«Uccidete pure me, ma l’idea che è in me non l’ucciderete mai…»
Sono trascorsi ottantaquattro anni dal rapimento e dall’efferato
assassinio di Giacomo Matteotti, ma il coraggio del grande esponente del
socialismo riformista e quella frase profetica pronunciata in Parlamento
pochi giorni prima del suo martirio scagliata per denunciare i brogli
elettorali del nascente regime fascista, rimangono tutt’oggi di incredibile
attualità.
Quest’anno, l’11 giugno, ricorre anche un altro triste anniversario, il
ventesimo dalla scomparsa di Giuseppe Saragat, padre della Socialdemocrazia
italiana e vero e proprio mentore per i figli dello stesso Matteotti,
Giancarlo e Gian Matteo, che del Partito Socialista Democratico Italiano
furono fieri militanti ed apprezzati dirigenti nazionali.
Saragat, primo Presidente dell’Assemblea Costituente, più volte
Ministro ed infine Presidente della Repubblica dal 1964 al 1971, ricoprì
queste cariche con esemplare senso dello Stato e profondo rispetto delle
istituzioni.
L’analisi della sofferta decisione maturata nel gennaio del ‘47 con la
dolorosa ma quanto mai necessaria “scissione di Palazzo Barberini”,
straordinariamente importante per la vita democratica del nostro Paese, è in
grado di consentire alle nuove generazioni di apprezzare la lezione di
sobrietà, senso civico e dovere istituzionale che pervadeva i protagonisti
della stesura della nostra preziosa Carta Costituzionale.
Ricordare Giacomo Matteotti e Giuseppe Saragat, difensori della libertà
politica e della giustizia sociale, ispiratori per l’Italia di un futuro di
benessere, sviluppo e di libertà, parimenti alle altre grandi democrazie
occidentali, è un profondo obbligo morale cui dovrebbero ottemperare,
trasversalmente, i rappresentanti politici di tutti partiti italiani.
In chiusura diviene quanto mai doveroso riportare alla memoria – in
primo luogo agli strenui paladini della recente svolta “bipolare” italiana –
un ammonimento, uno fra i tanti, che il Presidente Saragat ebbe il coraggio
di lanciare precorrendo i tempi, anche con l’esperienza di chi aveva vissuto
la greve tragedia del suadente pensiero unico:
«…non può esservi socialismo senza democrazia, non può esservi
democrazia senza socialismo».
Luciano G. Calì,
Segretario Regionale del PSDI
luciano.cali@psditoscana.it

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