
“Una cosa non allegra, primo ministro Benjamin Netanyahu: malgrado lei avesse detto che la pace era ‘a portata di mano’, e malgrado avesse confermato che l’accordo con Hamas era stato raggiunto, la pace non è avvenuta. La guerra continua come prima e peggio di prima”.
Il generale delle Idf (Forze di Difesa israeliane) David Zini, nominato ieri dal primo ministro Benjamin Netanyahu a capo dello Shin Bet, (l’agenzia di intelligence per gli affari interni dello stato di Israele) ha dichiarato ai colleghi durante una recente consultazione militare di essere sostanzialmente contrario agli accordi sugli ostaggi con Hamas. “Sono contrario agli accordi sugli ostaggi. Questa è una guerra eterna”, ha dichiarato secondo quanto riportato da Channel 12. Il World Food Programme (WFP), il Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite ha dichiarato che quindici camion carichi di scorte alimentari essenziali sono stati saccheggiati la scorsa notte mentre erano diretti ai forni nella Striscia di Gaza. Il WFP ha affermato che la “fame, la privazione e l’ansia riguardo all’arrivo degli aiuti alimentari stanno contribuendo all’aumento dell’insicurezza”. L’organizzazione ha lanciato un appello alle autorità israeliane affinché consentano l’ingresso a Gaza di volumi di aiuti molto maggiori e più rapidamente, in modo più costante e lungo rotte più sicure, come avveniva durante la tregua. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha preso la decisione con effetto immediato di allentare le sanzioni alla Siria. In una dichiarazione, si afferma che la decisione sulla Siria è in linea con l’annuncio del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di revocare le sanzioni imposte a Damasco. L’ambasciatore degli Stati Uniti in Turchia, Tom Barrack, ha annunciato di aver assunto l’incarico di inviato speciale per la Siria, nell’ambito di un nuovo approccio dell’amministrazione Trump che punta a revocare le sanzioni contro il Paese mediorientale. L’organizzazione non governativa ActionAid si dichiara “inorridita nell’apprendere che l’ospedale Al-Awda, nel nord di Gaza, gestito da un’organizzazione partner di ActionAid, è stato nuovamente oggetto di un violento attacco da parte dell’esercito israeliano”. È quanto si legge in una nota. “Nelle ultime 24 ore, il personale ha riferito che colpi di carro armato hanno colpito il reparto di chirurgia dell’ospedale, i serbatoi d’acqua, i serbatoi di carburante e gli edifici destinati all’assistenza ambulatoriale”, continua la nota, “anche un magazzino contenente forniture mediche è stato colpito, provocando un enorme incendio che è stato difficile domare, poiché, secondo quanto riportato, ai vigili del fuoco è stato impedito di raggiungere il sito. “Questi attacchi inaccettabili sono l’ennesimo esempio della sistematica presa di mira da parte dell’esercito israeliano delle strutture sanitarie in tutta la Striscia di Gaza, in palese violazione del diritto umanitario internazionale”, afferma ActionAid, “l’ospedale Al-Awda è l’ultimo ospedale parzialmente funzionante rimasto nel nord di Gaza: se sarà costretto a cessare le attività, le persone affamate e ferite, così come le donne incinte bisognose di cure ostetriche, non avranno più alcun luogo a cui rivolgersi. Il premier spagnolo Pedro Sanchez, nell’incontro avuto ieri con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, presso il Palazzo Presidenziale di Istanbul, ha sostenuto che “la violenza e il blocco sistematico degli aiuti umanitari a Gaza devono cessare”. A questo proposito, riferisce la Moncloa, (è la sede dei primi ministri spagnoli) il leader ha ricordato che la Spagna sta promuovendo una proposta di risoluzione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per chiedere a Israele la fine del blocco e il pieno e libero accesso agli aiuti umanitari. A livello internazionale, entrambi hanno analizzato la situazione in Medio Oriente e, in particolare, il coordinamento degli sforzi per ottenere progressi verso la pace nella regione e l’attuazione della soluzione dei due Stati.
Inizierà domenica l’ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza secondo il nuovo piano Usa. Una società americana riceverà le forniture al valico di Kerem Shalom e introdurrà la merce all’interno della Striscia, fino ai punti di distribuzione, che avverrà in quattro punti. Tre centri di distribuzione saranno aperti nel sud dell’enclave e uno vicino al corridoio di Netzarim, la lingua di terra al confine con l’Egitto. La distribuzione sarà effettuata da aziende internazionali. L’operazione è stata pensata, organizzata e coordinata tra Usa e Israele per evitare che Hamas si impadronisca delle forniture, ostacolando la distribuzione, o saccheggiando i residenti dopo la consegna. Uno scenario che si è già verificato in zone di conflitto. Una fonte della sicurezza ha dichiarato ai media locali che “il nuovo modello è stato ideato per garantire che Hamas non metta le mani sugli aiuti.
Solitario, coraggioso…
Giuseppe Basilico

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