
Israele ha riconosciuto la Repubblica del Somaliland (“Terra dei Somali” è uno Stato indipendente dell’Africa orientale, senza alcun riconoscimento della comunità internazionale ad eccezione di Israele, composto dalle province settentrionali della Somalia) per la sua aspirazione ad aderire agli accordi di Abramo: lo ha affermato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, intervistato da Newsmax. “Il Somaliland ha 6 milioni di cittadini, musulmani moderati. Vogliono aderire agli Accordi di Abramo, e penso che sia un’ottima cosa. Sono democratici, hanno tenuto le elezioni. Il resto della Somalia… ha terroristi di Al-Shabaab. Quindi perché non sostenere un paese musulmano democratico e moderato che vuole aderire agli Accordi di Abramo?”, ha concluso Netanyahu.
Perché Israele riconosce Somaliland?
Netanyahu ha detto che Israele punta a istituire il prima possibile una collaborazione con il Somaliland in materia di agricoltura, sanità, tecnologia ed economia. Ma il vero obiettivo dietro la decisione di Tel Aviv potrebbe essere legato al destino dei palestinesi di Gaza. All’inizio del 2025, Stati uniti e Israele avevano preso contatti con il Somaliland perché “accogliesse” i deportati da Gaza, secondo l’allora piano della “Riviera”. Tutto lascia intendere, quindi, che Israele voglia concretizzare l’ipotesi del trasferimento dei gazawi (nativo o originario di Gaza) proprio in Somaliland. Il 26 dicembre scorso Israele è divenuto il primo Paese al mondo a riconoscere ufficialmente il Somaliland, separandosi dalla Somalia negli anni Novanta; le autorità somale hanno categoricamente respinto la “violazione israeliana” della propria sovranità”, ricevendo il sostegno della maggior parte dei Paesi africani e arabi, nonché della Lega Araba e dell’Unione Africana. L’istituzione a Gaza di un governo con cui Israele possa convivere sarà possibile solo dopo il disarmo di Hamas. Lo ha dichiarato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, nell’anticipazione di un’intervista a Fox News che verrà trasmessa integralmente in seguito. “Un nuovo governo a Gaza è possibile se Hamas viene disarmato. Il motivo è semplice: se Hamas rimane armato, potrebbe sparare alle spalle al nuovo governo”, ha detto Netanyahu, “vedo un futuro diverso per Gaza se c’è il disarmo. Tutti lo capiscono. La gente di Gaza lo desidera più di chiunque altro”. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump hanno raggiunto un accordo su una data limite di due mesi per il disarmo di Hamas: è quanto riporta il quotidiano Times of Israel. Avrebbero anche raggiunto un’intesa sui criteri pratici per il disarmo, tra i quali vi sarebbe la distruzione della rete delle gallerie sotterranee nella Striscia di Gaza. “La situazione umanitaria rimane catastrofica” nella Striscia di Gaza, hanno ammonito in una dichiarazione congiunta i ministri degli Esteri di Francia, Regno Unito, Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Giappone, Norvegia, Svezia e Svizzera, sottolineando che “1,3 milioni di persone necessitano ancora di urgente sostegno per l’alloggio” a fronte di condizioni di vita “spaventose” per le forti piogge e le temperature in calo. I ministri hanno chiesto ancora a Israele di “eliminare le restrizioni irragionevoli sulle importazioni considerate a duplice uso”, che “stanno bloccando forniture essenziali in ogni settore e impedendo la riabilitazione e la riparazione di infrastrutture critiche”.”Infine, riaprire i valichi e incrementare i flussi di aiuti umanitari verso Gaza. Accogliamo con favore l’apertura parziale del valico ponte di Allenby/re Hussein, ma altri corridoi per il trasporto di merci verso Gaza rimangono chiusi o fortemente limitati agli aiuti umanitari. Il valico di Allenby è l’unico punto di ingresso e di uscita per i palestinesi della Cisgiordania che si recano all’estero via terra. Il valico di frontiera di Allenby tra la Cisgiordania e la Giordania.
Giuseppe Basilico

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