Potremmo brevemente sintetizzare la situazione odierna dicendo che se il Pdl piange, il Pd certo non ride, ma ci piace proseguire e dilungarci sul tema perché mai come oggi le due fantasmatiche coalizioni, promosse dal nulla e fondate sul niente, nate entrambe con un Dna già programmato al disfacimento in tempi brevissimi piuttosto che al consolidamento, peraltro impossibile, sono le due facce di una stessa medaglia che rappresenta l’estrema decadenza dell’Italia bipolare ma prima ancora consociativa, giunta finalmente e fragorosamente al capolinea. Ultima fermata, una nuova seguitissima moda che sta facendo proseliti alla velocità della luce e che pure Francesco Guicciardini aveva previsto con secoli di anticipo: il micro-partito, ovvero “il particulare” che riemerge fatalmente dalla nostra memoria genetica perché è davvero l’unica caratteristica che ci accomuna da Nord a Sud. Accade, ad esempio, a Firenze che il Presidente del Consiglio Comunale non sappia come fronteggiare l’improvvisa prolificazione di posizioni strettamente individuali, dovute alla fuga di consiglieri del Pdl, e non solo, che hanno preso strade diverse con i nomi più strambi, poiché lo spazio disponibile per il gruppo misto nella sala del consiglio non è più sufficiente a contenerli tutti. Un paradosso tutto italiano che però è davvero il segno tragico e parodistico insieme – come da miglior tradizione della commedia dell’arte – della degenerazione di una politica sempre più malintesa come affermazione personale piuttosto che come strumento volto allo sviluppo del bene comune. Ma d’altro canto, laddove regna – o meglio, vegeta – l’opposizione, dalla quale dovremmo e potremmo aspettarci una responsabile presa di posizione nei confronti del bene del paese in una fase buia e confusa della vita politica ed istituzionale, assistiamo invece all’identica implosione che sta disgregando quel che resta del Pd – ora più che mai Partito Devastato – in una miriade di correnti, correntine, gruppi, gruppettini, consorterie amicali o meno, tutte prese a spararsi addosso evitando con cura l’unica misura profilattica che permetterebbe quantomeno di fare chiarezza, ovvero una basica, sincera ed impietosa autoanalisi sulle ragioni di un fallimento epocale. Perché il punto non sta nel documento di Veltroni, nelle sue successive ipocrite modifiche, nei firmatari che lo appoggiano, piuttosto che nella difesa di Bersani, nei distinguo di Rosy Bindi, nelle iniziative estemporanee di Franceschini e Parisi, o nelle sparate guascone di Di Pietro – no, il punto vero, l’unico nodo centrale, sta nel rifiuto, prima ancora che nell’incapacità, di aprirsi ad una non più rimandabile dialettica interna, che certo parrebbe appropriata ad un partito che si chiama Democratico, che chiarisca una volta e per sempre obbiettivi, programmi, ambizioni persino, accettando di ricorrere alle restanti risorse positive interne e riconoscendo la necessità assoluta di un cambio generazionale ma prima ancora culturale che sarebbe l’unica via per la sopravvivenza e, forse, per una significativa ripresa della dialettica democratica nel nostro paese.
Invece, l’unica ragione che i leaders del Pd sanno opporre alle richieste delle ormai numerose fazioni interne, è che in questo momento aprirsi al confronto ed all’autocritica, riconoscendo una stato evidente ed oggettivo di frantumazione di posizioni, significherebbe solo “fare un regalo a Berlusconi”. Ecco, è qui, in questa ottusità senza pari, in questa retriva incapacità di capire cosa sta accadendo, in questo endemico tacitare voci e pulsioni, in questo ennesimo futile insipiente richiamo al collante dell’antiberlusconismo, che sta la metà delle ragioni della crisi irreversibile della nostra democrazia. L’eterno rinvio in nome di un presunto interesse comune che di fatto tale non è, la conservazione fin oltre allo stremo di posizioni di retroguardia che pure fin qui non hanno mai pagato, l’indefesso rifiuto a fare i conti con il passato, a riconoscere errori e manchevolezze, a farsi infine da parte a favore di forze più nuove e magari anche con qualcosa da dire, spiegano la totale assenza di una opposizione autentica, credibile, responsabile e produttiva che tanto ha danneggiato il nostro paese e che, a quanto pare, non ha ancora finito di fare danni. Di fronte a tutto ciò, poco importa tenere il passo di tutte le singole dichiarazioni, dei “se”, dei “ma” e dei “però”, degli estemporanei velleitarismi che quotidianamente ci affliggono tramite comunicati stampa – l’italico malcostume della sconfitta senza padri ci affligge e ci affonda senza speranza di redenzione alcuna. Se la bussola di Bersani indica una sola direzione, ovvero l’abbattimento di Berlusconi, invece che la presa d’atto della disfatta e dell’inadeguatezza di un sistema bipolare che tutti, destra e sinistra, hanno creato ed alimentato a loro esclusivo uso, consumo e soprattutto beneficio, è bene che questa bussola sia andata persa, ma ci pare che qui si configuri la tragica situazione della tempesta perfetta: la barca è nell’occhio del ciclone, ovvero in quella illusoria e brevissima calma piatta prima che l’uragano riprenda a dispiegare tutta la sua forza devastante. Non sarà certo un logoro collante della battaglia contro qualcuno a salvarla né a salvare tutti noi dall’affondamento, dunque se ancora vogliamo riemergere ora più che mai è necessario che ci riprendiamo il nostro ruolo, sin qui negato, di cittadini e ci battiamo per appoggiare l’instaurazione di strumenti democratici che ci permettano di spazzar via questo ciarpame oligarchico ed ottuso e di ripartire da capo. La nostra proposta è sempre valida, appoggiatela e vediamo di ottenere tutti insieme un risultato che, per una volta, non premi un partito ma un’intera comunità.
Chiara Boriosi

Cari Nicola e Chiara, come vedete anche In Inghilterra ci amano, ho lasciato questa replica a chi esaltava la libertà di esprimersi in Inghilterra, ed in 3 ore ho ricevuto 2 voti a favore, col mio Inglese un successo.
In Italy I made a pepper comment on Mazzini, after one our disappeared, so being the most liberal newspaper on line I know and being director’s friend, couldn’t believe, wrote a rap poetry against XX September, when Rome door was cannoned by Savoia, disappeared after 20 minutes, I protested and was said they routinely make changes but was in archives anyway!
In Italia ho fatto un commento al pepe su Mazzini, dopo un’ora è scomparso, perciò trattandosi del giornale on line più liberale che conosco ed essendo amico del Direttore, non potevo crederci, così ho scritto una poesia rap contro il XX settembre, quando la porta di Roma fu presa a cannonate dai Savoia, è scomparsa dopo 20 minuti. Ho protestato ma mi hanno risposto che di rutine avvengono dei cambiamenti, ma che comunque fosse era conservata in archivio!
Grazie Nicola,
equivoco risolto.
In realtà erano da parte mia controlli su eventuali censure, diciamo che chiedo perdono ad eventuali casuali lettori di quelle mie sgarberie esagerate, avevo più cercato la eventuale censura che il dialogo!
Forse vivo ancora i tempi dei miei trisavoli(?):
Noi reformatori dello studio di Padova, avendo veduto per fede di revisione ed approvazione del P. Fr. Vincenzo Maria Mazzoleni Inquisitore, nel libro intitolato Memorie Istoriche di Feltre….
Forza dai che passo, passo, un po’ cattolici un po’ laici e liberali, faremo ritornare grande questa nostra Patria, ma per Roma e federalismo, io con la mia spada ad inchiostro in mano tu per i laici ed i liberali, con l’intero giornale.
Caro Luigi,
ma che ti pare, impegnato come ero a fare la guardia a casa tua a Mambrui, che avessi pure il tempo di censurarti i commenti?
Vai tranquillo all’indice generale: ci sono ancora, nessuno li ha tolti.
Settimanalmente, come tutti possono constatare, cambiamo radicalmente tutta la home page e con essa tutti gli articoli che finiscono così nell’archivio che è, comunque, consultabile.
Quando vieni a Firenze?
Caro Nicola e cara Chiara,
avevo messo dei commenti al pepe su Mazzini, controllato ben bene, al”inizio c’erano, dopo alcune ore è tutto sparito.
Ho pensato cambio di numero ma… meglio controllare!
Così sulle celebrazioni del 20 Settembre a porta Pia, mi sono davero sfogato, chi mi ha mai letto può immaginare, dopo alcune ore, tutto ripulito che neanche Diabolik è più silenzioso.
Meglio per me che quando scrivo mi spendo più che cercar consenso, but no hope actually for Italy,follow me eventually at: The Independent
Trevigiano.
Luigi: mi unisco al nostro Direttore, qui nessuno, e dico nessuno, è mai stato censurato, l’unico limite che mettiamo agli interventi è quello della buona educazione. Poichè dici di aver inviato un commento, o è fallita la pubblicazione – succede, basta riprovare – oppure, se l’hai mandato per posta, sappi che personalmente ho avuto dei problemi con il mio account, ora risolti. Nessun mistero, nessuna censura. Siamo e resteremo Pensalibero anche e soprattutto per questo.
Paolo: se partiamo dal presupposto che non si può far nulla, allora siamo già arresi. Noi invece ci battiamo, fino in fondo. Questo è il NOSTRO paese, e dunque ci impegniamo a fare qualcosa di costruttivo per rimetterlo in piedi.
Per Luigi,
spiegami un mistero: come si fa a “censurare” un commento che ciascuno appone da solo, senza mediazioni o necessità di egistrarsi?
Cara Chiara,
almeno tu se hai un po’ di autostima, lascia che i tuoi lettori siano avveduti di questo, a 66 annni dalla liberazione vi ho inviato per commento un po’ di rap sulla nostra Italia, e quale è stato il risultato:
Censurato, Censurato, Censurato.
Se voi siete davvero pensalibero cosa insegnate agli altri?
Ma il ciarpame oligarchico, Chiara, non lo mandi via perché si foraggia assai bene, la commedia dell’arte, col Cavalier Cattivo e il Bersan Hood, saranno ancora là, finché c’é da magnare!