Tempi sempre più grigi per la libertà di stampa in Italia. Delle pressioni sul Corriere della Sera per portarlo a più miti consigli nei confronti del governo Prodi, ci siamo già occupati. Ora c’è solo da registrare che l’azione portata avanti da Bazoli, di Banca Intesa, azionista di primo piano del giornale di Via Solferino, sta andando a buon fine. Nei giorni scorsi infatti è uscito un editoriale, a firma del vicedirettore Dario Di Vico, che finalmente parla bene, non solo del governo Prodi ma addirittura dell’asse fra il Presidente del Consiglio e quello della Camera. Quasi un messaggio in codice, ha sottolineato su Repubblica il patron Eugenio Scalfari, per Walter Veltroni e il suo PD che punta a privilegiare la politica dei contenuti su quella degli schieramenti. La cosa, sia detto per inciso, non ci meraviglia. A differenza di tante anime belle pronte a stracciarsi le vesti quando le ingerenze sulla stampa riguardano gli altri, noi non avevamo dubbi sul fatto che la voce del filoprodiano Bazoli sarebbe stata ascoltata. Cosa che è puntualmente successa. Dopo una sfilza impressionante di articoli contro il governo, il Corriere ha aggiustato il tiro. La meraviglia invece, anche per noi, viene da altro e cioè dal tentativo dell’Esecutivo di imbrigliare internet. C’è voluta una denuncia di Beppe Grillo per fermare il tutto. Nel ddl del governo sull’editoria è infatti scritto che tutti coloro che a qualunque titolo fanno attività editoriali, anche su Internet, devono registrarsi presso l’Autorità per le Comunicazioni. Il che significa burocrazia, controlli, spese e responsabilità dal punto di vista giornalistico. In pratica la rinuncia a farsi sentire. Dopo la denuncia di Grillo, si è assistito ad una altrettanto indecorosa marcia indietro di quelli stessi che in Consiglio dei Ministri avevano approvato il provvedimento. Su tutti il Ministro Gentiloni che per scusarsi è arrivato addirittura a dire che non aveva letto bene il testo. Insomma, il governo ha fatto un tentativo solo che è stato preso con le mani nel sacco. La norma ora sarà probabilmente rivista. Vedremo in che forma. A riprova però della mentalità dirigista e statalista di chi siede a Palazzo Chigi ci sono altre due disposizioni, sempre nel citato ddl, che fanno riflettere. La prima punta ad impedire che si possano vendere libri fortemente scontati. Non si capisce bene perché o forse si capisce anche troppo bene. Fatto sta che stabilito il principio che i ribassi non possono essere superiori al 15% si passa ad elencare tutte le eccezioni alla regola e le eccezioni, sulle quali poi saranno chiamati a vigilare i vigili urbani, sono addirittura tredici. Il ddl attribuisce poi all’Autorità delle Comunicazioni e non all’Antitrust il compito di sanzionare “il compimento di atti o di operazioni idonee a determinare una posizione dominante o comunque lesiva del pluralismo”. La formulazione è talmente generica che in suo nome si potrà passare tutto e il contrario di tutto L’invito a dare spazio alle primarie del PD, dato a suo tempo, rischia così di diventare roba da ragazzi.
G. M.

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