
“Non è solo una visita diplomatica, è la saldatura di un nuovo ordine mondiale. Mercoledì, l’incontro tra Benjamin Netanyahu e Narendra Modi segna la nascita ufficiale di un asse strategico senza precedenti: Gerusalemme e Nuova Delhi si stringono in un abbraccio che punta a blindare il Medio Oriente contro le minacce dei radicalismi, unendo la tecnologia israeliana alla forza d’urto del gigante indiano.” Netanyahu ha elogiato i crescenti legami tra i due Paesi. “Il legame delle relazioni si è rafforzato e (Modi) verrà qui affinché possiamo rafforzarlo ulteriormente”, ha affermato, citando la cooperazione in ambito economico, diplomatico e di sicurezza.
Modi aveva già visitato Israele come premier nel 2017, prima che Netanyahu si recasse in visita in India l’anno successivo. L’unica scelta di Hezbollah è la “resistenza”, dopo che un attacco israeliano nel Libano orientale ha ucciso ieri otto suoi combattenti. Lo ha detto un alto dirigente politico del movimento integralista islamico filoiraniano e membro del Parlamento libanese, Mahmoud Qamati. “Quanto accaduto ieri nella Beqaa è un nuovo massacro e una nuova aggressione, che supera tutti i precedenti livelli di aggressione contro il Libano”, ha dichiarato Qamati in un discorso trasmesso dalla rete al Manar di Hezbollah durante una protesta a Beirut. “Quale opzione ci resta per difendere noi stessi e il nostro Paese? Quale possibilità abbiamo se non la resistenza? Non abbiamo scelta, ha chiarito. Due giovani sono stati ricoverati in ospedale con ferite da arma da fuoco dopo che dei coloni hanno attaccato il complesso palestinese di Abu Hamam, alla periferia della cittadina di al-Mughayyir, nell’area di Ramallah. Lo ha riferito la Mezzaluna Rossa Palestinese. Una giovane donna del complesso, intervistata dalla rete Quds News Network, affiliata a Hamas, presso l’ospedale di al-Mughayyir, ha raccontato che un colono di nome Moshe le ha sferrato un pugno in faccia, l’ha fatta cadere e l’ha presa a calci, mentre la sua bambina era accanto a lei. Una nave turca con 3.300 tonnellate di aiuti per Gaza è arrivata in Egitto con il 21/o carico dall’inizio della guerra.
La nave è stata accolta al porto di Al Arish dall’ambasciatore turco al Cairo, Salih Mutlu Sen e da rappresentanti della Mezzaluna Rossa turca ed egiziana.
Trasporta circa 175.000 scatoloni di cibo, oltre a prodotti per l’igiene, indumenti, materiali per la costruzione di ripari e altri beni di prima necessità che saranno consegnati nella regione durante il Ramadan. In una breve cerimonia, l’ambasciatore Sen ha ribadito il fermo sostegno della Turchia al popolo palestinese e ha evidenziato che questa spedizione, giunta durante il Ramadan, a meno di un mese dall’arrivo di una nave da 1.400 tonnellate il 25 gennaio, è la più grande mai inviata. Per la prima volta dalla riapertura del valico di Rafah tra Egitto e Gaza, Israele ha aperto il valico sul lato palestinese di sabato, consentendo però solo l’ingresso e l’uscita dei malati e dei feriti. I valichi di Kerem Shalom e Awya, dove avvengono le ispezioni dei camion, sono rimasti chiusi, impedendo la consegna di aiuti umanitari a Gaza per il secondo giorno consecutivo. Lo fa sapere una fonte della sicurezza egiziana. Al valico sono arrivati ieri mattina feriti, malati e disabili palestinesi in arrivo da Gaza, nonché palestinesi in arrivo dal Cairo. I bisognosi di cure sono stati accompagnati dai mezzi e dal personale della Mezzaluna Rossa in vari ospedali egiziani. Si è trattato del quindicesimo gruppo di palestinesi in transito verso l’Egitto dalla riapertura del valico, avvenuta il 2 febbraio scorso. Come sempre, la Mezzaluna Rossa ha assicurato aiuto e conforto alle persone in arrivo, visibilmente sofferenti, incluso supporto psicologico per i bambini e assistenza per il ricongiungimento familiare. Rispettando il digiuno del Ramadan, distribuiscono pasti prima dell’alba e dopo il tramonto, forniscono indumenti caldi e prodotti per l’igiene personale e distribuiscono kit di rimpatrio alle persone che rientrano nella Striscia di Gaza. Clima teso alla cerimonia di chiusura del Festival del Cinema di Berlino. Il Ministro dell’Ambiente tedesco, il socialdemocratico Carsten Schneider, ha abbandonato l’evento ieri sera in segno di protesta contro le dichiarazioni del regista siro-palestinese Abdallah Al-Khatib. Al-Khatib, premiato per la migliore opera prima con il film “Cronache dall’assedio”, ha utilizzato il proprio discorso di ringraziamento per scagliarsi contro il governo tedesco. “La Germania è complice del genocidio a Gaza perpetrato da Israele”, ha affermato il regista, aggiungendo rivolto alla platea: “Credo che siate abbastanza intelligenti da riconoscere questa verità”.
Giuseppe Basilico

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