I numeri hanno una loro forza. Nel 2002, anno di debutto dell’euro, il debito pubblico italiano era di circa 1400 miliardi con un rapporto debito/pil di 106,7, oggi, a distanza di nove anni, ha superato i 1900 miliardi con una progressione di 56 miliardi all’anno nonostante tutte le manovre che, nel frattempo, sono state fatte e con un rapporto debito/pil del 120 per cento. E’ di tutta evidenza che non hanno funzionato i governi di centro destra, Berlusconi II e III fino al 2006 e Berlusconi IV dal 2008 ad oggi, e quelli di centro sinistra, Prodi II dal 2006 al 2008, e non ha funzionato nemmeno l’euro. Né si può dire che il non funzionamento dell’euro sia stato un problema solo italiano perché basta seguire le cronache di questi ultimi mesi con i problemi di Grecia, Portogallo e Spagna. In realtà è difficile che funzioni una moneta quando la stessa è espressione di Paesi che hanno differenti politiche economiche e fiscali. Sulla moneta finiscono per scaricarsi le cattive politiche e gli eccessi di spesa dei Paesi membri, il che è quello che sta puntualmente avvenendo. Ma ormai il dato è tratto e tornare indietro sarebbe un rimedio peggiore del male anche se nel segreto della stanze europee si è già cominciato a mettere in cantiere, per ora solo a livello teorico, quello che è stato definito “piano B”, cioè far fallire la Grecia e piano piano sganciare dall’euro i Paesi meno virtuosi. Due euro quindi, uno per la serie A e uno per la serie B. Non importa sottolineare in quale girone sarebbe messa l’Italia. L’ipotesi però è solo teorica ed infatti la Bce continua ad acquistare titoli di stato anche se molti in Germania digeriscono male di dover pagare gli eccessi altrui. Questa è la situazione in cui si inquadra la manovra appena approvata dal Parlamento. Una manovra, è bene dirlo, che mette solo un tappo momentaneo alla situazione, come del tutto momentanei sono stati i tappi e le manovre fatte da almeno 25 anni a questa parte. Basti pensare che nel 1986 il debito pubblico era pari a 450 miliardi di euro, l’85,6 per cento del PIL.
L’opposizione attacca a testa bassa dicendo che Berlusconi si deve dimettere e che ci vuole un governo di salute pubblica per affrontare e risolvere la situazione. Che però un nuovo Esecutivo, di salute pubblica o tecnico, sarebbe migliore o farebbe meglio dell’attuale è tutto da dimostrare. Anzi è vero esattamente il contrario. Perché, nonostante quello che vanno scrivendo i “grandi” giornali, dalla crisi si esce solo con riforme, si pensi, solo per fare qualche esempio, all’aumento dell’età pensionabile, a nuove privatizzazioni, a vere liberalizzazioni, a una riforma meritocratica ed efficientistica dell’università, ad una consistente diminuzione del patrimonio pubblico, al ridimensionamento dei livelli istituzionali, che sono nel Dna del centrodestra e non del centrosinistra. Solo che “questo” centrodestra non ha svolto il ruolo per il quale era stato votato. Allora ben venga l’ultimo “tappo”, a condizione di utilizzare il tempo che manca alla scadenza naturale della legislatura per rimescolare le carte e trovare, nuove forze, nuovi leader e nuove maggioranze.
Ma anche questo non basta. Si deve andare rapidamente avanti nell’integrazione europea. Una sola politica economica, una sola difesa e una sola politica estera. Con buona pace di Francia e Germania.
Giancarlo Magni

All’ottimo articolo dell’ottimo Giancarlo, fa seguito il giusto commento di Luigi, che pone l’evidenza su una realtà, a mio avviso, un po’ troppo sottovalutata.
E per evitare la disgrgazione economica, quindi sociale, il centro e il sud d’Italia dovrebbero veramente svegliarsi. Mentre, invece, sembra che si stiano preparando a riformare gli Stati separati come nel ‘700.
Con buona pace di Francia e Germania! La soluzione è proprio questa. Ma sarà possibile? La vedo durissima.
Altrimenti partirà il piano B; dove andrà l’Italia si chiede l’articolo? E’ proprio questo il problema ossia se si potrà parlare di Italia o si dovrà parlare di Italie. La lega è seduta sulla sponda del fiume che aspetta, errore grave sottovalutarla, se si dovesse giungere a quel punto non so in quanti si opporrebbero. Dopo tutto è una questione di quattrini, sostanza metallica o cartacea nota per l’efficacia nel seppellire ideali, poesie, proclami e persino buone intenzioni.
Mi sono accorto di non aver terminato il mio pensiero, perché è facile negare il modello USA ma occorre anche identificarne le manchevolezze alla base e proporre almeno un cenno di via d’uscita.
Personalmente trovo il suo “fallo” nel comportamento a mo’ di soldato, cioè da esseri mostruosi che sanno di dover morire, ma nel frattempo pensano a essere superiori, leggi uccidendo, a tutti gli altri: Da questo fumare, bere, droghe, corse in macchina, carriera etc. tutto per provare a essere più testa di c. di tutti.
Parrebbe necessario invece un ritorno alla vita, a scelta individuale, se religioso, filosofico, sociale o scientifico, ma con la coscienza che agiamo in nome e per conto solo di ciò che continuerà esistere per sempre: Ciò che Cesare ha fatto di male, è morto con lui, ma ciò che ha fatto di bene, vivrà per sempre.
Caro Giancarlo,
Le parole ti escono come zampilli da un vulcano, al punto che solo discutere il titolo, è già pesante.
Personalmente credo necessario una nuova alternativa all’attuale Euro nella creazione di una seconda moneta Europea, sempre gestita dalla Banca Centrale Europea ma più debole, chiamiamola Eurino per Grecia ma presto anche per Irlanda, Portogallo, Spagna, Italia.
L’Eurino più debole e quando necessario, svalutabile aiuterebbe le esportazioni e la governance economica delle regioni meno ricche.
Eviterebbe anche il fallimento dell’Europa che si avrebbe sia se si continuano regalare soldi alla Grecia, sia se si facesse tornare alla Dracma perché causerebbe la successiva caduta e disintegrazione, prima degli altri stati più deboli, poi dell’intera Europa.
Il problema poi è solo in parte della mancanza di riforme liberali, è globale, occorre trovare un nuovo modello di sviluppo perché quello USA causerebbe un riscaldamento globale del Mondo di oltre dieci gradi se esteso agli attuali paesi emergenti.
Occorrono più idee geniali tipiche dell’Italia più grande e in fretta.