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Istrione e brillante Guido Rimonda con la Camerata Strumentale città di Prato

di Enrico Martelloni | 30 Novembre 2014

E’ apparso alle spalle degli astanti, scivolando fino al palco, accompagnato dal suo Stradivari. Non è mancato il bis del Maestro con due pezzi che lo scriba ha faticato a riconoscere, per un brano di Paganini ed uno di Viotti a chiusura della bella e brillante serata.

Con un’inconsueta, passatemi, istrionica presentazione di sé, Guido Rimonda si è congiunto al pubblico del Politeama pratese e all’orchestra per il secondo concerto in programma, come da cartellone, nell’ora consueta di giovedì sera 27 novembre. Egli è apparso alle spalle degli astanti, scivolando fino al palco, accompagnato dal suo Stradivari e dalle eccellenti note, della musica di Viotti; il compositore piemontese alla corte di Maria Antonietta. Guido Rimonda, n’ è uno specialista. Di più: il violinista, il virtuoso, tra i migliori in Italia, che ha riscoperto un eccellente maestro, caduto in oblio a tanti, forse per essere vissuto nei giorni della rivoluzione, vicino all’Ancien regime e alla corte di Francia. Incrociando i destini, non solo per caso capita di non avere buona fortuna, o che essa si stemperi nel tempo. In rimedio a ciò, Rimonda, ha presentato con brillante interpretazione, l’arte del compositore. Tutta la prima parte del programma, è stata dedicata a Viotti, che era nato nel 1755 a Fontaneto Po, vicino Vercelli, e morto a Londra nel 1824. Tre le proposte musicali presentate dall’orchestra e dal suo principale nunzio. La prima, Meditazione in preghiera per violino e archi, fu composta probabilmente in fuga dalla Francia, insanguinata dalla Rivoluzione, e dedicata alla sua amica e pianista Hélene contessa de Montgeroult. Sorprendono le note che trovano poco riscontro col tipo di musica dotta scritta all’epoca; basta pensare ai quartetti di Hyden e Mozart. Viotti per mano del virtuosismo di un ensamble sempre elegante, racconta in musica un’attesa e lo stato d’animo dell’affetto di un momento, lirico ed accorato d’intuibile emozione. Non vince l’eloquente stile e gusto d’altri compositori, ma in sé c’è il merito dell’immediatezza per la musica che racconta ciò che gli appartiene sentimentalmente. Qui trovo la sua modernità, capace di spiegare ciò che egli prova. D’altra natura sono le Variazioni per violino ed orchestra de “ La Marsigliese” scritta nel 1881, parecchi anni prima che le terribili parole giacobine accompagnassero per mano di Rouget di Lisle, la sua musica travolgendo tutto ciò che appariva impopolare e reazionario. Le Variazioni sono state di questa serata, l’elemento d’attrazione e verifica dell’abilità composita dell’autore. Risuonano ancora, tra gli applausi, dal tema principale le variazioni in minore e il pizzicato dello Stradivari, sorretto dal primo violino, dai violoncelli molto apprezzati. E’ il concerto il Si minore che, introdotto dal maestoso primo movimento, ha esposto il merito che è dovuto all’autore. L’andante sostenuto nutre aspetti di ricchezza in dialoghi tra gli strumenti che, sì, trovano come principale interprete il violino, ma regala ampi spazzi per gli strumenti a fiato che si staccano e si presentano autonomi fino al terzo movimento, pieno d’allegra espressività.   A compimento della serata, in programma, Paganini con Le Streghe. Nella seconda parte, dopo, il caffè, non poteva mancare, assieme Wieniawski, un’anima differente da Viotti, ed esibizionista come Paganini. Tutti e tre, però, legati da una scuola di musica che attraversano più di cento anni di modi e stili di comporre per violino. Le diaboliche streghe, sono in questo l’antitesi della musica di Viotti. Nelle variazioni sul tema di Sussmayr, che terminò il Requiem di Mozart, Paganini compone alcune delle sue più celebri pagine. Senza che nessuno se n’abbia a male, le variazioni sul tema per la granduchessa di Parma le sono superiori. Terminare con Henryk Wieniawski è forse immeritevole per il compositore e virtuoso polacco, celebre interprete in tutto il mondo, che ha meriti non inferiori ai due precedenti autori. Arriva dopo cronologicamente, ma è splendido dono il Rondo élégant, dedicato al Knias (Principe) Nicolai Yusupov, per un finale riconosciuto dal pubblico attraverso lunghi applausi. Prima del saluto, non è mancato il bis del Maestro con due pezzi che lo scriba ha faticato a riconoscere, per un brano di Paganini ed uno di Viotti a chiusura della bella e brillante serata. All’orchestra i miei sentiti omaggi. Chapeau.

Martelloni

Pubblicato in : Musica

Info Enrico Martelloni

Fiorentino di nascita ma senese d’adozione, disegna su qualsiasi elemento gli capiti in mano, passando da una vignetta pungente ed irridente ad un ritratto del proprio interlocutore con estrema naturalezza. Nasconde una profonda sensibilità ai temi ucraini, ben raccontati su questo sito.

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