Che l’Italia sia il paese dove il clima da campagna elettorale si respira ininterrottamente per 365 giorni l’anno è ormai risaputo. Altrettanto noto è che da anni ormai questo clima è particolarmente avvelenato. Ma quello che sta capitando in questi giorni che ci separano dal 28-29 marzo supera ogni più fantasiosa immaginazione. Infatti dal clima al vetriolo si è passati ad un clima “surreal-processuale” al cui confronto persino la campagna elettorale piena di offese del 2008 sembra densa di contenuti. Tutti, dai giornali fino all’ultimo candidato politico, sono impegnati in fondamentali discussioni su categorie prettamente politiche come il bene e il male, affaccendati in corsi e ricorsi (non storici ma burocratici), e filosofiche disquisizioni per stabilire se in democrazia conti di più la forma o sostanza. Il tutto farcito da una tale razione quotidiana di risse, offese e accuse tale da trasformare i cittadini da elettori in spettatori di un match di wrestling. Certo tutto ciò che riguarda la vita democratica di un paese è politica, ma si ha l’impressione che molti episodi polarizzino più l’attenzione dei media e dei politici che il pubblico l’interesse. Però non bisogna disperare. Per fortuna qua e là, tra le pieghe di siffatto dibattito politico, si possono trovare ancora delle notizie più “territoriali” che chiamano in causa i futuri governatori e l’operato del “governo del fare”. Uno di questi è ancora una volta, e purtroppo sicuramente non l’ultima, quello che forse più di tutti ha rappresentato uno dei cavalli di battaglia del nostro premier: l’emergenza rifiuti a Napoli. Mentre infuria il fragore dell’ italico conflitto elettorale, da Bruxelles arrivano in sordina notizie allarmanti. Infatti la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha condannato l’Italia per la violazione degli obblighi relativi alla “Direttiva sui Rifiuti”. Il che, tradotto in termini economici, significa il congelamento di circa 500 milioni di euro di fondi destinati alla Campania a cui andranno ad aggiungersi le richieste di eventuali multe pecuniarie avanzate dalla Commissione qualora il nostro paese, in quanto Stato membro, non si adoperi al più presto per conformarsi alla sentenza. Ma la causa di questo disastro è solo da imputarsi alla Regione Campania? Vediamo cosa è scritto nella sentenza. Innanzitutto la normativa europea in materia di rifiuti stabilisce che gli Stati membri, si badi bene non le Regioni, “hanno il compito di assicurare lo smaltimento e il recupero dei rifiuti, nonché di limitare la loro produzione promuovendo, in particolare, tecnologie pulite e prodotti riciclabili e riutilizzabili. Essi devono in tal modo creare una rete integrata ed adeguata di impianti di smaltimento, che consenta all’Unione nel suo insieme e ai singoli Stati membri di garantire lo smaltimento dei rifiuti”. Dopo questa necessaria premessa la sentenza entra maggiormente nel vivo smontando punto per punto il programma che avrebbe dovuto risolvere l’emergenza rifiuti elaborato dal nostro governo. In un altro passaggio si sottolinea infatti come l’Italia continua a “dimostrare un deficit strutturale di impianti, cui non è stato possibile rimediare” tanto che “alla scadenza del termine stabilito, gli impianti esistenti e in funzione nella Regione erano ben lontani dal soddisfare le sue esigenze reali”. Grottesca è stata la giustificazione del governo italiano che ha cercato in tutti i modi, dopo aver sbandierato ai quattro venti che il decreto Bertolaso – Berlusconi aveva risolto tutti i problemi, di scaricare le responsabilità del fallimento sulla Campania e sulle difficoltà tecniche incontrate dal decreto. In particolare ha cercato di motivare l’inadempienza citando “casi di forza maggiore” dovuti a inadempimenti contrattuali e comportamenti criminali indipendenti dalla volontà del governo. Come a dire che in Campania si è cercato di fare il possibile ma siccome la camorra è più forte del nostro Stato, ci si è dovuti arrendere. Ma anche in questo caso la Corte è andata giù molto dura sottolineando nella sentenza che “né l’opposizione della popolazione, né gli inadempimenti contrattuali e neppure l’esistenza di attività criminali costituiscono casi di forza maggiore che possono giustificare la violazione degli obblighi derivanti dalla direttiva e la mancata realizzazione effettiva e nei tempi previsti degli impianti”. Il che, tradotto in parole povere, significa che uno Stato che si dichiara incapace di combattere camorra e burocrazia è per sua natura uno Stato debole. In definitiva è arrivata una nuova sonora bocciatura all’Italia e al “governo del fare”. E meno male che i telegiornali e i politici sono impegnati in altre questioni di fondamentale importanza altrimenti ora qui staremo a discutere se la Corte di Giustizia Europea è o non è un covo di pericolosi bolscevichi nemici dell’Italia e del suo leader così come lo sono probabilmente i giudici, i pm e i notori rivoluzionari del Tar.
Fulvio Tudisco – www.leragioni.it

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