Dalle 5 borse di Aldo Moro al PC di Falcone.

Nel corso del processo per la strage di via D’Amelio che costò la vita al magistrato e alla sua scorta, sono stati mostrati altri spezzoni di filmato interessanti, dove emerge chiaramente che un ufficiale dei carabinieri, il colonnello Giovanni Arcangioli prende in consegna la borsa del magistrato: “Non so dire come e perché avessi la borsa del giudice Borsellino”, dice Arcangioli, e sostiene che ricorda molto poco di quei momenti convulsi.
E diamo per buona l’amnesia del colonnello. Ma quella borsa, al pari dell’agenda, che fine ha fatto? Chi l’ha presa in consegna per ultimo? Ancangioli non ricorda a chi l’ha data, frastornato e confuso, di quei momenti ricorda solo “l’odore e la desolazione”. Ma chi da lui ha ricevuto la borsa, anche lui ha dimenticato, e continua a dimenticare, visto che da ben ventun anni tace? Non azzardiamo ipotesi sul contenuto dell’agenda e della borsa. Ma se non ci fosse stato qualcosa di importante, di “indicibile”, perché farle sparire? E siamo all’atroce paradosso che mentre uomini delle Istituzioni cercano faticosamente di fare luce su quella strage, altri, presumibilmente appartenenti ad altri rami delle Istituzioni, si sono attivati perché quella verità non si sappia.
A proposito di borse. Anche il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ne aveva una, dalla quale non si separava mai. Probabilmente l’ha con sé anche la sera del 3 settembre 1982, quando viene ucciso assieme alla moglie e all’agente di scorta. Cosa conteneva quella borsa, e soprattutto che fine ha fatto? La prima domanda non ha risposta. La seconda sì. L’hanno trovata, qualche settimana fa, in un ufficio del tribunale di Palermo. Vuota. Cosa abbastanza normale: il contenuto di quella borsa è logico che sia stato attentamente valutato, ove vi fosse qualcosa al momento della consegna della borsa in procura. Ma deve pur esistere – e non dev’essere difficile trovarlo – un verbale dove si reperta il contenuto della borsa, o quantomeno si mette nero su bianco chi l’ha consegnata, e che non conteneva nulla …
Borse e misteri. Recava con sé cinque borse Aldo Moro, quando venne rapito. Alcune le presero i brigatisti; di altre si è persa traccia. Mistero, si ricorderà, anche la borsa di Roberto Calvi, in fuga in Inghilterra dopo lo scandalo del Banco Ambrosiano. Si è favoleggiato di documenti in grado di provocare un terremoto politico-finanziario. La borsa viene poi ritrovata dal senatore missino Giorgio Pisanò, e consegnata a Enzo Biagi che la mostra durante una puntata di una sua trasmissione televisiva. Naturalmente qualcuno l’aveva prima svuotata.
Dell’agenda rossa abbiamo detto; ma non si sa che fine abbiano fatto i file e la memoria dei computer di Giovanni Falcone lasciati nel suo ufficio al ministero di Giustizia e in quello dell’abitazione palermitana …
Borse che scompaiono e ricompaiono, vuote; agende sparite, documenti che chissà che fine hanno fatto. E la “semplice” cronologia dei fatti cui abbiamo fatto cenno (e sicuramente qualcun altro ne abbiamo dimenticato) non può che inquietare e lasciare l’amaro in bocca.

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