il moralismo. Qui, infatti,  trattasi di coinvolgimento collettivo alla grande.

Bene,  tu, adulto fatti e bevi, in casa tua.  Ma non andare in giro a far danno agli altri. Tu, minore, fai come dice chi ti deve tutelare, secondo la legge, ma anche secondo una  sorta di  morale  laica e  umana che ha l’obbligo di difendere e proteggere i minori.

Qui non si tratta di costituzione, ma di vita e di morte delineate  e separate da un filo sottilissimo, quasi inesistente. Basta un clic, e  un insieme di fattori fatalmente  si incontrano e producono tregedie. Imprudenza profonda e,  pare, anche scarsissima visibilità per pioggia e illuminazione insufficiente. Insomma fato crudele.

“Nelle case, l’indirizzo dei figli sta all’educazione che danno i genitori”  continua il sedicente liberale a tutto tondo. E mi incita a starmene per i fatti miei,  se penso  di risolvere   il problema vietando.  Mi accusa inoltre di “voler entrare  in casa degli Italiani e decidere cosa privatamente devono fare. Se non  si parte  da cosa deve fare la società di se stessa non si  risolve il problema. Con una dittatura forse”. E, dulcis in fundo, da liberale integerrimo quale dice di essere,  mi accusa, sic,  di condividere le idee  con chi è socialista  e di pendere  da quella parte. Ecco, ti pareva che non si scadesse nella politica anche sulla sicurezza  e la tutela dei giovani?

Ma non mi lascio certo  condizionare.  No, non sui minori che vanno tutelati sempre e comunque anche con la forza se necessario.  Preferibilmente dolce  persuasiva e, ovviamente,  preventiva.

Ma se il messaggio è fatti una fumata con la tua robina fatta in casa, non ci sto.

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, costituzione, fa male, genitori, germania, giovani, incidenti, Laici, scuola

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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