
Oggetto: Preoccupazione istituzionale in merito alla diffusione del documentario NAZA nelle scuole italiane
Gentile Ministro,
Desideriamo sottoporre alla Sua attenzione una questione che riguarda direttamente la tutela educativa, la sicurezza culturale e la responsabilità istituzionale delle nostre scuole: la crescente iniziativa, da parte di alcuni docenti e associazioni, di accompagnare gruppi di studenti alla visione del documentario NAZA.
Il film si presenta come un’opera “contro‑propagandistica”, ma la sua stessa documentazione rivela una costruzione narrativa dichiaratamente orientata, priva di fonti terze, priva di verifiche indipendenti e fondata su un impianto ideologico che descrive Israele come un “regime genocida” e che riduce il conflitto mediorientale a una lettura binaria e accusatoria.
Gli autori dichiarano apertamente di voler “smontare la narrazione occidentale” e di proporre una “verità alternativa”, senza alcun riferimento a standard giornalistici, storici o accademici. Non vi è traccia di pluralità di fonti, né di un reale contraddittorio.
Esporre studenti minorenni a contenuti di questo tipo — privi di contestualizzazione geopolitica, privi di equilibrio informativo, privi di strumenti critici — non rappresenta un esercizio di educazione alla complessità.
Rappresenta, al contrario, un rischio concreto di indottrinamento emotivo, soprattutto in un momento storico in cui l’Europa registra un aumento allarmante di episodi antisionisti e antisemiti, spesso alimentati proprio da narrazioni semplificate e polarizzanti.
Le scuole italiane hanno il dovere di proteggere gli studenti da contenuti che, sotto la veste di “informazione alternativa”, veicolano messaggi che possono tradursi in ostilità verso gruppi identitari, in radicalizzazione emotiva e in una percezione distorta del conflitto.
La visione di NAZA, così come presentata dai suoi autori, non offre strumenti critici: offre una tesi unica, costruita per suscitare indignazione e adesione ideologica.
In questo contesto, appare particolarmente preoccupante che alcuni docenti promuovano la visione del film come attività formativa, senza prevedere alcun contraddittorio, alcuna mediazione esperta, alcuna analisi delle fonti.
Una scuola che espone gli studenti a contenuti unilaterali su un tema così delicato rischia di diventare — involontariamente — un amplificatore di tensioni sociali e culturali che già oggi sfociano, in Italia come in Europa, in gesti e parole di antisemitismo.
Per queste ragioni, Le chiediamo rispettosamente di valutare:
- l’opportunità di emanare una circolare di indirizzo che richiami le scuole alla necessità di garantire pluralismo, verifica delle fonti e contraddittorio in ogni attività extracurricolare riguardante conflitti internazionali;
- l’avvio di una riflessione istituzionale sul ruolo dei docenti nella selezione dei materiali audiovisivi, soprattutto quando questi presentano contenuti dichiaratamente ideologici;
- la possibilità di promuovere, a livello nazionale, percorsi formativi che aiutino gli studenti a distinguere tra informazione, propaganda e contenuti polarizzanti.
La scuola italiana deve restare un presidio di conoscenza equilibrata, non un luogo in cui narrazioni unilaterali — qualunque esse siano — possano trasformarsi in strumenti di pressione emotiva o culturale.
Confidiamo nella Sua sensibilitàv istituzionale e nella Sua attenzione verso la tutela dei nostri studenti.
Con osservanza,
ALA (Associazione per Lotta all’ Antisemitismo)
Redazione Pensalibero.it

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