Trionfa l’Oca al Palio di Siena. La contrada di Fontebranda vince il palio dei centocinquanta anni dell’unità d’Italia. L’Oca non era tra le favorite, ma il cavallo aveva dato buoni spunti nelle poche prove corse. In pochi davano l’accoppiata Mississippi e il Fantino Tittia per vincitori. Alla mossa tutto si è risolto in tempi insolitamente brevi. Terminata la sbandierata della vittoria, a ricordo della prima guerra mondiale, il mortaretto ha dato il segnale d’uscita dei cavalli dal cortile del palazzo comunale. Sotto un cielo incerto che per due volte nei giorni precedenti aveva messo in discussione la festa, il mossiere ha letto l’ordine di entrata dei berberi tra i canapi. Sono bastati in tutto venti minuti per decidere le sorti di questo palio. I’Ordine d’ingresso pareva favorire le più accreditate Bruco e Montone, ma il mossiere è stato costretto a far uscire le otto contrade per una bottiglia d’acqua lanciata davanti ai canapi. Il tempo di riorganizzare gli accordi che passavano dal Masi per i colori della Civetta, che di nuovo erano tutti pronti per lanciarsi. Il Mossiere non ha trovato molta fatica ha validare la partenza. In cinque minuti la Civetta ha colto l’attimo per trovare impreparata la Pantera ed è schizzata via. Dal canape piombato a terra, è partito primo il Bruco stringendo l’Istrice e a fianco Montone e Drago. Nulla poteva far immaginare gli attimi successivi. L’Oca partita all’esterno per trovare lo spazio per se, dal settimo posto, ha aspettato che il gruppo di testa infilasse San Martino e con destrezza ha chiuso le altre dall’interno portandosi dietro al Bruco che stava passando velocissimo verso il Casato. Gingillo no si è, ricordato, però, quello che era accaduto proprio al fantino dell’ Oca a una delle prove, ed è andato spettacolarmente a sbattere sulla protezione imbottita del colonnino. Perfetto è stato il tempismo di Mississippi, passato in testa a conclusione del primo giro. La corsa si decide al secondo san Martino. Tittia imposta la curva in modo perfetto dando al cavallo la velocità giusta per non farsi infilare dallo scosso del Bruco che ha poi rallentato la cosa di Indianos, cavallo grigio del Drago. Per gli altri c’è poco da fare. Cade il Montone che permette alla Pantera di provare a recuperare. L’Oca gira perfetta alla seconda curva del Casato e al badierino chiude il secondo giro controllando la situazione con dietro lontano almeno tre colonnini lo scosso Lampante. Drago e Pantera cercano di raggiungere il berbero dell’Oca che supera perfetto san Martino, vola verso le comparse e con l’abilità del suo giovane fantino affronta l’ultima curva prima del trionfo e della gloria ricordandosi bene di quello che gli era accaduto. E’ l’ultimo brivido per gli ocaioli prima della vittoria, annunciato col nerbo alzato al cielo da Tittia, fantino dallo splendido futuro. Fontebranda esulta per il cencio che ha nei colori, verde bianco e rosso, quelli della contrada. La cabala lo aveva previsto, ma i numeri si manifestavano solo a fatti compiuti. Sette sono le vampe dipinte da Pericoli sul drappellone, sette, è il numero che alla tratta ha portato Mississippi all’Oca, sette è il posto toccatole ai canapi, primo l’ordine di entrata al campo e nove, numero dell’Oca, le contrade tra i canapi. Tutto era scritto nei numeri: l’Oca doveva vincere, ma nessuno li ha saputi leggere.
Enrico Martelloni

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