Un noto giornalista. Di quelli cha calcano le trasmi-risse (delle ore ventuno) impartendo lezioni all’universo mondo. Sguardo severo, sofferente ed insofferente. Per tutto il viaggio, intento a sfogliare un giornale dopo l’altro: allargava le pagine, occhieggiava titoli, si soffermava un istante e, se fosse stato il caso, giù a scribacchiare qualche parola, poi un frego, strappava con perizia quello che lo interessava, ripiegava per quattro la paginetta (chirurgicamente asportata), la riponeva sul sedile, e, alla fine, lanciava (olé) il giornale per terra (e via con un altro). Cosi per due ore. Con una costanza ed una regolarità da archivista (davvero) invidiabile. Un’abilità al taglio manuale sorprendente. Allo stesso tempo, con una discreta noncuranza della pulizia e del decoro di un treno.
Viaggiavo con l’amministratore delegato di una media quotata, il suo investor relator ed un altro collega. Tutti silenziosamente seduti nei pressi di questo intagliatore della notizia.
Si trattava di uno di quei massacranti road show tra Londra, Parigi e Francoforte (spesso con capatina a New York). Incontri con analisti ed asset manager per vendere la merce (che è poi l’azienda). Nottate in viaggio, sveglie all’alba, riunioni su riunioni e domande su domande. Mi portavano (e mi portano) con loro per due ragioni: la prima è ho il collare borchiato: sganciano il guinzaglio, dicono “taca-Flo”, ed io azzanno. Vado diritto ai genitali (mordo e strappo). Sono disciplinata, mordace, cattivissima e sgobbona. Mi preparo per ogni evenienza, macino dati a memoria e capisco quando un analista vuole metterci alla prova (o prenderci per i fondelli) e sono terribilmente lesta (appunto) ad evirarlo (intellettualmente parlando, ovviamene). La seconda, è che sto collare borchiato lo porto come richiesto dalla situazione: investo in bei vestiti da lavoro (abbastanza attillati), mi preoccupo di messe in piega fatte come si deve, metto il rosso-rosso alle labbra e porto (belle) scarpe con tacco. Tutte cose che aiutano l’interlocuzione. Brutto da dirsi. Stupido da negare. Anche i bei cani (eleganti) hanno il loro fascino.
Ma, come tutte le bestie fedeli al padrone, sono una che guarda, osserva, curioseggia, e, di questo vizietto, me ne sono accorta in quel viaggio, prima notandolo sofferente nel vedere il novello Savonarola lanciare giornali per terra, poi quando andai in bagno dopo di lui. Non è il massimo (per una donna) frequentare toilette comuni agli uomini per la tendenza innata che essi hanno a considerarsi esentati da una buona mira (siamo quindi accorte). Tant’è, che notai sul pavimento la traccia, ancora umida, del passaggio di un foglio di carta. Qualcuno aveva sgocciolato a bordo cesso (per non dirla elegantemente) e qualcuno si era premunito di pulire. Quel qualcuno era lui, il mio amministratore delegato. Come ogni curiosa, l’osservai attentamente in quei giorni (cesso dopo cesso). Non solo. Notai che si premurava di buttare nel cestino scarti abbandonati o giornali lasciati sui tavolini. E, in una settimana dura, mai una battuta fuori luogo, e se mi osservava in zone diverse da quelle sopra il collo, lo faceva con assoluta discrezione (senza farsi notare). Mai una sbavatura. Gentilissimo e formale alla partenza, gentilissimo e formale all’arrivo.
Strada facendo, uno dei suoi, mi confidò che non avrebbe potuto lasciare in eredità a nessuno la sua cortese (e profonda) cortesia per un banale incidente che aveva portato sua figlia (quattordicenne) tra i campi elisi.
Non ero (e non sono) nessuna per lui (se non un’efficiente collaboratrice esterna). Non poteva (e non può) sapere di essere stato scoperto nel suo terribile vizio di non voler lasciare nulla peggio di come lo avesse trovato.
Non sapeva (e non sa) che avrei fatto memoria di questo. Non saprà mai (e non sa) che una cattivissima (mordace) sgobbona ha provato tenerezza per lui, immaginandolo (cravatta e gemelli) a passare carta igienica su una seggetta appena usata. Non saprà mai (e non sa) che una supponente ragazzina ha maturato un profondo (umilissimo) rispetto per uno come lui, che crede di salvare il mondo anche da un cesso pulito.
Di rientro a casa!
L’amministratore delegato che puliva i cessi
Non è il massimo (per una donna) frequentare toilette comuni agli uomini per la tendenza innata che essi hanno a considerarsi esentati da una buona mira (siamo quindi accorte).

Quello,ch’io no so chi sia è un Uomo, se mi posso permettere, gli stia vicina ed impari.