Finora una certa sicurezza di approvvigionamento ce la avevamo anche dalla diversificazione dei fornitori: ma la Russia ora vende in Cina e a noi riserverà tra un po’ solo poche scorregge; la Libia è in preda al caos permanente, e l’Algeria forse tra un po’ vi potrebbe precipitare.

Non basta: finora una certa sicurezza di approvvigionamento ce la avevamo anche dalla diversificazione dei fornitori: ma la Russia ora vende in Cina e a noi riserverà tra un po’ solo poche scorregge; la Libia è in preda al caos permanente, e l’Algeria forse tra un po’ vi potrebbe precipitare. Ci resta la possibilità dell’aggancio diretto, tramite la Turchia, all’Azerbagian e agli stati turcofoni ex URSS, e in effetti si cominciano i lavori per vari gasdotti. Ma già si sentono starnazzare eroici NoTAV nelle Puglie, dove il sindaco di un comunello ha già fieramente proclamato che il gasdotto dovrà passare sul suo corpo: spero che avvenga presto, perchè trovo intollerabile che ciascuno degli 8000 comuni italiani possa fermare opere essenziali.
Insomma, non stupiamoci se il nostro rating internazionale è inferiore a quello della Spagna, che sta peggio di noi sotto tutti i profili: ma chi volete che abbia voglia di rischiare dei soldi in un paese dove la maggioranza di quelli che vanno a votare vota per due cialtroni , oggetto di ridicolo in tutto il mondo e dove gli ambientalisti sono i più sprovveduti d’Europa?
Naturalmente gli USA ci offriranno, ai loro prezzi che li ricopriranno degli investimenti altissimi fatti, il loro shale gas: ma noi dovremo costruire dei rigassificatori, e anche lì cortei din notav si strapperanno le mutande per la disperazione, in questo caso non del tutto fuori luogo, perchè, anche se ne capisco poco, ho più paura di un rigassificatore che di 10 inceneritori…che almeno non sono soggetti a scoppiare.

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