Non si può sapere come sarebbero andate le cose se “la grande ipocrisia” non avesse sconfitto “la grande confessione” evocata da Francesco Cossiga ai tempi di Tangentopoli. Si può con certezza affermare che non sarebbero andate peggio di così.
Con una ondata così di scandali (Mose, Expo 2015, Carige, per citarne solo alcuni) e con il malaffare avvertito come inesorabile “normalità”, viene in mente la “grande confessione” invocata all’inizio degli anni ’90 da Francesco Cossiga. L’ex Presidente della Repubblica aveva capito per tempo i rischi dello stordimento della classe dirigente di allora, politica e no, e dell’inerzia con cui si subiva il dilagare della Magistratura, ben oltre i doveri imposti dall’azione penale. “Grande confessione” significava innanzitutto assunzione di responsabilità di fronte al dovere di ammettere fatti e misfatti compiuti per finanziare i partiti. Ma anche per rivendicare, in un mondo appena uscito dalla “guerra fredda” che azioni illecite avevano contribuito a mantenere l’Italia nel novero delle grandi democrazie. Certo si era andati oltre. Molti avevano profittato a titolo personale. Dunque era venuto il momento di fare punto e a capo.
Ci provò il governo Amato. Un tentativo tra mille timori, naufragato non appena il pool milanese, dando vita all’ennesimo straripamento senza mai essere chiamato a risponderne, pronunciò a reti unificate un niet sapientemente drammatizzato. In molti, cariche istituzionali, politici, e stampa che avevano manifestato consenso al decreto per arrestare un’ondata incontenibile, si tirarono indietro. Per viltà quasi tutti. Ma ad alcuni quella viltà consentì non pochi guadagni politici e materiali. Agli eredi di partiti come PCI, MSI, Lega sotto l’aspetto politico; ai gruppi finanziari e imprenditoriali di controllo dei principali giornali e reti televisive, dal punto di vista economico.
Ciò che ne conseguì furono anni di arbitraria e barbara gestione della storia del Paese e delle storie personali. Ci si adoprerò per conservare l’immagine immacolata a partiti che sono oggi i protagonisti delle presunte ruberie sulle quali si sta indagando. Netto fu il solco ed altrettanto arbitrario. Si inventò il terribile sillogismo del “non poteva non sapere” brandito contro gli esponenti del pentapartito che sostituiva troppo spesso la faticosa ricerca delle prove. Altre figure arbitrarie, “la dazione ambientale”, la “concussione ambientale”: efficaci dal punto di vista logico e storico ma stravolgenti dal punto di vista giuridico.
Non si volle affrontare la realtà. Il sistema del finanziamento illecito era in vigore da anni. Si trattava di una percentuale riservata ai partiti (tutti i partiti) sulle opere principali che andava avanti ormai per forza di inerzia, secondo percentuali che ne fotografavano l’importanza. Come molti indagini dimostrarono, non c’era la richiesta, non ce ne era bisogno. Come a dire: “assicuriamo la vita dei partiti perché siamo contenti di come amministrano il Paese che, prosperando, ci consente di lavorare e guadagnare a nostra volta”. Naturalmente era, anche questa, una grande ipocrisia. Eppure consentì di dividere tra figli e figliastri. Si appurò che le tangenti arrivavano anche a Botteghe Oscure. Ma, guarda un po’, non si riuscì a stabilire a quale piano del Palazzo. Il mitico Greganti riuscì a passare da eroe secondo un consolidato costume nazionale. Tutti pensavano che i soldi li prendeva per il partito, però “guarda che ganzo, non canta”. In verità a passare da eroe e da ganzo gli fu data più di una mano: il procuratore aggiunto Gerardo D’Ambrosio si premurò di cercare le prove ( e darle al PM che procedeva, Titti Parenti) per dimostrare che i soldi erano stati utilizzati per l’acquisto di una casa (proprio quei soldi!). E a Firenze, dove era stato fermato con una valigia carica di un miliardo in contanti, fu “creduto” quando raccontò che si trattava di proventi delle sottoscrizioni alle feste dell’Unità.
Ora l’eroe si trova nuovamente coinvolto assieme ad altri reduci di quella stagione per le tangenti Expo 2015.
Non si può sapere come sarebbero andate le cose se “la grande ipocrisia” non avesse sconfitto “la grande confessione” evocata da Francesco Cossiga. Si può con certezza affermare che non sarebbero andate peggio di così.


Nel mio commento precedente scritto con Ipad, puoi vedere appunto l’effetto di disordine termodinamico sotto forma di errori ortografici, se fossi pagato per commentare, sarei diventato anch’io un ladro!
Mi sembra Nicola che affrontare il tema dell’onestà limitandolo all’ambito politico, impedisce di comprenderlo.
Se lo si osserva invece in modo generale è semplice conseguenza dei pricipi della termidinamica che reggono l’Universo che ogni macchina si deteriori, quindi non solo gli uomini come macchine ben funzionanti (onesti) devono convivere con altri andati fuori riga per infiniti piccoli detoriamenti e quindi disonesti, ti dirò di più legare la disonesà alla termodinamica, permette di prevedere che presto ruberanno anche i computer!
Caro Nicola, l’impotenza che ci avvolge, la retorica invocata, l’onestà dei pensieri, così come tante altre positive sensazioni andrebbero infilate in un bicchiere e dopo averlo ben agitato berne il contenuto senza indugi. Potrebbe anche nascere qualcosa di buono. Forse. Da chi?
Leggo oggi che il Comandante della Guardia di Finanza, rivendica per il suo coprpo percentuali d’infedeltà infinitesimali, se chiederanno dei Magistrati ancora meno.
Ora se al tredicesimo Apostolo c’era i traditore e gli altri dodici, anche per lo storico agnostico, hanno fondato la Chiesa che a tutt’oggi rappresenta l’istituzione più duratura mai creata dall’umanità, vuol dire che dove non risulta una sufficente percentuale di ladri, è una Casta che non viene indagata, perchè la natura umana prevede una percentuale fissa di oltre un cinque per cento di illegalità immodificabile.
Purtroppo, caro Orsini, appare sempre più chiaro che il cosiddetto sistema Italia è solo un “sistema” inventato a tavolino dalla politica, con il conforto tecnico della pubblica amministrazione (dal vertice alla base), per alimentare se stessa grazie al sostegno della burocrazia…le tanti leggi, leggine, regolamenti e norme varate lo dimostrano: tutti filtri e blocchi per consentire il “passaggio” da una casella all’altra a seguito di pagamento. Come al gioco dell’oca…eccezioni a parte, naturalmente. Saluti
de rossi
Caro Cardini,
ci ha quasi indovinato. In effetti secondo alcuni i ladri di oggi non erano ladri ieri. Pur facendo le stesse cose di quelli che venivano considerati ladri ieri.
Risulta evidente che solo il Movimento5Stelle ha le carte in regola per parlare di tangenti e tangentisti senza doversi vergognare. Ed è evidente anche che a voi di Pensalibero i ladri di oggi danno fastidio e quelli di ieri vi stanno bene.
Tutto vero, caro Direttore. Aggiungerei solo che la grande ipocrisia continua imperterrita a scandalizzarsi di volta in volta come un verginella sulle nuove “scoperte” di corruzione e concussione da parte di imprenditori, pubblici amministratori, politici e professionisti. Sono oltre quarantanni che faccio l’architetto e da quando ho iniziato mi sono imbattuto in questi casi: dal piccolo geometra del comune che ti promette rapidamente la licenza di costruire, snellendo le pratiche, fino alla tariffa dovuta all’assessore (competente e di turno) per un tot. a metro cubo, fino al sindaco, supremo percettore e facilitatore. Se non hai la copertura te la devi cercare, altrimenti rimani fuori della porta…e non lavori. Il male nasce all’epoca della IRI degli anni Sessanta, del ministero Partecipazioni statali (micidiale macchina del malaffare), del Tesoro, dei Sindacati del doppio gioco e dei partiti. La “cerniera della corruzione” tecnicamente e scientificamente ben studiata dagli apparati statali, era, come ancora non può non essere, tutta basata sul famigerato meccanismo della “concessione”. Cioè della Società Concessionaria/Affidataria, nominata ad hoc dalla politica e di fatto unica responsabile delle procedure di subappalto. Subappalto che veniva e tuttora viene “concesso” a chi faceva e fa ricorso alla politica. Come? impegnandosi a restituire il “favore” con le tangenti. Molto semplice. Il problema, caro Direttore, è che se una persona come me aveva capito, intuito, saputo, letto e subito, come mai “Chi” doveva controllare per doveri di ufficio, anche prima di Tangentopoli, girava la testa dall’altra parte? Ma continuiamo a scandalizzarci e a fare promesse….Il Re è nudo da tempo, ma nessuno guarda le impudicizie, se non in certi casi! Lo Stato, come dice Pannella, non solo per le carceri talvolta è generatore di illegalità..
Grazie dell’ospitalità.
Alessandro de Rossi
Caro Nicola, mi piace fare dell’ironia.Mose aprì le acque del fiume per liberare i paletini dall’oppressione egiziana
Mose del 2014 sbarra le acque per non far fuggire i ladri che appartengono strarno a dirsi anche ai pariti puliti come erano definiti qualche tempo fa quando erano amici si San Pietro.La storia si ripete con una grande differenza che in passato servivono a mantenere l”organizzazione dei Partiti, oggi invece a riempire poche tasche. Il vero dramma è che oggi s’è perduto il senso della lotta o guerra civile, Sarebbe bello vedere chi diventa ricco rubando , ridurlo a vivere elemosinando, altro che mandarlo in carcere.
E’ andata proprio così. Nessuno la riaggiusta piu’.