Oggi, tutte le strategie elaborabili, da parte di chiunque della sinistra, per risalire la china della politica sono destinate a fallire perché manca la fiducia e il sostegno convinto proprio da parte del popolo di sinistra. La scomparsa dell’identità politica e ideologica della sinistra, la manifesta propensione dei dirigenti politici a frantumarsi più che ad unificarsi sono alla base delle sconfitte a ripetizione di tutto l’arco della sinistra italiana.
L’ultima sconfitta elettorale registrata in Sardegna deve servire a tutti per fare ammenda dei propri errori, delle proprie cattiverie a danno dell’intera sinistra.
Tutti i cittadini di sinistra, compreso quelli che rivestono cariche politiche a qualsiasi livello devono, in questo particolare momento di delusioni e di amarezze traumatizzanti della base politica, riprendere la bussola dell’orgoglio politico e tutti uniti seguire l’indicazione che porta al Socialismo democratico e all’Internazionale Socialista.
Il nuovo percorso della sinistra italiana deve essere sancita da un Congresso di revisione storica dalla scissione di Livorno del 1921 a Mani Pulite del 1992 per una riappacificazione generale idonea a rifondare la sinistra laica, democratica, riformista con vocazione maggioritaria.
Il Congresso deve servire anche a comunicare al Popolo italiano la ritrovata intesa di tutta la sinistr, pronta a riprendere la lotta civile, sia per migliorare le condizioni economiche e civili delle classi deboli, sia per difendere la democrazia da rischi involutivi.
Domenico Civitano

Ripartiamo da Salvemini, e dai liberali e socialisti del Non Mollare…
Civitano tocca il nervo dei nervi, la “revisione storica dalla scissione di Livorno del 1921 a Mani Pulite del 1992”. Ma chi può tanto? La storiografia è attardata da quando il cattolicesimo di sinistra ha bloccato l’evoluzione del pensiero critico infilando la storia recente in un tunnel terminale. A causa di questo blocco indigeno i sinistri nostrani sono andati a pascolare nei diritti civili USA che coi nostri diritti civili non hanno niente in comune. La cultura, eccetto pochi casi, si riassume in un migliaio di pappagalli che sparlano in TV, sui giornali, in libracci settimanali. La revisione è possibile solo se i veri laici riprendono in mano il pensiero critico e lo sottraggono alle furbe strategie cattoliche. Ma ciò è possibile solo con una nuova sensibilità storica, una nuova sensibilità della libertà che non si esaurisca nella libertà dei genitali e loro derivati. Perciò sono contro i Franceschini e contro i Renzi. M.S.