• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Iran non è il Vietnam, ma Trump rischia di farlo sembrare tale

Ogni volta che gli Stati Uniti si infilano in una crisi mediorientale torna sempre lo stesso fantasma: il Vietnam. È quasi un riflesso automatico. Guerra lontana, terreno complicato, opinione pubblica nervosa, alleati incerti. Basta poco perché qualcuno inizi a parlare di “nuovo Vietnam americano”. Nel caso dell’Iran questa lettura è però, almeno per ora, estremamente azzardata e fantasiosa. La Repubblica islamica non ha le caratteristiche strategiche che avevano il Vietnam del Nord o, più tardi, l’Afghanistan. Non possiede un’economia industriale in grado di sostenere una guerra lunga, non dispone di una base tecnologica competitiva e combatte con strumenti tipici di una potenza regionale in difficoltà: droni, proxy, operazioni indirette, attacchi dimostrativi.

di Piero Terracina | 15 Marzo 2026

Ogni volta che gli Stati Uniti si infilano in una crisi mediorientale torna sempre lo stesso fantasma: il Vietnam. È quasi un riflesso automatico. Guerra lontana, terreno complicato, opinione pubblica nervosa, alleati incerti. Basta poco perché qualcuno inizi a parlare di “nuovo Vietnam americano”. Nel caso dell’Iran questa lettura è però, almeno per ora, estremamente azzardata e fantasiosa. La Repubblica islamica non ha le caratteristiche strategiche che avevano il Vietnam del Nord o, più tardi, l’Afghanistan. Non possiede un’economia industriale in grado di sostenere una guerra lunga, non dispone di una base tecnologica competitiva e combatte con strumenti tipici di una potenza regionale in difficoltà: droni, proxy, operazioni indirette, attacchi dimostrativi. La capacità di sostenere uno scontro convenzionale prolungato contro una coalizione occidentale semplicemente non esiste. L’Iran può disturbare, destabilizzare, colpire attraverso milizie e guerre ibride, restrizioni del traffico a Hormutz, ma non ha la struttura economica e industriale per reggere uno scontro diretto con gli Stati Uniti. Pensare che Teheran possa “vincere” una guerra con Washington è materialmente impossibile. Il punto vero, però, è un altro. Il rischio di trasformare la crisi in un Vietnam non nasce dalla forza dell’Iran. Nasce dall’errore strategico americano di entrare direttamente in un conflitto che, per natura e storia, non è mai stato il loro. Lo scontro in Medio Oriente è sempre stato prima di tutto uno scontro tra Israele e il sistema ideologico costruito dagli ayatollah. È lì che si trova il centro di gravità della crisi. Non a Washington. Ed è proprio qui che entra in gioco il fattore decisivo: Israele. L’IDF possiede una combinazione di intelligence, tecnologia militare e capacità operativa che in Medio Oriente non ha equivalenti. Operazioni mirate, infiltrazioni nei sistemi di sicurezza iraniani, colpi chirurgici contro infrastrutture sensibili. Negli ultimi anni è diventato evidente che il sistema di sicurezza della Repubblica islamica è penetrabile molto più di quanto Teheran abbia sempre voluto far credere. Israele ha dimostrato più volte di poter colpire obiettivi iraniani senza bisogno di un coinvolgimento diretto americano. In altre parole, lo scontro tra Israele e il regime iraniano è già gestibile all’interno di un equilibrio regionale. Non richiede necessariamente l’intervento massiccio degli Stati Uniti. Ed è qui che il comportamento di Trump diventa problematico. Le sue dichiarazioni trionfalistiche, il linguaggio da vittoria annunciata, le analisi semplificate da campagna elettorale producono un effetto opposto a quello che dovrebbero ottenere. Amplificano il conflitto, distorcono la percezione della realtà e soprattutto personalizzano una crisi geopolitica complessa trasformandola in una prova di forza americana. Si tratta di una narrativa demagogica. Il Medio Oriente non è un teatro dove basta dichiarare una vittoria per averla davvero ottenuta. È una scacchiera fragile, dove ogni intervento diretto degli Stati Uniti finisce per produrre reazioni a catena che spesso sfuggono al controllo. L’Europa lo sa bene. Iraq e Afghanistan hanno lasciato cicatrici profonde nella memoria politica del continente. Anche Kosovo, che pure ebbe un esito diverso, ha mostrato quanto sia complesso intervenire militarmente in scenari dove la dimensione politica e quella etnica si intrecciano. Per questo oggi molti governi europei guardano con estrema cautela a qualsiasi escalation guidata da Washington. Il risultato paradossale è che l’interventismo verbale americano rischia di produrre l’effetto opposto a quello dichiarato: isolare gli Stati Uniti sul piano militare. Non perché l’Iran sia forte. Ma perché molti alleati occidentali non hanno alcuna intenzione di farsi trascinare in una nuova avventura strategica costruita su slogan e visioni messianiche. L’Iran non può vincere una guerra contro l’America. Ma l’America può comunque perdere molto se decide di trasformare una crisi regionale in un teatro globale guidato da retorica e improvvisazione. Ed è esattamente il rischio che oggi si intravede dietro le parole di Trump.

Piero Terracina

Pubblicato in : Editoriale, Esteri, Non sanno quello che dicono

Info Piero Terracina

Mi chiamo Piero Terracina, ho 70 anni, lavoro nel campo delle chitarre dal 1979 e sono un punto di riferimento per molti musicisti.

Ma questa è solo una parte di ciò che sono.

Sono ebreo, panteista, visionario. Non appartengo a nessuna corrente politica, assolutamente apartitico.

Da cinquant’anni studio storia, politica ed economia. Non per mestiere, ma per necessità. Perché capire il mondo non è un passatempo: è un dovere. Scrivo per onestà intellettuale, per rimettere ordine dove il pensiero si è fatto confuso, omologato, pigro.

Non ho mai accettato verità impacchettate né morali a comando.
Credo nella responsabilità personale, nel dubbio, nella tradizione, nella libertà del pensiero critico.
Non appartengo a nessuno. E non scrivo per piacere: scrivo perché tacere, a volte, è peggio che sbagliare.

Da me troverai solo lavori fatti con le mani e idee scolpite con la testa.

Senza slogan. Senza bandiere. Solo ciò che penso. Solo ciò che faccio.

A settembre 2026 ho fondato il sito Volo Radente (www.voloradente.eu) dove pubblico i miei articoli riprodotti anche su Pensalibero.it

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti