• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Iran: la protesta del carovita infiamma lo scontro con Washington

Una nuova ondata di proteste attraversa l’Iran stretto nella morsa della stagnazione e della crisi economica. Per il quinto giorno consecutivo, i manifestanti sono scesi in piazza paralizzando diverse città del paese protestando contro il carovita e scontrandosi con le forze dell’ordine. Secondo un primo bilancio, i disordini avrebbero causato almeno sei morti e centinaia di feriti. I media iraniani riferiscono inoltre di decine di arresti. Pur non avendone raggiunto le dimensioni, si tratta della mobilitazione più significativa verificatasi nella Repubblica islamica dai tempi della rivolta del 2022. Allora ad infiammare le piazze con lo slogan “Donna, vita, libertà” era stata la notizia della morte di Mahsa Jina Amini, una studentessa 22enne accusata di non aver indossato correttamente il velo e deceduta mentre era sotto custodia della polizia. Stavolta, a innescare la scintilla è stato il malessere economico di un Paese martoriato da anni di cattiva gestione governativa, una corruzione endemica e il perdurare delle sanzioni internazionali.

di Alessia De Luca | 3 Gennaio 2026

Una nuova ondata di proteste attraversa l’Iran stretto nella morsa della stagnazione e della crisi economica. Per il quinto giorno consecutivo, i manifestanti sono scesi in piazza paralizzando diverse città del paese protestando contro il carovita e scontrandosi con le forze dell’ordine. Secondo un primo bilancio, i disordini avrebbero causato almeno sei morti e centinaia di feriti. I media iraniani riferiscono inoltre di decine di arresti. Pur non avendone raggiunto le dimensioni, si tratta della mobilitazione più significativa verificatasi nella Repubblica islamica dai tempi della rivolta del 2022. Allora ad infiammare le piazze con lo slogan “Donna, vita, libertà” era stata la notizia della morte di Mahsa Jina Amini, una studentessa 22enne accusata di non aver indossato correttamente il velo e deceduta mentre era sotto custodia della polizia. Stavolta, a innescare la scintilla è stato il malessere economico di un Paese martoriato da anni di cattiva gestione governativa, una corruzione endemica e il perdurare delle sanzioni internazionali. Secondo Le monde, “negli ultimi 9 mesi il prezzo del formaggio è aumentato del 140%, quello del pane sangak – una varietà locale – del 250%, mentre il prezzo del latte è aumentato del 50% in soli due mesi e quello della carne macinata del 20% in un mese”. Con il potere d’acquisto che si dissolve, cresce rapidamente il numero di persone che sentono di non avere più nulla da perdere. E il senso di impotenza e frustrazione della classe media minaccia di innescare una rivolta che, come già accaduto in passato, punta il dito contro il fallimento di un intero sistema.

Botta e risposta con Washington?

La crisi in atto minaccia di assumere anche una dimensione internazionale più ampia dopo che Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti interverranno in “difesa” dei manifestanti se Teheran risponderà con violenza alle proteste. In un post su Truth Social il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato: “Se l’Iran spara e uccide violentemente manifestanti pacifici, come è loro abitudine, gli Stati Uniti d’America verranno in loro soccorso. Siamo armati e pronti a partire”. In risposta alla minaccia di intervento di Trump, Ali Shamkhani, consigliere della guida suprema, ayatollah Ali Khameini, ha avvertito che la sicurezza nazionale dell’Iran è “una linea rossa, non materiale per tweet avventurosi” aggiungendo che “qualsiasi tentativo di intervento che minacci la sicurezza dell’Iran verrà bloccato con una risposta che indurrà al rimpianto”. Le minacce giungono pochi giorni dopo che Trump aveva dichiarato che gli Stati Uniti potrebbero colpire l’Iran qualora emergesse che Teheran sta ricostruendo il suo programma nucleare, aumentando ulteriormente le tensioni tra i due Paesi.

Test per Pezeshkian?

Al centro delle proteste resta tuttavia la crisi economica interna. L’Iran, sottoposto a pesanti sanzioni statunitensi, ha visto negli ultimi anni un drastico peggioramento delle condizioni di vita. Il crollo della valuta nazionale, il rial, e un’inflazione che a dicembre ha superato il 40% hanno eroso salari e risparmi. Questa tendenza si è ulteriormente aggravata dopo la guerra di dodici giorni con Israele dello scorso giugno, alla quale hanno partecipato brevemente anche gli Stati Uniti. Non è un caso infatti che i disordini siano iniziati nel quartiere degli affari di Teheran, simbolo della crisi valutaria, per poi estendersi alle università e ad altre città. Il presidente Masoud Pezeshkian, salito al potere circa diciotto mesi fa promettendo riforme economiche e maggiore attenzione al disagio sociale, si trova ora di fronte a un test cruciale. Riconoscendo le “legittime rivendicazioni” dei manifestanti, il governo ha annunciato alcune misure tampone, tra cui incontri con i leader del mondo imprenditoriale e nominando un nuovo governatore della Banca Centrale nel tentativo di ristabilire una fragile “stabilità economica”.

Il rischio di un detonatore politico?

Accanto ai segnali di apertura, però, le autorità hanno ribadito la linea dura contro quelli che definiscono “gruppi ostili” intenzionati a trasformare le proteste in violenza. La risposta repressiva appare in contrasto con la retorica più conciliatoria dello stesso Pezeshkian, che ha ammesso: “Se le persone non sono contente di noi, la colpa è nostra”. Tuttavia, l’intensificarsi della repressione suggerisce che l’apparato di potere tema una possibile saldatura tra protesta economica e contestazione politica. I video circolati online mostrano infatti slogan sempre più radicali, cori di “morte al dittatore” e persino richiami alla monarchia deposta nel 1979. Negli ultimi giorni il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie ha riaffermato che reagirà con fermezza a qualsiasi “sedizione” o ingerenza straniera. In questa cornice, Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, ha accusato Stati Uniti e Israele di aver avuto un ruolo nelle manifestazioni, avvertendo che un intervento americano porterebbe alla destabilizzazione dell’intera regione e metterebbe a rischio gli interessi e la sicurezza dei soldati statunitensi. Il rischio, per Teheran, è che una crisi nata dal carovita si trasformi in una sfida più ampia alla legittimità del regime, mentre sullo sfondo si riaccende il confronto con Washington e nuove tensioni regionali si addensano all’orizzonte.

Il commento

Di Luigi Toninelli, Junior Research Fellow, Osservatorio MENA, ISPI

“Le proteste in Iran si stanno ampliando, ma restano lontane dall’ampiezza dei movimenti del 2019 e del 2022. I manifestanti faticano a mobilitare ampi strati della popolazione e a esprimere rivendicazioni realmente condivise. Oggi le istanze si articolano su tre filoni principali: la contestazione delle riforme economiche e del deprezzamento della moneta, la richiesta di porre fine alla Repubblica islamica e, in misura minore, il ritorno della monarchia. In questo quadro, appare difficile che l’attuale mobilitazione possa produrre un cambiamento radicale, soprattutto finché gli apparati di sicurezza e lo stato profondo si mostreranno compatti nel difendere il sistema costituito. Nonostante le crescenti difficoltà, Ali Khamenei e l’assetto politico-istituzionale da lui plasmato sembrano ancora saldamente al comando; senza un cambio di passo, le proteste rischiano di ottenere come unico risultato l’indebolimento del fragile governo riformista e mettere ancor più in mostra l’incapacità dell’istituzioni nel far fronte alle molteplici crisi che affliggono il paese”.

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Antonio di Meco su Fermare le macchine per salvare la democrazia
  • Angioletta Massimino su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Angioletta Massimino su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Luca Bagatin su Trump e Putin, l’asse dell’arroganza contro un’Europa che non si piega
  • Luca Bagatin su Spagna e Francia in piazza, l’Italia bipopulista: Europa a rischio sfascio…
  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti