
Ha diciassette anni, vive nel Pavese ed è accusata di aver partecipato a gruppi jihadisti, diffuso propaganda dell’ISIS e raccolto materiale sulla costruzione di armi ed esplosivi. Si dichiarava pronta al martirio.
Non è una semplice storia di disagio adolescenziale. È il segno di quanto l’islamismo radicale riesca a penetrare nelle fragilità di una società che ha smesso di credere in se stessa.
L’Islam possiede una forte capacità di espansione perché offre identità, appartenenza, regole e una visione del mondo. L’Europa, al contrario, ha progressivamente rinnegato le proprie radici, trasformando la propria storia in una colpa e ogni richiesta di integrazione in una forma di intolleranza.
Il problema non è la libertà religiosa né la presenza dei musulmani. Il problema nasce quando una società non pretende più il rispetto pieno delle proprie leggi, della propria cultura civile e dei propri valori fondamentali.
Una civiltà sicura di sé può accogliere e integrare. Una civiltà senza identità arretra, cede spazio e chiama tolleranza la propria debolezza.
La ragazza dovrà essere recuperata, ma prima di tutto doveva essere fermata. Questa volta la prevenzione ha funzionato. Resta però una domanda che l’Europa continua a evitare: come può difendersi da un’ideologia forte se non sa più dire chi è?
Il vuoto non resta mai vuoto. Prima o poi qualcuno arriva a riempirlo.
Piero Terracina

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