“a Napoli c’è gente con un reddito di 2500 euro, quindi ricchi, che sono indebitati per 7000 euro: hanno introiti per 2500 euro e uscite per 5000. Atro dato allarmante, riferito da padre Rastrelli, presidente della consulta nazionale antiusura, nel corso del convegno su: “Indebitamento e problemi della città”, che rivela il modo di pensare di non pochi napoletani: “io cercavo di dare lavoro a 3000 giovani, l’ho dato solo a 450 perché molti hanno detto: ‘non vogliamo lavorare, non ci interessa perche’ il lavoro legale paga poco, e costa fatica”
I fattori che portano all’indebitamento sono comunque complessi come sottolinea, Francesco Vallone, presidente dell’associazione nazionale pensionati Banco di Napoli, organizzatore del convegno, tenutosi nella sala delle assemblee del Sampaolo Banco di Napoli. Uno tra questi, continua Vallone, è lo stretto rapporto che si è venuto a creare tra civiltà dei consumi e indebitamento: “Molte persone, vivono aldisopra delle proprie possibilità, spendono più di quanto producono. E questo è sicuramente da imputarsi ai messaggi della pubblicità che inducono quasi meccanicamente a consumare indiscriminatamente, e ai nuovi modelli culturali figli del consumismo, che danno priorità all’avere piuttosto che all’essere”.
In questo contesto di crisi dei valori umani, l’opera di padre Rastrelli, si è rivelata significativa dal punto di vista culturale e degli interventi concreti realizzati per arginare il fenomeno dilagante dell’usura a Napoli. Il direttore generale del Banco di Napoli, Antonio Nucci, sottolinea che: “Al Nord il 92% delle famiglie ha un rapporto con le banche, a Napoli, solo il 40%. A significare quanto il ricorrere a vie illegali, indipendentemente dai motivi, sia ancora una realtà, nel meridione d’Italia, difficile da sradicare. Anche se la relazione di Franco Salza, presidente del Fap Credito, mette in evidenza quanto il fenomeno dell’usura, in regioni come il Piemonte, sia in forte espansione. Questa capillarità del problema e soprattutto le sue ricadute a livello di disagio sociale, perché l’usura uccide materialmente e moralmente le persone, e le priva della forza di reagire. Le vittime infatti tendono a chiudersi e a non denunciare. E inoltre coloro che cadono in questa trappola sono più numerosi di quello che si immagina. E le cause sono individuabili non solo nell’ignoranza o nel non rispetto della legalità.
Tra l’altro bisogna aspettare fino agli anni 90 perché strutture idonee e leggi adeguate contro l’usura vengano approvate. La tenace iniziativa di padre Rastrelli, si inserisce in questo periodo, quando con un piccolo gruppo di volontari, organizza il fondo di solidarietà antiusura, e riesce a creare una Fondazione nel 1992, alla quale, dopo molte battaglie,viene riconosciuta un ruolo giuridico. Intanto i volontari che prestano la loro opera gratuitamente aumenta progressivamente. la Fondazione si arrichisce della professionalità di medici, commercialisti, giornalisti, avvocati, accomunati tutti dall’idea di aiutare le persone attraverso l’ascolto, l’educazione, l’umanità. La Fondazione impone la sua autorevolezza in tutta Italia, in molte regioni nascono
Fondazioni simili, riunite nella Consulta nazionale delle Fondazioni Antiusura. E a livello istituzionale padre Rastrelli riesce a far approvare la legge 108/96 contro l’usura. A 15 anni di attività il bilancio della sua opera è senz’altro positivo. Ben 5000 famiglie sono state salvate dall’usura. Circa 3000 hanno hanno usufruito di un aiuto finanziario pari a oltre 18 milioni di euro, altre 2000 sono state salvate con interventi di consulenza legale e con mediazioni professionali.
Paulette Ievoli

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