Fausto Bertinotti, Presidente della Camera ed ex Segretario del Partito della Rifondazione Comunista, ha concluso la sua visita a Budapest per la commemorazione del cinquantenario dell’insurrezione ungherese contro i carri armati sovietici del ’56.
La visita di Bertinotti fa il paio con quella del Presidente della Repubblica Napolitano, postcomunista doc di un mese circa fa.
Con Napolitano siamo stati davvero severi, ma, riteniamo, a ragione. Abbiamo scritto che, mentre Pietro Nenni, socialista umanitario, aprì gli occhi già nel ’56 e divenne un anticomunista democratico, Giorgio Napolitano li apre oggi, cinquanta anni dopo.
Non rinnegando peraltro la storia del comunismo sovietico, europeo ed internazionale ovvero una storia profondamente antidemocratica e autoritaria.
Fausto Bertinotti è un politico di lungo corso che militò in passato nella sinistra del Partito Socialista Italiano. Ovvero nella corrente che faceva capo a Riccardo Lombardi.
Ho sempre fatto fatica a vedere Bertinotti come leader comunista, definendolo piuttosto un socialista utopista (e forse per questo mi è sempre stato politicamente più simpatico della vecchia nomenklatura postcomunista da D’Alema passando per Fassino allo stesso Napolitano).
Non a caso in più occasione egli stesso ha preferito citare Proudhon in luogo di Marx e proprio in questi giorni egli afferma che: “C’è qualcosa che lega Spartaco, i Ciompi, la Comune”. Discorsi insomma più da socialista libertario che da marxista leninista (ricordiamo, per chi non ne fosse a conoscenza, che le due correnti sono da sempre storicamente contrapposte ed antitechiche: la prima antepone l’individuo con i suoi diritti allo Stato e si batte per l’emancipazione dell’individuo; la seconda, quella marxista leninista antepone lo Stato all’individuo ed ha come fine la dittatura del proletariato).
Detto ciò le cose sono due: o Bertinotti ha sbagliato completamente partito oppure Rifondazione dovrebbe cambiare linea, nome e simbolo mandando in soffitta Marx e trasformandosi in un partito di sinistra più moderna per quanto estrema (contenti loro…).
Chiudendo definitivamente i conti con la sua passata storia profondamente antidemocratica fatta di connivenze con la dittatura sovietica.
Che ciò sia possibile non siamo così illusi da crederlo (anche se lo auspichiamo, come a destra auspichiamo che si butti definitivamente a mare la cultura fascista) purtuttavia apprezziamo il gesto del Presidente Bertinotti, ultimo comunista a non esserlo mai stato.
Luca Bagatin
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

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