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Israele-Palestina e la guerra ai bambini

Il conflitto tra Israeliani e Palestinesi è trasformato in una vera e propria guerra ai bambini. A certificare quello che le immagini mostrano da mesi è un rapporto della Commissione d’inchiesta indipendente dell’Onu secondo cui “circa il 30% delle persone uccise nella guerra di Gaza erano bambini” e tornando a denunciare “un genocidio in corso” che prosegue nonostante il cessate il fuoco in atto. Le conclusioni degli esperti Onu sono inequivocabili: i bambini non sarebbero vittime collaterali dell’esercito israeliano, ma obiettivi “presi di mira deliberatamente”. E stabiliscono che “tali atti fanno parte di una strategia deliberata di Israele per distruggere il futuro dei palestinesi a Gaza, prendendo di mira i loro figli”.

di Alessia De Luca | 25 Giugno 2026

Il conflitto tra Israeliani e Palestinesi è trasformato in una vera e propria guerra ai bambini. A certificare quello che le immagini mostrano da mesi è un rapporto della Commissione d’inchiesta indipendente dell’Onu secondo cui “circa il 30% delle persone uccise nella guerra di Gaza erano bambini” e tornando a denunciare “un genocidio in corso” che prosegue nonostante il cessate il fuoco in atto. Le conclusioni degli esperti Onu sono inequivocabili: i bambini non sarebbero vittime collaterali dell’esercito israeliano, ma obiettivi “presi di mira deliberatamente”. E stabiliscono che “tali atti fanno parte di una strategia deliberata di Israele per distruggere il futuro dei palestinesi a Gaza, prendendo di mira i loro figli”. Nell’introduzione al rapporto, gli esperti ricordano che nel giugno 2024 un’altra Commissione Onu, incaricata di indagare sulle violazioni e gli abusi commessi il 7 ottobre 2023 contro i bambini israeliani, aveva stabilito che, oltre ai 40 minori uccisi e alle centinaia feriti durante l’attacco di Hamas molti bambini avevano perso uno o entrambi i genitori. “Molti hanno assistito all’uccisione dei loro genitori e fratelli e sono stati anche filmati a scopo propagandistico da esponenti di Hamas e altri gruppi armati palestinesi” che, avevano concluso gli esperti “hanno commesso crimini di guerra e crimini contro l’umanità, anche contro bambini israeliani e ostaggi minorenni”.

Un terzo delle vittime sono minori?

Secondo il recente rapporto, tra il 7 ottobre 2023 e il 7 ottobre 2025, almeno 20.179 bambini sono stati uccisi nella Striscia di Gaza, pari al 30% del totale delle vittime. Tra questi, più di cinquemila avevano meno di cinque anni, più di mille erano sotto l’anno di vita, e oltre quattrocento erano neonati. Gli esperti hanno documentato una serie di omicidi a sangue freddo, elencando le unità militari responsabili. Come l’assassinio della piccola Hind Rajab di sei anni, avvenuto nel gennaio 2024. La bambina, la sua famiglia e poi l’intero personale dell’ambulanza che aveva tentato di soccorrerli, furono uccisi dall’esercito israeliano, colpiti da un carro armato che si trovava a pochi metri dalla loro automobile, nonostante fossero stati identificati e la loro posizione fosse nota ai militari grazie alle chiamate della Mezzaluna Rossa. O ancora, gli spari che hanno causato lesioni cerebrali a un neonato di dieci giorni, colpito mentre veniva allattato dalla madre in una tenda di Nuseirat. L’inchiesta rileva inoltre che gli attacchi alle strutture sanitarie e ai reparti di maternità in particolare, hanno influito sulla sopravvivenza dei neonati e sul conseguente aumento degli aborti spontanei, sottolineando che ad oggi quasi tutti i bambini della Striscia necessitano di supporto psicologico.

Non solo Gaza?

Il rapporto si concentra su Gaza, ma estende la sua analisi anche alla situazione in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, dove riscontra un netto aumento delle violenze perpetrate dai militari e coloni israeliani contro i bambini palestinesi e documenta casi di tortura, tra cui violenza sessuale e di genere, durante arresti e detenzioni di massa. Secondo gli esperti, “tra il 7 ottobre 2023 e il 20 ottobre 2025, le forze di sicurezza israeliane hanno ucciso 213 bambini palestinesi (206 maschi e sette femmine) in Cisgiordania, inclusa Gerusalemme Est” e la maggior parte di queste uccisioni è avvenuta “nel contesto di operazioni militari a Jenin, Tulkarem, Tubas e Nablus, nonostante l’assenza di ostilità generalizzate”. Le storie riportate di minori – anche bambini molto piccoli – uccisi mentre si trovano in casa o nelle immediate vicinanze della propria abitazione sono decine. Secondo il rapporto, i bambini palestinesi, soprattutto i maschi, sono soggetti a “maltrattamenti sistematici nei centri di detenzione, tra cui denudazioni forzate, percosse e privazione di cibo”. Il rapporto si conclude con una lunga lista di raccomandazioni a tutti gli Stati membri e a coloro che sono coinvolti nei negoziati per il cessate il fuoco, tra cui imporre sanzioni immediate a Israele e ad alti esponenti del suo governo; bloccare la compravendita di armi e il commercio militare; assicurare alla giustizia i funzionari israeliani destinatari di mandati della Corte penale internazionale. È una chiamata diretta anche all’Unione Europea che non riesce a trovare i voti per sospendere il proprio accordo commerciale con Tel Aviv. Un’inazione che non è neutra, come denunciano ex diplomatici e funzionari europei, ma che rischia di trasformarsi in complicità per omissione.

Strage continua?

Le oltre 90 pagine del documento sono basate su ricerche, interviste ad operatori sanitari, avvocati, giornalisti e patologi indipendenti chiamati ad analizzare referti, radiografie, foto e documenti. Mentre il ministero della Salute di Gaza e l’Autorità nazionale palestinese hanno collaborato alla ricostruzione dei fatti, Israele – precisano gli autori – non ha dato seguito alle 13 richieste di informazione o accesso agli atti. Non stupisce perciò che il ministero degli Esteri di Tel Aviv abbia respinto quello che ha definito un rapporto “diffamatorio” basato su “calunnie infondate”. Nella sua replica, Israele ha affermato che il rapporto non menziona il proprio ruolo nel facilitare le vaccinazioni, l’ingresso del personale medico e l’allestimento di ospedali da campo. Il rapporto, tuttavia, attribuisce l’alto numero di minori uccisi e feriti all’impiego sistematico di armi esplosive ad ampio raggio in aree densamente popolate, concludendo che si tratta di “condotta intenzionale” che non si sarebbe arrestata con l’entrata in vigore della tregua formalmente in atto. A otto mesi dalla firma, nell’ottobre 2025, “Israele continua a ignorare il cessate il fuoco e la protezione che il diritto internazionale impone sui bambini palestinesi”, denuncia Srinivasan Muralidhar, presidente della commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, denunciando che “prendendo di mira i bambini, Israele attacca la capacità stessa del popolo palestinese di esistere e di determinare il proprio futuro”.

Il commento

Di Valeria Talbot, Head, Osservatorio MENA ISPI

“A Gaza il cessate il fuoco di fatto non esiste. Da ottobre più di mille palestinesi sono stati uccisi. Di questi, 265 erano bambini. “Questi bambini non sono stati uccisi in una zona di guerra, ma nelle loro case, nelle loro scuole, mentre giocavano a calcio, mentre pescavano. Sono stati colpiti da proiettili, bombe e droni”, riporta l’Unicef. Dal 7 ottobre il bilancio è drammatico: oltre 20.000 minori hanno perso la vita e più di 44.000 sono stati feriti. Un’infanzia distrutta quella dei bambini della Striscia di Gaza, e anche della Cisgiordania, che quotidianamente subiscono violenze, traumi e privazioni. Come se il diritto alla vita in quei territori fosse stato svuotato del proprio valore e il diritto alla sicurezza di Israele potesse prevalere incondizionatamente”.

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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