• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

L’indomita poetessa dimenticata da Siena. Biografia e passioni di Virgina Martini Salvi

di Roberto Barzanti | 21 Gennaio 2013

poesia_2Qualcuno ne ha sbagliato perfino la trascrizione del nome. Ha rischiato di esser privata dei dati identificativi individuali. Ora esce dall’ombra e pienamente acquista il ruolo di protagonista che le spetta. Virgina Martini Salvi, nata a Siena all’incirca verso il 1510 e morta a Roma posteriormente al 1571, merita una considerazione più attenta di quella finora avuta. Konrad Eisenbichler ha portato a termine una meritoria ricerca poliennale ed ha potuto così dare alle stampe l’opera poetica completa della donna (“L’opera poetica di Virginia Martini Salvi”, Accademia senese degli Intronati, Siena 2012). L’ampia introduzione va ben al di là degli aspetti letterari e traccia un vivido panorama degli anni drammatici che segnarono la fine della Repubblica. Si deve dire che il libro esce in coproduzione con il Senato di Victoria University, Università di Toronto. Dove l’autore insegna nel Centre for Reformation and Renaissance Studies. Le attuali condizioni di penuria dell’Accademia non avrebbero consentito di sfornare neppure un testo così essenziale e sprovvisto di qualsiasi fronzolo d’abbellimento.

Poetessa indomita – Figlia del giureconsulto Giovan Battista Casolani e moglie di Matteo Salvi, Virginia si distinse per una vena poetica alimentata da una schietta tensione civile. “Il suo tirocinio poetico – scrive nella voce del “Dizionario Biografico degli Italiani” Daniele Ghirlanda – si svolse con tutta probabilità intorno ai trattenimenti letterari promossi dal fervido ambiente dell’Accademia degli Intronati e in particolare da Alessandro Piccolomini”. Matteo era il maledetto rampollo d’una famiglia di maschi piuttosto turbolenti: sette fratelli ambiziosi in vena di avventure. I due più noti sono Giulio e Ottaviano che finirono sul patibolo domenica 11 giugno 1533 proprio quando Giulio deteneva la carica di Capitano del Popolo. Era riuscito a farsi eleggere appena cinque mesi dopo che gli spagnoli erano stati cacciati dalla città e si inneggiava ai francesi come liberatori. Sospettato di tramare a favore della causa imperiale fu arrestato e decapitato insieme al fratello e ad altri due “congiurati”. La famiglia Salvi era davvero “indocile” e tenne una linea ondivaga, fondata su una voglia di primato che non trovò approdi sicuri e fruttuose alleanze. Virginia, invece, in una situazione tanto tempestosa, si distinse per l’ardore filofrancese, ribadito in componimenti poetici diffusi a profusione, come oggi si farebbe con volantini di propaganda. Resisté con coraggio a pressioni e vessazioni.

L’arresto e l’esilio
– Nel ‘46 fu addirittura relegata agli arresti domiciliari a Casole, presso la casa paterna. In coincidenza con la rivolta popolare del 1552, che provocò la cacciata degli spagnoli e l’insediamento di un folto contingente francese, Virginia salutò l’evento con versi che suonano come un inno di liberazione, indirizzato a Enrico II: “Ride tutta l’Italia e per te spera, / Enrico invitto, far quel che fatto hai / nel alma Patria mia colma di guai / che lieti la ritorni ove prima era”. Commovente è un altro sonetto dello stesso periodo, in cui ella nel lodare Enrico esalta i suoi modi non di aspro conquistatore, ma di dominatore suasivo e illuminato. Un suggerimento più che una constatazione, dettata, si direbbe, da una sensibilità femminile che rifiutava la visione machiavelliana tutta incentrata sulla forza e sulla violenza: “Così sue si de’far le patrie e i regni / non con l’inique crudeltà cotante”. È probabile che pure il caudatissimo anonimo sonetto affisso alla Loggia degli Ufficiali alla partenza degli spagnoli sia stato di sua mano: in effetti più di un motivo rende plausibile l’ipotesi e certe espressioni che uniscono analisi politica e delicatezza di accenti: la nostalgia per “l’antica e dolce libertade”, il monito a far sì che “desta e in piè stia la giustizia”. Si capirà facilmente perché dopo il 1555 Virginia sia stata costretta all’esilio. Da Roma continuò ad appellarsi alla moglie e alla sorella di Enrico II ed in particolare a Caterina de’ Medici perché restassero fedeli alla causa di un tempo: “Afflitti e mesti intorno a l’alte sponde / del Tebro altiero i cari figli vanno / de la mia Patria, e ’l grave a acerbo affanno / ciascun nel petto suo dolente asconde”. Anche dai pochi versi citati risalta netta una virtuosistica abilità versificatrice, che la Martini applicò non soltanto all’infuocato campo delle passioni politiche. Non mancano nel suo canzoniere, ora apprezzabile in una nitida edizione critica, testi ritmati da una colta affettività, governati da frequentazioni intellettuali e rattenute simpatie personali. Pietro Bembo è sicuramente la personalità più celebre tra le tante contattate. Eisenbichler si premura di avvertire che “il loro fu un incontro di menti, non di cuori”. Le età dei due fanno intravedere un rapporto lontano da qualsiasi implicazione fisica. Quando il Bembo fu nel 1525 a Siena per essere accolto come “l’Accurato” tra gli Intronati Virginia era al massimo una vispa ragazzina di quindici anni, mentre Bembo era un acciaccato cinquantacinquenne.

Poetessa dimenticata – Vien da domandarsi come mai l’indomita poetessa, figura così rilevante dal punto di vista civile e letterario, abbia subito una dura eclisse, al limite della rimozione. Ad esempio non è mentovata nello strano quanto famoso corteo di tre schiere (circa tremila donne) che nel gennaio 1533 – sotto la guida di Laudomia Forteguerri, Fausta Piccolomini e Livia Fausta – avrebbe attivamente contribuito a predisporre le difese della città. Se c’era una “leading lady” adatta alla bisogna era Virginia. Convincente è l’affilata disamina critica che porta a ritenere inventato di sanapianta o amplificato a dismisura il famosissimo episodio, trascritto pari pari dal Guazzo e non presente nelle più accreditate fonti senesi: Bardi, Simoni, Nini, Sozzini. Del resto anche la storia del cosiddetto Fortino delle donne senesi non regge. Ettore Pellegrini, che di quelle strutture conosce ogni pietra e non può essere certo imputato di divertirsi a demolire la buona fama di Siena, ha fatto notare che l’apparato fu costruito dal Peruzzi nel 1530 con normali maestranze. Durante l’assedio non fu mai al centro di attacchi o fatti salienti, dal momento che la fortezza ex-imperiale a sud est e le fortificazioni della Castellaccia di Camollia a nord ne avevano ridimensionato del tutto il valore strategico. Certamente donne e giovani furono impiegati nei cantieri dell’Antiporto (1553) e per erigere la trincea in Pian d’Ovile nel gennaio 1555. Sicché a testimoniare – e resuscitare – la stupefacente energia del patriottismo profondamente sentito da una donna eccezionale stanno versi torniti e sonanti: a riprova che la parola poetica resiste al tempo con la sua schietta ed esile verità più d’ogni altro racconto o di impropriamente celebrati reperti.

Pubblicato in : Cultura ed eventi

Info Roberto Barzanti

Roberto Barzanti (n. 1939) iscritto nel 1957 al Partito Socialista Italiano, dirigente della Federazione Giovanile Socialista Italiana, quindi membro del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria fin dalla sua fondazione nel 1964. Dal 1974 è esponente del Partito Comunista Italiano, del PDS, dei DS e pur aderendo alla prospettiva disegnata a Torino da Walter Veltroni nel giugno 2007 non confluì, nel successivo ottobre, nel Partito Democratico. Né ha fatto parte di altre formazioni politiche
È stato sindaco di Siena dal 1969 al 1974, quindi assessore nella giunta della Regione Toscana dal 1975 al 1979 con l’incarico degli affari generali e delle politiche europee. Successivamente è stato vicesindaco del comune di Siena fino al 1984.
È stato eletto al Parlamento europeo alle elezioni europee del 1984, e poi riconfermato nel 1989 e nel 1994, per le liste del PCI e del PDS. È stato vicepresidente del Parlamento europeo dal 14 gennaio 1992 al 18 luglio 1994.
Ha tenuto corsi su istituzioni e politiche audiovisive in Europa nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Pisa e nella Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università di Siena, laurea specialistica in radiofonia.
Risiede a Siena, dove è stato presidente della Biblioteca comunale degli Intronati dal 2012 al 2018 . Attualmente è presidente dell’Accademia degli Intronati e presidente onorario delle Giornate degli Autori, associazioni di autori del mondo del cinema.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Luca Bagatin su Cedere al ricatto di Zelensky significa trovarsi in casa 100 milioni di migranti 
  • Fabio Maiorano su Il Miracolo di San Gennaro: quando il giornalismo diventa superstizione
  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti