Quando nel marzo del 1993 il parlamento approvò la legge sulla elezione diretta del Sindaco, apparve una svolta epocale. I vecchi partiti erano stati travolti dall’ inchiesta Manipulite e si erano rapidamente sgretolati. Nascevano nuove formazioni politiche e il richiamo alla cosiddetta ” società civile ” era sempre più forte. La speranza era quella che terminasse nelle amministrazioni locali lo stillicidio di maggioranze e di sindaci che andavano e venivano, ma che invece trionfasse la governabilità. In effetti gli inizi furono positivi. Molte persone che non avevano mai fatto politica, si misero al servizio della comunità. L’interscambio culturale e di esperienze fu molto utile per accelerare progetti innovativi nelle città e nelle province. La favola è durata per qualche anno, ora Biancaneve è stata sostituita dalla strega cattiva. Sia a destra che a sinistra, l’ eletto viene conquistato dalla sindrome “i voti sono tutti miei io sono stato eletto quindi decido tutto io”. Le assemblee elettive scompaiono e si trasformano in tristi votifici. Scompare la politica. In questi giorni, tranne rare eccezioni, in molte città dove si andrà a votare non si conosce ancora il nome dei candidati. E siamo a pochi mesi dal voto, con agosto di mezzo. I cittadini che nel 1993 pensavano di essersi riappropriati del voto oggi contano ben poco e si rifugiano nell’ astensione. E il malefico detto “si stava meglio quando si stava peggio” riaffiora pericolosamente.
Roberto Caputo

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