E’ una guerra non dichiarata, subdola, che dopo cento anni da quella mondiale, rischia di coinvolgere altri eserciti, ma che le diplomazie per fortuna al momento scongiurano.
Il canale televisivo ucraino 1+1 trasmette, nel mezzo del suo telegiornale, lo spot su i ragazzi che partono al fronte. Un gruppetto di soldati percorre, con movimenti rallentati, il corridoio ed escono dall’ingresso in fondo. Un numero di telefono speciale appare subito dopo con la frase in cirillico. La giornalista che sta per riprendere il corso dell’informazione televisiva, per un attimo accompagna il suo sguardo con lieve sorriso di tristezza. L’Ucraina è in guerra contro il fratello russo. E’ una guerra non dichiarata, subdola, che dopo cento anni da quella mondiale, rischia di coinvolgere altri eserciti, ma che le diplomazie per fortuna al momento scongiurano. Quel numero e la frase sotto, sono il riferimento per tutto il popolo ucraino, chiamato a versare nelle casse dell’esercito qualsiasi cifra possibile alle proprie tasche per finanziarlo. E’ uno sforzo popolare che tutti sentono necessario e patriottico perché una cosa, l’invasione russa ha convinto gli ucraini: loro sono una nazione ed un popolo unito, da Liev ad Odessa, alla Crimea occupata. Fin da Maidan, la civile e pacifica manifestazione contro il satrapo Yanukovic, che avrebbe riportato presto l’Ucraina nelle braccia dell’impero Russo di Putin, il paese ha preso coscienza della sua emancipazione ed ogni giorno trascorso, ha rafforzato la sua identità. Le nuove e libere elezioni, hanno legittimato il nuovo pensiero. Lo Stato non ha i soldi e l’organizzazione sufficiente per difendersi e chiede aiuto a tutti i suoi cittadini che non sono certo ricchi, dove pochi Grivna sono un contributo importante. La Storia di questa nazione, più antica di quella di Mosca, ha conosciuto un susseguirsi di vicende, invasioni ed occupazioni che sono culminate con le tragedie del secolo scorso, tra deportazioni e stermini, fame e carestie, colonizzazione di russi e sovietici che con altre repubbliche hanno fatto della Russia un immenso dominio. Per questo è difficile, oggi che l’Ucraina è uno Stato in cerca della sua indipendenza da Mosca, difendersi dalle mire di Putin. I confini e la lingua si prestano ai giochi dell’ex padrone che ha sempre rimpianto di aver lasciato andare Kiev per la sua strada. Non esistono, infatti, montagne o fiumi od altri limiti naturali che possono distinguere i confini delle due nazioni, né la lingua può essere l’elemento che li differenzia perché, la popolazione ucraina parla il russo e l’ucraino senza che questo possa essere l’elemento di distinzione. Per questo motivo, la strategia di Putin fino a questo momento, è quella di sempre, nascondersi dietro a milizie d’uomini di confine, o come ha fatto in Crimea, inviando l’esercito senza mostrine ed insegne ad occupare quella penisola. Già nel 2008 Putin ha tentato con i suoi carri armati di occupare la Georgia. Allora, il fronte interno alla Russia del dissenso fu soffocato. Molti sono i casi di giornalisti spariti o uccisi negli anni trascorsi, ed anche in questi giorni sono accadute strane scomparse come quella della giornalista e dissidente russa Valeria Novodvorskaia, che ha difeso la libertà del popolo ucraino. L’Europa è in parte responsabile di questa situazione per la sua incerta posizione. Davanti ai fatti compiuti, non ha saputo fino ad ora reagire con fermezza ed unità d’intenti. Ha lasciato pericolosamente crescere la guerra ed è in parte responsabile della tragedia del Boeing abbattuto dai russi in quella regione del Donbass dove s’affrontano un esercito irregolare sostenuto dalle armi di Putin. Queste, provengono con esperti mercenari ceceni e veterani d’altre guerre, dalla vicina Rostov sul Don, poco sopra il mar d’Azov e non molto distante da Donetsk. L’Europa deve in tutti i modi riparare alle incertezze del passato con fermezza e decisione nei confronti della Russia di Putin, al fine di non far precipitare gli eventi in altre tragedie. L’unione politica del vecchio continente appare lontana, ma è necessario per la pace avere una politica estera forte che rappresenti la volontà di Pace e giustizia. Per questo non è necessario ed anzi è sconsigliato un ministro italiano agli affari esteri, come hanno criticato molti paesi dell’unione e in particolare la Polonia e i paesi prebaltici che del mondo russo ne sanno molto di più.

Perché un convoglio di 287 tir si sta muovendo dalla Russia verso l’Ucraina senza che la croce rossa ne sappia qualcosa? Perché la Russia non ha usto gli arerei cargo? Semplice è un cavallo di troia. I tir non arriveranno al confine ucraino nella zona di Donestk ma nei pressi di Kharkiv, molto più a nord, dove esiste uno snodo importante del gasdotto che attraversa il paese e arriva in Europa. Perché tir e non aerei: perché 287 tir portano con sé 600 uomini e altri 400 che affiancano i medesimi. E’ un momento di grande tensione per il mondo. I cittadini di Kharkiv, seconda città dell’Ucraina, si sono mobilizzati con i propri mezzi di trasporto verso il confine, 40 km più a nord est, dove tenteranno di entrare i tir russi. L’Esercito ucraino è lì ad aspettarli per non farli entrare.