
“Ma a che cosa mira, in realtà, Israele con il piano per il futuro di Gaza?”
Israele respinge totalmente il piano per il futuro di Gaza approvato dal vertice dei Paesi arabi al Cairo, denunciando come la dichiarazione finale non abbia condannato il massacro del 7 ottobre. Lo riferisce il Times of Israel. “È degno di nota che il feroce attacco terroristico di Hamas non venga menzionato e che non vi sia nemmeno una condanna di questa entità terroristica omicida, nonostante le atrocità documentate”, afferma Israele, plaudendo invece al piano di Donald Trump di trasferire la popolazione palestinese dalla Striscia, e sostenendo che questo offra “un’opportunità per i cittadini di Gaza di scegliere liberamente. Questo deve essere incoraggiato”. Hamas ha accolto con favore la proposta approvata dalla Lega Araba per la ricostruzione di Gaza. Lo ha detto in una nota precisando di sostenere la creazione di un fondo per la ricostruzione e di un comitato per governare la Striscia. Israele respinge la dichiarazione del summit arabo che si e’ tenuto al Cairo per discutere della ricostruzione di Gaza. Il vertice, si legge in una nota del ministero degli Esteri di Tel aviv, non e’ riuscito ad affrontare la realta’ della situazione dopo il massacro di Hamas del 7 ottobre 2023.
I leader arabi hanno chiesto l’unificazione della Palestina sotto l’Olp, (l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina) escludendo Hamas, nella diciarazione finale del vertice sulla ricostruzione di Gaza che si e’ tenuto al Cairo. Il vertice straordinario della Lega araba, a cui hanno partecipato le Nazioni Unite, l’Unione europea e l’Unione africana, ha adottato il piano di ricostruzione della Striscia di Gaza presentato dall’Egitto. Durante il vertice, al-Sisi ha chiesto che il mese prossimo si tenga in Egitto una conferenza internazionale per mobilitare fondi regionali e internazionali volti a finanziare la ricostruzione dell’enclave palestinese. Il presidente palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha annunciato al vertice arabo del Cairo la creazione di un incarico di vicepresidente, nonché un’amnistia destinata ai membri dissidenti del suo partito, Fatah, in vista della loro reintegrazione. Tra questi dissidenti figura, sebbene Abbas non ne abbia menzionato il nome, Mohammad Dahlan, ex uomo forte della Striscia di Gaza prima della presa di potere di Hamas nel 2007. Attualmente in esilio negli Emirati Arabi Uniti, Mohammad Dahlan potrebbe aspirare al nuovo incarico di vicepresidente, richiesto da tempo dai finanziatori internazionali dell’Autorità Palestinese. Ex capo della sicurezza interna di Gaza, Dahlan era vicino agli Stati Uniti e gestiva la cooperazione con Israele sotto gli Accordi di Oslo (1993), ma cadde in disgrazia dopo la sconfitta delle sue forze contro Hamas nel 2007. Espulso da Fatah, nel 2016 è stato condannato in contumacia a tre anni di carcere per corruzione da un tribunale dell’Autorità Palestinese. “L’Egitto è un partner strategico per l’Unione europea. È stato un grande piacere incontrare di persona il presidente al-Sisi a margine del summit della Lega degli Stati Arabi al Cairo. Come ho sottolineato nella nostra discussione, l’Ue apprezza molto il ruolo stabilizzatore dell’Egitto nella regione e la sua leadership nel promuovere il Piano Arabo su Gaza”. Lo scrive su X il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa. “L’Ue è pronta a contribuire a questo importante sforzo. L’Egitto può contare sul nostro sostegno”, aggiunge. Lo Shin Bet, l’agenzia per la sicurezza interna israeliana, ha riconosciuto il suo fallimento nell’impedire l’attacco senza precedenti di Hamas del 7 ottobre 2023, affermando a seguito di un’inchiesta che se avesse agito diversamente avrebbe potuto impedire il “massacro”. “L’indagine rivela che se lo Shin Bet avesse agito diversamente, sia negli anni precedenti l’attacco che nella notte dell’attacco, sia in termini professionali che manageriali, il massacro avrebbe potuto essere impedito”, ha affermato l’agenzia in un riassunto delle conclusioni condivise con i media. L’esercito israeliano ha annunciato che durante “l’operazione antiterrorismo in Cisgiordania” le truppe hanno ucciso tre miliziani palestinesi. Due durante un raid notturno a Jenin, mentre il terzo – un uomo armato che per l’Idf “rappresentava una minaccia immediata” – durante un’ispezione dei locali effettuata dalle truppe israeliane. Il governatore della città a nord della Cisgiordania, Kamal Abu al-Rub, cessate il fuoco in questo momento terminato, in attesa dell’accordo tra Israele e Hamas sulla seconda fase della tregua. Si, è noto che tutte le colpe, oggi vengono attribuite ad Hamas.
Giuseppe Basilico

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