
La diplomazia tra Washington e Teheran vive ore di estrema tensione. Nonostante la consegna di una nuova proposta ufficiale da parte dell’Iran, il Presidente Donald Trump ha gelato le speranze di una rapida risoluzione del conflitto. Parlando ai giornalisti nel prato della Casa Bianca prima di partire per la Florida, il tycoon ha confermato di aver ricevuto il documento ma ha espresso forti riserve: “Vogliono raggiungere un accordo, ma non sono soddisfatto della loro risposta. Chiedono cose che non posso accettare”.
Il piano iraniano è stato consegnato giovedì notte ai mediatori in Pakistan e successivamente inoltrato agli Stati Uniti. Sebbene i dettagli precisi non siano stati resi pubblici, fonti vicine ai negoziati suggeriscono che la proposta includa un impegno al confronto sul programma nucleare in cambio di un allentamento immediato delle sanzioni economiche e del blocco navale nello Stretto di Hormuz.Trump, tuttavia, mantiene una linea dura, citando la frammentazione interna della leadership iraniana come uno dei principali ostacoli alla fiducia reciproca: “Hanno grandi problemi a mettersi d’accordo tra loro, e questo ci mette in una posizione difficile”.
L’insoddisfazione del Presidente arriva in un momento cruciale. Il 1° maggio segna infatti la scadenza dei 60 giorni prevista dal War Powers Act, la legge che imporrebbe al Presidente di ottenere l’autorizzazione del Congresso per proseguire le ostilità militari.In una lettera inviata ai leader del Congresso, Trump ha aggirato l’ostacolo sostenendo che le ostilità iniziate il 28 febbraio 2026 siano da considerarsi ufficialmente “terminate” grazie alla tregua in vigore dal 7 aprile. Una mossa che ha scatenato dure critiche da parte dei democratici, i quali accusano l’amministrazione di voler eludere il controllo parlamentare mentre si valutano nuove opzioni militari.
Mentre i negoziati continuano telefonicamente, Trump non ha escluso il ritorno all’uso della forza se la via diplomatica dovesse fallire. “Le opzioni sono due: o facciamo un accordo o li spazzeremo via”, ha dichiarato, confermando di essere stato istruito dal Pentagono su possibili nuovi piani d’attacco.Sullo sfondo resta un’Europa divisa: il Presidente ha lanciato un nuovo attacco a Italia e Spagna, criticandole per una posizione ritenuta troppo morbida nei confronti delle ambizioni nucleari di Teheran. In questo clima di incertezza, la tregua, seppur fragile, sembra reggere, ma il futuro della stabilità globale resta appeso alla risposta che Washington darà nelle prossime ore alla proposta iraniana.
La partita si gioca ora sul filo del rasoio. Se da un lato la consegna della proposta iraniana dimostra che la pressione economica di Washington sta sortendo l’effetto sperato, dall’altro l’intransigenza di Trump suggerisce che la Casa Bianca non accetterà compromessi al ribasso. Senza un’intesa formale entro i prossimi giorni, il rischio è che la fragile tregua attuale collassi, riportando le navi americane e i droni iraniani a un confronto diretto. La diplomazia ha ancora la parola, ma i motori dei caccia restano accesi.
Giuseppe Basilico

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